a Peppino Impastato e Santo De Luca
mercoledì 7 ottobre 2009
NO A MAGHI E FATUCCHIERI!
Grande rilancio del ns Gruppo, finalmente stiamo vedendo la luce della "concretezza", al bando maghi e fatucchieri, queste sono le parole dell'uomo che ci sta conducendo. A te caro Dirigente, ciao ciao, anche se è stato bello conoscerti, ricordati che non sempre l'ovvio, sia la cosa più oppurtuna!
martedì 6 ottobre 2009
A Gino Giugni il commosso saluto e ringraziamento della Uilca

E' con profonda commozione e partecipazione che tutta la UILCA ha appreso la scomparsa di Gino Giugni, il cui nome rimarrà per sempre legato allo Statuto dei Lavoratori, di cui è stato autore.
Gino Giugni è stato uno studioso competente, un politico capace ed un riformista appasionato, la cui opera è sempre stata indirizzata a ribadire e valorizzare principi fondamentali, come la dignità dei Lavoratori e la tutela della loro Libertà.
Gino Giugni rimarrà sempre un punto di riferimento di tutti quanti operano per rivendicare e consolidare i diritti dei Lavoratori ed al suo impegno va quindi il riconoscimento di tutte le donne e gli uomini della UILCA, consapevoli della responsabilità di dover ogni giorno essere all'altezza del suo esempio.
DOPO LA TESSERA DEL TIFOSO LA TESSERA DELL'IMPIEGATO
Presso il tornello del Hotel Melià sarà effettuato un rigoroso controllo, chi non fosse provvisto dell'innovativa tessera dell'Impiegato non potrà partecipare all'incontro di comunicazione.
Il programma “tessera dell'impiegato prevede una serie di agevolazioni per gli iscritti che potranno concretizzarsi in vari benefit tra i quali, ad esempio, biglietti premio per viaggi all'estero, varchi di ingresso privilegiati nell'azienda e, non ultimo, l’esclusione da molte limitazioni che oggi riguardano in maniera indifferenziata molte persone.

venerdì 2 ottobre 2009
PENSANO VERAMENTE DI FARCI DIVENTARE COSI'?
giovedì 1 ottobre 2009
ATTENZIONE ANCHE NELLA PENISOLA ITALIANA RISCHIO URANIO IMPOVERITO
Non è visibile ma ti accorgi che c'è ,quando incominci a riscontrare una serie di fastidi fisici e psicologici.
Dietro la preoccupazione per gli eventuali effetti, la cosa,che a molti scaturisce nel percepire la sua presenza, è la rabbia!
Rabbia verso chi usa questo tipo di arma subdola e silenziosa, che colpisce soprattutto i deboli e gli indifesi.
Unitisci al nostro coro per dire Basta!!!Siamo Stufi!
Non riuscirete a farci diventare tristi e rassegnati, allegramente vi diciamo che siamo sempre più incazzati.
Al bando l'uranio impoverito.

Dietro la preoccupazione per gli eventuali effetti, la cosa,che a molti scaturisce nel percepire la sua presenza, è la rabbia!
Rabbia verso chi usa questo tipo di arma subdola e silenziosa, che colpisce soprattutto i deboli e gli indifesi.
Unitisci al nostro coro per dire Basta!!!Siamo Stufi!
Non riuscirete a farci diventare tristi e rassegnati, allegramente vi diciamo che siamo sempre più incazzati.
Al bando l'uranio impoverito.

mercoledì 30 settembre 2009
DAL COMASCO SOLIDARIETA' PER IL NS RINNOVO CONTRATTUALE.
Dalla ridente città comasca, che riflette sul bel Lago del Segrino, è pervenuta la più completa solidarietà a tutti i Colleghi della ns Compagnia, proprio in questo momento di difficile risoluzione del rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale. Grazie ancora ridente comune Lombardo! Comune Lombardo, in provincia di Como, con circa duemilacinquecento abitanti. Il comune é ai confini della Provincia di Lecco.
martedì 29 settembre 2009
martedì 22 settembre 2009
lunedì 7 settembre 2009
La Società Secondo Albert Einstein
RASSEGNA STAMPA
Crisi: la Marcegaglia apre, Epifani si arrende
Si possono definire prove generali di distensione, quelle sperimentate ieri a Cernobbio dal numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, e dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sulla strada di quello che la presidente degli imprenditori italiani ha definito «un progetto Paese».
Prove di distensione sancite da un pranzo a porte chiuse, e accomunate da un duplice e identico «grazie» al capo dello Stato per l’attenzione rivolta all’emergenza lavoro. Lo ha riconosciuto Epifani («Conviene a tutti affrontare la crisi più uniti») e lo ha ribadito la Marcegaglia, pur se con la puntualizzazione, rispetto all’allarme lanciato da Napolitano, che «ci aspetta un autunno certamente difficile, ma non credo drammatico. Certo, ci saranno probabilmente nuove perdite di lavoro a causa di nuove ristrutturazioni aziendali, ma non prevedo catastrofi».
Un cauto ottimismo motivato dalla Marcegaglia con l’anticipazione di uno studio realizzato dal Boston Consulting Group da cui emerge che sotto il profilo della resistenza occupazionale l’Italia è il Paese che ha retto meglio a questa crisi. Realtà confermata del resto dal pur preoccupante 7,2% di disoccupazione media nazionale, da confrontare però con il 9,5% medio europeo e con l’allarmante 9,7% degli Stati Uniti.
La capofila degli industriali, riconoscendo come premessa alla Cgil il ruolo di «grande sindacato», ha auspicato «che in un momento di crisi difficile come questo occorre far prevalere le cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono». Detto questo, ha però poi fissato in modo chiaro i paletti ai quali i suoi associati non possono rinunciare. Così un applauso scrosciante si è levato dalla platea di Cernobbio al suo fermo «no» all’ipotesi di cogestione, da lei definita «non in linea con la struttura italiana», nonché un’esperienza «dalla quale si sta tornando indietro anche là dove era stata tentata».
Quanto invece alla possibilità di sperimentare la partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali, la capofila degli industriali si è detta d’accordo a patto che «venga lasciata all’autonomia delle parti sociali, senza essere cioè una costrizione. Esiste del resto il secondo livello di contrattazione, quello aziendale - ha ricordato - nell’ambito del quale ogni impresa può prendere le proprie decisioni circa la partecipazione agli utili».
Al governo, al quale ha riconosciuto di aver messo a disposizione «soldi veri» per gli ammortizzatori sociali, Marcegaglia chiede però uno sforzo ulteriore se il problema del lavoro si dovesse aggravare, nonchè tempi brevi per l’avvio delle iniziative già decise, come per esempio i cantieri delle grandi opere. Mentre riguardo alle banche ha detto che «ora bisogna monitorare che esse diano risposte concrete alle imprese che chiedono la moratoria dei crediti».Il presidente di Confindustria ha infine auspicato l’avvio di fondi settoriali per capitalizzare le imprese sulla falsariga di quanto già fatto negli anni Settanta.
Si possono definire prove generali di distensione, quelle sperimentate ieri a Cernobbio dal numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, e dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sulla strada di quello che la presidente degli imprenditori italiani ha definito «un progetto Paese».
Prove di distensione sancite da un pranzo a porte chiuse, e accomunate da un duplice e identico «grazie» al capo dello Stato per l’attenzione rivolta all’emergenza lavoro. Lo ha riconosciuto Epifani («Conviene a tutti affrontare la crisi più uniti») e lo ha ribadito la Marcegaglia, pur se con la puntualizzazione, rispetto all’allarme lanciato da Napolitano, che «ci aspetta un autunno certamente difficile, ma non credo drammatico. Certo, ci saranno probabilmente nuove perdite di lavoro a causa di nuove ristrutturazioni aziendali, ma non prevedo catastrofi».
Un cauto ottimismo motivato dalla Marcegaglia con l’anticipazione di uno studio realizzato dal Boston Consulting Group da cui emerge che sotto il profilo della resistenza occupazionale l’Italia è il Paese che ha retto meglio a questa crisi. Realtà confermata del resto dal pur preoccupante 7,2% di disoccupazione media nazionale, da confrontare però con il 9,5% medio europeo e con l’allarmante 9,7% degli Stati Uniti.
La capofila degli industriali, riconoscendo come premessa alla Cgil il ruolo di «grande sindacato», ha auspicato «che in un momento di crisi difficile come questo occorre far prevalere le cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono». Detto questo, ha però poi fissato in modo chiaro i paletti ai quali i suoi associati non possono rinunciare. Così un applauso scrosciante si è levato dalla platea di Cernobbio al suo fermo «no» all’ipotesi di cogestione, da lei definita «non in linea con la struttura italiana», nonché un’esperienza «dalla quale si sta tornando indietro anche là dove era stata tentata».
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A CHI TOCCA NON S'INGRUGNI...
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