a Peppino Impastato e Santo De Luca
mercoledì 15 ottobre 2008
venerdì 10 ottobre 2008
Scuola, in piazza contro la Gelmini: “Il 30 ottobre sciopero generale”

Lo sciopero generale contro la riforma scolastica del ministro gelmini si farà. Il 30 ottobre. La decisione è giunta durante l’incontro, terminato nella notte, tra i segretari generali dei sindacati della scuola firmatari dei contratti - , Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda - che assieme rappresentano il 90 per cento degli iscritti al comparto scuola: pari a oltre mezzo milione di lavoratori. Mentre la data della mobilitazione è emersa dopo il tentativo di conciliazione al ministero.Il tentativo di conciliazione è un passaggio inevitabile nelle procedure previste dalla legge per la proclamazione dello sciopero.A fine mese, dunque: cendere in piazza prima sarebbe pressoché impossibile sia per i tempi tecnici sia anche perché a metà mese, il 17 ottobre, è già previsto sciopero dei Cobas.Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda hanno infatti fatto sapere di aver “registrato, in sede di tentativo di conciliazione, una risposta negativa rispetto alle loro rivendicazioni” e per questo hanno quindi deciso di “promuovere una forte mobilitazione di tutto il personale della scuola che comprende lo sciopero generale nazionale per l’intera giornata di giovedì 30 ottobre”.Sono diverse le motivazioni che hanno portato le organizzazioni sindacali allo sciopero: prima di tutto c’è il dl 137 (il piano Gelmini, per intendersi), in via di approvazione definitiva alla Camerae dalla prossima settimana all’esame del Senato, che ripristina il cosiddetto maestro unico riportando l’orario di base della scuola primaria a 24 ore. I sindacati chiedono poi un confronto aperto con il governo per decidere quali misure adottare per ridurre gli sprechi: sinora, invece, lamentano i rappresentanti dei lavoratori, le decisioni (contenute soprattuto nell’articolo 64 della finanziaria approvata ad inizio agosto) sono state prese dall’esecutivo unilateralmente attraverso decreti legge e il ricorso alla fiducia in aula.La mobilitazione servirà anche a rivendicare il rinnovo del contratto scuola scaduto da nove mesi: sempre secondo i sindacati le buste paga del personale scolastico negli ultimi anni si sono infatti attestate ben al di sotto del tasso d’inflazione scivolando nelle ultime posizioni stipendiali dell’Ue.
Fallisce il rimbalzo delle Borse Wall Street in caduta libera
preoccupazione dell'Fmi: "Il mondo è sull'orlo della recessione"Unicredit si riscatta dopo i giorni duri: +9,2. Male le utility.
MILANO - In mattinata Piazza Affari ha tentato di festeggiare il piano salvabanche approvato ieri sera dal governo, ma poi a metà seduta il peggioramento di Wall Street ha avuto la meglio sull'umore degli investitori. E così alla fine della giornata Milano si consola perché tra tutte le Borse è quella che ha perso meno, anche se da inizio anno resta di 10 punti indietro rispetto a Londra, di 9 su Madrid, di 4 su Parigi e di 3 su Francoforte. E ad aggiungere benzina sul fuoco c'è il crollo serale di Wall Strett che chiude a -7,33%. Il Nasdaq arretra dello 5,47% a 1.645,12 punti, mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 7,62%% a 909,92 punti. Un nuovo preoccupante tracollo. Intanto il direttore del Fondo Monetario Internazionale si è detto preoccupato per i crescenti segnali di una recessione globale. "Bisogna agire rapidamente e in modo coordinato specialmente in Europa, il mondo è sull'orlo della recessione" ha commentato Dominique Strauss-Kahn. "So bene quanto sia difficile farlo e raggiungere decisioni comuni, ma tutte le azioni individuali vanno evitate se non condannate". In Italia Silvio Berlusconi ha ribadito che nessuna banca corre il rischio di essere nazionalizzata così come è avvenuto in altri paesi europei. "Non siamo nel '29 - ha ricordato il premier - non vendete le vostre azioni perché molte aziende italiane fanno profitti e i valori di Borsa non corrispondono al valore reale di quelle aziende". Anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha ricordato che la struttura dei conti pubblici "è stata messa in sicurezza e per tempo", confermando l'impegno a rispettare il Patto di stabilità. E un nuovo richiamo in questo senso è arrivato dalla Bce che, nel suo bollettino mensile, ha invitato tutti i governi, nell'attuale situazione d'incertezza, a rispettare con rinnovato vigore gli obiettivi di bilancio.
Intanto l'Opec ha convocato una riunione straordinaria per il prossimo 18 novembre, quando i paesi del cartello sul greggio dovranno decidere che fare sulla produzione stante il rallentamento delle economie mondiali. Anche oggi, infatti, le quotazioni del petrolio sono scese nuovamente a 88 dollari al barile. Per il mercato delle valute, invece è stata una seduta incolore, e il cambio tra euro e dollaro è rimasto stabile a 1,36. Tornando ai mercati azionari, Madrid è crollata del 3,8%, Francoforte del 3,7%, Parigi del 2,7%, mentre Milano ha limitato il calo al di sotto del 2%. E nel dettaglio di Piazza Affari il Mibtel ha perso l'1,63% a 16.519 punti e l'S&P/Mib l'1,81% a 21.871 punti. Sull'indice delle 40 aziende più importanti d'Italia hanno pesato le discese di bancari e utility. Dopo essere state sospese anche per eccesso di ribasso, Popolare di Milano ha perso l'8,8% e Intesa il 7,8%, mentre Unicredit che è reduce da una settimana di passione ha recuperato il 9,2%. Tra le utility, Enel, Terna e Snam hanno collezionato perdite comprese tra l'8 e il 4%. In controtendenza, alcune delle azioni più colpite nei giorni scorsi, come L'Espresso (più 3,3%), Impregilo (più 3,4%) e Italcementi (più 7,4%), hanno recuperato terreno.
MILANO - In mattinata Piazza Affari ha tentato di festeggiare il piano salvabanche approvato ieri sera dal governo, ma poi a metà seduta il peggioramento di Wall Street ha avuto la meglio sull'umore degli investitori. E così alla fine della giornata Milano si consola perché tra tutte le Borse è quella che ha perso meno, anche se da inizio anno resta di 10 punti indietro rispetto a Londra, di 9 su Madrid, di 4 su Parigi e di 3 su Francoforte. E ad aggiungere benzina sul fuoco c'è il crollo serale di Wall Strett che chiude a -7,33%. Il Nasdaq arretra dello 5,47% a 1.645,12 punti, mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 7,62%% a 909,92 punti. Un nuovo preoccupante tracollo. Intanto il direttore del Fondo Monetario Internazionale si è detto preoccupato per i crescenti segnali di una recessione globale. "Bisogna agire rapidamente e in modo coordinato specialmente in Europa, il mondo è sull'orlo della recessione" ha commentato Dominique Strauss-Kahn. "So bene quanto sia difficile farlo e raggiungere decisioni comuni, ma tutte le azioni individuali vanno evitate se non condannate". In Italia Silvio Berlusconi ha ribadito che nessuna banca corre il rischio di essere nazionalizzata così come è avvenuto in altri paesi europei. "Non siamo nel '29 - ha ricordato il premier - non vendete le vostre azioni perché molte aziende italiane fanno profitti e i valori di Borsa non corrispondono al valore reale di quelle aziende". Anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha ricordato che la struttura dei conti pubblici "è stata messa in sicurezza e per tempo", confermando l'impegno a rispettare il Patto di stabilità. E un nuovo richiamo in questo senso è arrivato dalla Bce che, nel suo bollettino mensile, ha invitato tutti i governi, nell'attuale situazione d'incertezza, a rispettare con rinnovato vigore gli obiettivi di bilancio.
Intanto l'Opec ha convocato una riunione straordinaria per il prossimo 18 novembre, quando i paesi del cartello sul greggio dovranno decidere che fare sulla produzione stante il rallentamento delle economie mondiali. Anche oggi, infatti, le quotazioni del petrolio sono scese nuovamente a 88 dollari al barile. Per il mercato delle valute, invece è stata una seduta incolore, e il cambio tra euro e dollaro è rimasto stabile a 1,36. Tornando ai mercati azionari, Madrid è crollata del 3,8%, Francoforte del 3,7%, Parigi del 2,7%, mentre Milano ha limitato il calo al di sotto del 2%. E nel dettaglio di Piazza Affari il Mibtel ha perso l'1,63% a 16.519 punti e l'S&P/Mib l'1,81% a 21.871 punti. Sull'indice delle 40 aziende più importanti d'Italia hanno pesato le discese di bancari e utility. Dopo essere state sospese anche per eccesso di ribasso, Popolare di Milano ha perso l'8,8% e Intesa il 7,8%, mentre Unicredit che è reduce da una settimana di passione ha recuperato il 9,2%. Tra le utility, Enel, Terna e Snam hanno collezionato perdite comprese tra l'8 e il 4%. In controtendenza, alcune delle azioni più colpite nei giorni scorsi, come L'Espresso (più 3,3%), Impregilo (più 3,4%) e Italcementi (più 7,4%), hanno recuperato terreno.
giovedì 9 ottobre 2008
Un ricordo per le vittime del Vajont a 45 anni da quel tragico giorno.
Fu un evento drammatico, che commosse il mondo intero per la sua singolarità e l'ampiezza delle conseguenze. Avvenne il 9 ottobre 1963: una frana di notevoli proporzioni (circa 260 milioni di metri cubi di materiale) staccatasi dal monte Toc precipitò nel bacino artificiale del Vajont (un lago creato dalla più alta diga del mondo - 267 m). Il materiale caduto (a una velocità di circa 95 km all'ora dal versante meridionale nel lago), riempì l'invaso per una lunghezza di 1,8 km e un'altezza di 152 m al di sopra del livello idrico. Il violento impatto provocò un'ondata di oltre 200 metri che, dopo avere lambito gli abitati di Erto, Casso e S.Martino posti a monte, si abbattè sulla diga asportandone la parte superiore; quindi si incanalò nella profonda gola del Vajont, raggiungendo la sottostante valle del Piave e cancellando in pochi minuti il grosso centro di Longarone e altri abitati minori. La catastrofe, provocò circa 2 mila morti. Fu aperta un'inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale (ditte Sade-Montedison-Enel), per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi. Motivazioni principali: sono stati commessi tre fondamentali errori umani che hanno portato alla strage: l'aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l'aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l'allarme la sera del 9 ottobre per attivare l'evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione. La zona in cui si è verificato l'evento catastrofico continua a parlare alla coscienza di quanti la visitano attraverso la lezione, quanto mai attuale, che da esso si può apprendere.
SLA
Un riconoscimento umano a tutti i malati di questa terribile malattia, e il sotegno a tutti i parenti di queste persone che vedono spegnere inetavilmente la vita dei propri cari.
Un ricordo alla mamma di un collega, anche lei colpita da questa inesorabile malattia.
Un ricordo alla mamma di un collega, anche lei colpita da questa inesorabile malattia.
Diventa amico / socio
Sostieni Aisla Onlus e i suoi progetti contribuendo con una libera donazione o diventando socio.E' possibile diventare Soci e versare contributi volontari a favore dell'AISLA - ONLUS presso:BANCA FIDEURAM S.P.A.Codice IBAN: IT 47 W 03296 01601 000064233549 oppure:BANCA POPOLARE DI NOVARACodice IBAN: IT 44 Q 05608 10100 000000001065 oppure:CONTO CORRENTE POSTALEN. 17464280 intestato ad: A.I.S.L.A. Onlus
Sostieni Aisla Onlus e i suoi progetti contribuendo con una libera donazione o diventando socio.E' possibile diventare Soci e versare contributi volontari a favore dell'AISLA - ONLUS presso:BANCA FIDEURAM S.P.A.Codice IBAN: IT 47 W 03296 01601 000064233549 oppure:BANCA POPOLARE DI NOVARACodice IBAN: IT 44 Q 05608 10100 000000001065 oppure:CONTO CORRENTE POSTALEN. 17464280 intestato ad: A.I.S.L.A. Onlus
Stefano Borgonovo 44 anni
Capire la Sla in 10 domande
La malattia degenerativa colpisce ogni anno 6 persone ogni 100.000, ma nel calcio i casi sono sproporzionati: 40 su 30.000 giocatori monitorati dagli anni Cinquanta a oggi
Che cosa è la Sla? La Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) è una malattia degenerativa del sistema nervoso e colpisce i motoneuroni, che danno impulsi ai muscoli. I muscoli non recepiscono più i comandi e diventano atrofici, si spengono. Mani, gambe e braccia non rispondono alle sollecitazioni, si arriva alla paralisi del corpo. Vengono attaccati i muscoli di respirazione e deglutizione, così si procede alla tracheotomia – incisione della trachea per via chirurgica, per consentire al paziente di respirare - e all’alimentazione tramite sondino. La Sla risparmia la mente e le funzioni sensoriali, sessuali, intestinali e vescicali. La morte in genere arriva per blocco della respirazione o per una superinfezione bronchiale. In media si sopravvive dai tre ai cinque anni, ma ci sono pazienti che resistono per dieci anni e più.
Perché la Sla è nota anche come morbo di Gehrig? In Europa, fino a pochi decenni fa, si chiamava malattia di Charcot, dal cognome del neurologo francese che per primo la descrisse verso la fine dell’Ottocento. Negli Stati Uniti, però, a partire dagli anni Quaranta cominciarono a definirla a morbo di Gehrig, in onore di Lou Gehrig, il campione americano di baseball, ucciso dalla Sla all’età di 38 anni nel 1941. Fuoriclasse dei New York Yankees, Gehrig era soprannominato il Cavallo di Ferro. Stabilì un impressionante record di partite giocate consecutivamente (2.130). Sulla sua vita nel 1941 venne girato un film, "L’idolo delle folle", interpretato da Gary Cooper. A proposito, in Inghilterra la Sla è stata per qualche tempo identificata come la malattia di David Niven, attore inglese, premio Oscar nel 1958 e morto in Svizzera nel 1983. Oggi un altro inglese, il fisico Steve Hawking, famoso per gli studi sui buchi neri, combatte ogni giorno contro la Sla.
Quali sono i sintomi? Di solito si inciampa senza un motivo apparente o si fatica a usare un braccio o una mano. Nella sua forma più grave, quella bulbare, la Sla colpisce la funzione della parola. Si comincia a parlare in modo sconnesso, si saltano lettere. E si possono avere problemi di deglutizione. In ogni caso questo è un morbo difficile da diagnosticare. Al momento non esiste un test che possa confermare senza dubbio il male. L’elettromiografia (EMG) e la velocità di conduzione nervosa (VCN) sono di solito gli esami più indicati
Esiste una cura? No, la malattia è irreversibile. L’unico farmaco prescritto è il Rilutek, palliativo a base di riluzolo che rallenta, ma non arresta, il decorso (e le controindicazioni sono tante). Sono state fatte sperimentazioni con le cellule staminali. Il professor Francesco Fornai, dell’Università di Pisa, e la sua equipe stanno lavorando sul litio, che come farmaco è usato da molti anni in psichiatria. Il professor Fornai ha somministrato sali di litio a 16 ammalati di morbo di Gehrig, con speranza di vita limitata a un anno, e tutti sono sopravvissuti oltre i 16 mesi. Si guarda con fiducia agli Stati Uniti, dove la ricerca è stata finanziata con milioni di dollari. In generale sarebbe importante che le grosse case farmaceutiche si decidessero a investire con decisione nella ricerca.
Quanti sono i malati? Difficile essere precisi. Le statistiche dicono che ogni anno si registrano sei casi ogni centomila persone. Ecco perché spaventa il numero di malati accertati nel calcio italiano, oltre 40 su 30.000 giocatori monitorati dagli anni Cinquanta a oggi. La sproporzione è netta. A Torino il magistrato Raffaele Guariniello indaga da anni sulle morti sospette nel calcio. Sono stati Guariniello e i suoi ispettori e periti a censire gli oltre 40 ammalati di Sla nel football (ex giocatori professionisti e non). La lista completa non si conosce ancora.
Quali sono stati i calciatori più noti colpiti dalla Sla? Su tutti Gianluca Signorini, ex difensore di Parma, Roma e Genoa, morto nel 2002 a 42 anni. Poi diversi professionisti, dagli anni Cinquanta in su: Armando Segato (Fiorentina), Ernst Ocwirk, Tito Cucchiaroni e Guido Vincenzi (Samp), Giorgio Rognoni (Milan, Foggia e Cesena), Adriano Lombardi (Como, Avellino), Fabrizio Dipietropaolo (Roma, Parma), Fabrizio Falco (Salernitana, Novara, Taranto), Albano Canazza (Como), Narciso Soldan (Milan, Inter, Torino), Sauro Fracassa (Genoa, Lecco), Attilio Tassi (Cremonese), Otello Milan (Vicenza), Rino Gritti (Lazio, Lecco, Ternana), Lauro Minghelli (Torino), Ubaldo Nanni (Pisa). È morto di Sla anche Fulvio Bernardini, ex c.t. della Nazionale negli anni Settanta. Al momento sono sei gli ex calciatori ammalati: Stefano Borgonovo (Como, Milan, Fiorentina, Udinese), Piergiorgio Corno (Como) e Maurizio Vasino (Novara), Franco Tafuni (Matera) più due centrocampisti degli anni Ottanta dei quali non si sanno le generalità (chiesto il rispetto della privacy). In Gran Bretagna nel 2006 se ne è andato per Sla anche lo scozzese Jimmy Johnstone, ex del Celtic, l’ala destra che fece ammattire Facchetti nella finale di coppa dei Campioni 1967 (Celtic-Inter 2-1 a Lisbona).
Perché nel calcio il male è così diffuso? Al momento è impossibile rispondere con precisione, in Italia ci sono due ricercatori (Mora e Chiò) che lavorano proprio su questo versante. Quel che si sa sulla "connection" Sla/calcio lo dobbiamo a loro. Diciamo che allo stato attuale degli studi la Sla si può considerare una malattia determinata da predisposizione genetica e da un concorso di fattori (o mix di concause). Nel caso del calcio gli elementi che possono contribuire più di altri ad accendere la malattia sono questi: ripetuti traumi alle gambe e al capo; eccessi di fatica, specie in allenamento; abuso di antinfiammatori; il venire a contatto con pesticidi e diserbanti usati per mantenere l’erba dei campi.
Pesticidi e diserbanti? Sembra strano, ma è così. Del resto la Sla è presente tra i golfisti e nel football americano, come dimostrano ricerche statunitensi, e di recente il professor Adriano Chiò ha dichiarato alla Gazzetta: "In Italia la comunità più colpita è quella dei calciatori. A seguire gli agricoltori, attaccati il doppio rispetto alla media". Come è noto, in agricoltura si usano pesticidi e fertilizzanti. Mora e Chiò hanno avviato anche un’indagine sul rugby: purtroppo hanno già individuato un caso e comunque dall’estero arrivano notizie di ammalati anche nel mondo della palla ovale.
E il doping? Ahia, si tocca un tasto che fa infuriare gli appassionati di ciclismo. Mora e Chiò hanno fatto un ragionamento basico ("Se c’entra il doping, nel ciclismo dovremmo trovare tanti casi di Sla") e hanno avviato un’indagine. Sono state analizzate le cartelle cliniche di 1500 ciclisti e non si è trovato un ammalato (meno male). Dal mondo del ciclismo obiettano che le sostanze dopanti variano da sport a sport (vero) e che anche nel calcio esiste il doping (vero, mai affermato il contrario). Non è esatto, però, sostenere che calcio e ciclismo non abbiano sostanze dopanti in comune. Si pensi per esempio all’Epo, di cui nel calcio degli anni Novanta si è fatto uso per alzare le soglie della fatica, o alla corteccia surrenale, in voga nel calcio e nel ciclismo di trent’anni fa, periodo in cui giocavano diversi calciatori colpiti poi dalla Sla.
Allora il doping non può essere escluso con certezza dalla lista delle concause della Sla. No, non al cento per cento. Nel 2005 il professor Angelo Poletti dell’Università di Milano individuò un possibile punto di contatto tra anabolizzanti e Sla. Il parallelo col ciclismo induce però a ritenere che in tema di Sla il doping non sia una concausa primaria come i continui traumi a gambe e testa, l’abuso di antinfiammatori e il venire a contatto con i pesticidi, elementi che nel mondo della bici sono presenti in misura ridotta o assenti (pesticidi) rispetto al calcio.
La malattia degenerativa colpisce ogni anno 6 persone ogni 100.000, ma nel calcio i casi sono sproporzionati: 40 su 30.000 giocatori monitorati dagli anni Cinquanta a oggi
Che cosa è la Sla? La Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) è una malattia degenerativa del sistema nervoso e colpisce i motoneuroni, che danno impulsi ai muscoli. I muscoli non recepiscono più i comandi e diventano atrofici, si spengono. Mani, gambe e braccia non rispondono alle sollecitazioni, si arriva alla paralisi del corpo. Vengono attaccati i muscoli di respirazione e deglutizione, così si procede alla tracheotomia – incisione della trachea per via chirurgica, per consentire al paziente di respirare - e all’alimentazione tramite sondino. La Sla risparmia la mente e le funzioni sensoriali, sessuali, intestinali e vescicali. La morte in genere arriva per blocco della respirazione o per una superinfezione bronchiale. In media si sopravvive dai tre ai cinque anni, ma ci sono pazienti che resistono per dieci anni e più.
Perché la Sla è nota anche come morbo di Gehrig? In Europa, fino a pochi decenni fa, si chiamava malattia di Charcot, dal cognome del neurologo francese che per primo la descrisse verso la fine dell’Ottocento. Negli Stati Uniti, però, a partire dagli anni Quaranta cominciarono a definirla a morbo di Gehrig, in onore di Lou Gehrig, il campione americano di baseball, ucciso dalla Sla all’età di 38 anni nel 1941. Fuoriclasse dei New York Yankees, Gehrig era soprannominato il Cavallo di Ferro. Stabilì un impressionante record di partite giocate consecutivamente (2.130). Sulla sua vita nel 1941 venne girato un film, "L’idolo delle folle", interpretato da Gary Cooper. A proposito, in Inghilterra la Sla è stata per qualche tempo identificata come la malattia di David Niven, attore inglese, premio Oscar nel 1958 e morto in Svizzera nel 1983. Oggi un altro inglese, il fisico Steve Hawking, famoso per gli studi sui buchi neri, combatte ogni giorno contro la Sla.
Quali sono i sintomi? Di solito si inciampa senza un motivo apparente o si fatica a usare un braccio o una mano. Nella sua forma più grave, quella bulbare, la Sla colpisce la funzione della parola. Si comincia a parlare in modo sconnesso, si saltano lettere. E si possono avere problemi di deglutizione. In ogni caso questo è un morbo difficile da diagnosticare. Al momento non esiste un test che possa confermare senza dubbio il male. L’elettromiografia (EMG) e la velocità di conduzione nervosa (VCN) sono di solito gli esami più indicati
Esiste una cura? No, la malattia è irreversibile. L’unico farmaco prescritto è il Rilutek, palliativo a base di riluzolo che rallenta, ma non arresta, il decorso (e le controindicazioni sono tante). Sono state fatte sperimentazioni con le cellule staminali. Il professor Francesco Fornai, dell’Università di Pisa, e la sua equipe stanno lavorando sul litio, che come farmaco è usato da molti anni in psichiatria. Il professor Fornai ha somministrato sali di litio a 16 ammalati di morbo di Gehrig, con speranza di vita limitata a un anno, e tutti sono sopravvissuti oltre i 16 mesi. Si guarda con fiducia agli Stati Uniti, dove la ricerca è stata finanziata con milioni di dollari. In generale sarebbe importante che le grosse case farmaceutiche si decidessero a investire con decisione nella ricerca.
Quanti sono i malati? Difficile essere precisi. Le statistiche dicono che ogni anno si registrano sei casi ogni centomila persone. Ecco perché spaventa il numero di malati accertati nel calcio italiano, oltre 40 su 30.000 giocatori monitorati dagli anni Cinquanta a oggi. La sproporzione è netta. A Torino il magistrato Raffaele Guariniello indaga da anni sulle morti sospette nel calcio. Sono stati Guariniello e i suoi ispettori e periti a censire gli oltre 40 ammalati di Sla nel football (ex giocatori professionisti e non). La lista completa non si conosce ancora.
Quali sono stati i calciatori più noti colpiti dalla Sla? Su tutti Gianluca Signorini, ex difensore di Parma, Roma e Genoa, morto nel 2002 a 42 anni. Poi diversi professionisti, dagli anni Cinquanta in su: Armando Segato (Fiorentina), Ernst Ocwirk, Tito Cucchiaroni e Guido Vincenzi (Samp), Giorgio Rognoni (Milan, Foggia e Cesena), Adriano Lombardi (Como, Avellino), Fabrizio Dipietropaolo (Roma, Parma), Fabrizio Falco (Salernitana, Novara, Taranto), Albano Canazza (Como), Narciso Soldan (Milan, Inter, Torino), Sauro Fracassa (Genoa, Lecco), Attilio Tassi (Cremonese), Otello Milan (Vicenza), Rino Gritti (Lazio, Lecco, Ternana), Lauro Minghelli (Torino), Ubaldo Nanni (Pisa). È morto di Sla anche Fulvio Bernardini, ex c.t. della Nazionale negli anni Settanta. Al momento sono sei gli ex calciatori ammalati: Stefano Borgonovo (Como, Milan, Fiorentina, Udinese), Piergiorgio Corno (Como) e Maurizio Vasino (Novara), Franco Tafuni (Matera) più due centrocampisti degli anni Ottanta dei quali non si sanno le generalità (chiesto il rispetto della privacy). In Gran Bretagna nel 2006 se ne è andato per Sla anche lo scozzese Jimmy Johnstone, ex del Celtic, l’ala destra che fece ammattire Facchetti nella finale di coppa dei Campioni 1967 (Celtic-Inter 2-1 a Lisbona).
Perché nel calcio il male è così diffuso? Al momento è impossibile rispondere con precisione, in Italia ci sono due ricercatori (Mora e Chiò) che lavorano proprio su questo versante. Quel che si sa sulla "connection" Sla/calcio lo dobbiamo a loro. Diciamo che allo stato attuale degli studi la Sla si può considerare una malattia determinata da predisposizione genetica e da un concorso di fattori (o mix di concause). Nel caso del calcio gli elementi che possono contribuire più di altri ad accendere la malattia sono questi: ripetuti traumi alle gambe e al capo; eccessi di fatica, specie in allenamento; abuso di antinfiammatori; il venire a contatto con pesticidi e diserbanti usati per mantenere l’erba dei campi.
Pesticidi e diserbanti? Sembra strano, ma è così. Del resto la Sla è presente tra i golfisti e nel football americano, come dimostrano ricerche statunitensi, e di recente il professor Adriano Chiò ha dichiarato alla Gazzetta: "In Italia la comunità più colpita è quella dei calciatori. A seguire gli agricoltori, attaccati il doppio rispetto alla media". Come è noto, in agricoltura si usano pesticidi e fertilizzanti. Mora e Chiò hanno avviato anche un’indagine sul rugby: purtroppo hanno già individuato un caso e comunque dall’estero arrivano notizie di ammalati anche nel mondo della palla ovale.
E il doping? Ahia, si tocca un tasto che fa infuriare gli appassionati di ciclismo. Mora e Chiò hanno fatto un ragionamento basico ("Se c’entra il doping, nel ciclismo dovremmo trovare tanti casi di Sla") e hanno avviato un’indagine. Sono state analizzate le cartelle cliniche di 1500 ciclisti e non si è trovato un ammalato (meno male). Dal mondo del ciclismo obiettano che le sostanze dopanti variano da sport a sport (vero) e che anche nel calcio esiste il doping (vero, mai affermato il contrario). Non è esatto, però, sostenere che calcio e ciclismo non abbiano sostanze dopanti in comune. Si pensi per esempio all’Epo, di cui nel calcio degli anni Novanta si è fatto uso per alzare le soglie della fatica, o alla corteccia surrenale, in voga nel calcio e nel ciclismo di trent’anni fa, periodo in cui giocavano diversi calciatori colpiti poi dalla Sla.
Allora il doping non può essere escluso con certezza dalla lista delle concause della Sla. No, non al cento per cento. Nel 2005 il professor Angelo Poletti dell’Università di Milano individuò un possibile punto di contatto tra anabolizzanti e Sla. Il parallelo col ciclismo induce però a ritenere che in tema di Sla il doping non sia una concausa primaria come i continui traumi a gambe e testa, l’abuso di antinfiammatori e il venire a contatto con i pesticidi, elementi che nel mondo della bici sono presenti in misura ridotta o assenti (pesticidi) rispetto al calcio.
mercoledì 8 ottobre 2008
ABBIAMO ASSISTITO ALLA SOLITA PANTOMIMA
Milano, 6 e 7 ottobre presso l'Hotel Melià, noto albergo milanense di lusso a cinque stelle, si è svolta l'annuale convetion di Italiana Assicurazioni; spettacolo ideato e condotto da Finesso Sergio.Prima annotazione di rilievo è stata, per il secondo anno, l'assenza del presidente del gruppo Reale Mutua, questione passata inosservata da molti.A seguito dell'esposizione sulla situazione aziendale da parte della classe dirigente dell'azienda abbiamo con mestizia assistito all'ennesimo quadro irreale. Il contrario del vero non è il falso, ma il verosimile per loro!Circolazione delle idee e pensiero critico con interviste fatte a solo 100 dipendenti di questa compagnia, scelti dai dirigenti, con rispetto per i colleghi, non rappresentano la totalità dei 400!Il dato di somministrazione del MBO, anche se in buona percentuale, non è ancora stato esteso a tutti il lavoratori dell'Italiana.Osiamo, con un eufemismo, sentirci tutti graditi per la parte datoriale ma rimane un dogma?Tutti i comparti della compagnia non partecipano in egual misura al raggiungimento degli obbiettivi?Noi reputiamo la loro un'autocritica, le professionalità emarginate, il nepotismo emergente e la mancanza di una politica seria, responsabile ed etica, hanno imposto alla parte padronale di porre rimedio!Pauperismo, sprechi e sperperi, dalle Ferrari alle Mercedes, da Dubai a Portofino, basta con le location da nababbi e da film di 007, più ugualianza nella distribuzione degli utili!!!Formazione in che modo? Nel più conveniente per loro, il recupero delle risorse umane con una scuola professionele pagata dai lavoratori stessi, ipocriti!Di fatto, il progetto ministeriale FOR-TE, costituito dagli accantonamenti di parte dei nostri contributi versati dai datori di lavoro ha formato una somma cospicua, l'ANIA e l'ABI si sono staccati formando il fondo di categoria, che altro non è che i nostri soldi. Grazie per l'investimento! Pari opportunità sulla meritocrazia non sono state neanche prese in considerazione, anche se rileviamo il solo interessamento del nuovo dirigente Gallo, auspicandoci che mantenga nel tempo la parola data.Come sempre il panorama, tipico di Italiana, è un sistema intrecciato, paludoso ,formato di yesman, che non valorizza le differenze che sono un valore e non una nevrosi, una discriminante.Il benvenuto ai giovani colleghi non c'è stato, perchè sarebbe stato di conseguenza logico il riconoscimento dei colleghi più esperti, con molti anni di servizio.L'informazione chimera del dibattito, neanche presa in considerazione ed in compagnia si brancola nel buio con le voci di corridoio. Ancora peggio l'informazione professionale, ad oggi sono pochi che hanno internet sul loro computer! Ma tanto ci sono: la loro rassegna stampa ed il giornalino di Reale,ho ragione di credere che nella dittatura Cinese ci sia più pluralità ed è tutto da dire!Concludo con una nota di etica, che si basa sulle più elementari condizioni di educazione civica di un cittadino italiano. Per vendere polizze incendio il direttore generale si è inventato anche il motto: " ... assicurati contro l'incendio, perchè i Vigili del Fuoco ( e non i pompieri: ndr ) escono, ma a volte arrivano tardi..." vergogna!!! E' in me il ricordo di quanti, che in pochi minuti accorrono sulle nostre disgrazie con le aps e hanno perso la vita!
MOBBING
Mobbing: la malattia non è l'unica via per il risarcimento.
Dalla Cassazione alcune novità a tutela del dipendente.
Aumentano i casi di mobbing al lavoro e sono sempre più le persone che denunciano casi di sopraffazione finché non si finisce di fronte ad un giudice.Insomma il contenzioso lavorativo è sempre più in crescita e coinvolge sia donne che uomini.Per mobbing si definisce una serie di comportamenti vessatori e discriminatori nei confronti di un lavoratore reiterati nel tempo e lesivi della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso. I singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) nell'insieme producono danneggiamenti plurioffensivi anche gravi con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza.
I cambiamenti della CassazionePrima, per dire che si trattava di mobbing era necessario che l'attività persecutoria durasse più di 6 mesi e doveva essere funzionale alla espulsione del lavoratore, causandogli una serie di ripercussioni psico-fisiche che spesso sfociavano in specifiche malattie (disturbo da disadattamento lavorativo, disturbo post-traumatico da stress) ad andamento cronico. Ma dalla Cassazione arrivano delle novità:
il diritto di risarcimento non richiede necessariamente un'esposizione prolungata alle vessazioni. Se prima era necessario un arco temporale di minimo sei mesi durante i quali il dipendente era vittima dell'attività persecutoria, ora invece non sussiste più l'arco temporale ma si parla di mobbing anche se i comportamenti vessatori e discriminatori sono reiterati solo per qualche mese.
non solo le offese o gli insulti fanno parte del mobbing ma anche lo spostamento del lavoratore ad incarichi meno importanti è considerato un'offesa. La Cassazione infatti ha deciso con la sentenza 24293/08 che se al dipendente viene affidata una nuova mansione, questa, per essere lecita, deve consentirgli l'utilizzazione o il perfezionamento e l'accrescimento del corredo di esperienze, nozioni e perizia acquisite nella precedente fase del rapporto di lavoro.
Slittamento del mobbing da sindrome depressiva a mera lesione dei diritti del lavoratore. Oggi è possibile aprire una causa di maltrattamenti non solo se il medico ha riscontrato un'effettiva malattia frutto dei maltrattamenti ma è possibile aprire una causa allegando la violazione dei propri diritti.
Il datore di lavoroIl datore di lavoro ha il compito e il dovere di garantire un ambiente sereno e deve predisporre le misure per preservare l'ambiente. Il responsabile, risponde, infatti, dei danni subiti dal dipendente mobbizzato dai colleghi se non ha vigilato e non si è attivato per fare cessare i soprusi di cui, magari, era già stato messo al corrente. Contrariamente, l'azienda o il datore di lavoro diventa esente da colpe se ha spostato il dipendente in un altro reparto per ovviare alle tensioni che si sono venute a creare nel posto di lavoro. In questo caso, dovrà essere il dipendente a dimostrare che il trasferimento è il frutto di una persecuzione o ritorsione dell'imprenditore.
Il risarcimentoLa domanda di risarcimento per mobbing in relazione a comportamenti datoriali che abbiano portato il dipendente alle dimissioni è soggetta a specifica allegazione e prova. Va ricordato che non è più obbligatoria una diagnosi medica per accertare una sindrome ma basta la violazione dei diritti per aprire una causa. Inoltre l'azione di risarcimento può essere richiesta entro dieci anni che decorrono da quando si è manifestato il danno e non da quando sono iniziate le vessazioni.
Dalla Cassazione alcune novità a tutela del dipendente.
Aumentano i casi di mobbing al lavoro e sono sempre più le persone che denunciano casi di sopraffazione finché non si finisce di fronte ad un giudice.Insomma il contenzioso lavorativo è sempre più in crescita e coinvolge sia donne che uomini.Per mobbing si definisce una serie di comportamenti vessatori e discriminatori nei confronti di un lavoratore reiterati nel tempo e lesivi della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso. I singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) nell'insieme producono danneggiamenti plurioffensivi anche gravi con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza.
I cambiamenti della CassazionePrima, per dire che si trattava di mobbing era necessario che l'attività persecutoria durasse più di 6 mesi e doveva essere funzionale alla espulsione del lavoratore, causandogli una serie di ripercussioni psico-fisiche che spesso sfociavano in specifiche malattie (disturbo da disadattamento lavorativo, disturbo post-traumatico da stress) ad andamento cronico. Ma dalla Cassazione arrivano delle novità:
il diritto di risarcimento non richiede necessariamente un'esposizione prolungata alle vessazioni. Se prima era necessario un arco temporale di minimo sei mesi durante i quali il dipendente era vittima dell'attività persecutoria, ora invece non sussiste più l'arco temporale ma si parla di mobbing anche se i comportamenti vessatori e discriminatori sono reiterati solo per qualche mese.
non solo le offese o gli insulti fanno parte del mobbing ma anche lo spostamento del lavoratore ad incarichi meno importanti è considerato un'offesa. La Cassazione infatti ha deciso con la sentenza 24293/08 che se al dipendente viene affidata una nuova mansione, questa, per essere lecita, deve consentirgli l'utilizzazione o il perfezionamento e l'accrescimento del corredo di esperienze, nozioni e perizia acquisite nella precedente fase del rapporto di lavoro.
Slittamento del mobbing da sindrome depressiva a mera lesione dei diritti del lavoratore. Oggi è possibile aprire una causa di maltrattamenti non solo se il medico ha riscontrato un'effettiva malattia frutto dei maltrattamenti ma è possibile aprire una causa allegando la violazione dei propri diritti.
Il datore di lavoroIl datore di lavoro ha il compito e il dovere di garantire un ambiente sereno e deve predisporre le misure per preservare l'ambiente. Il responsabile, risponde, infatti, dei danni subiti dal dipendente mobbizzato dai colleghi se non ha vigilato e non si è attivato per fare cessare i soprusi di cui, magari, era già stato messo al corrente. Contrariamente, l'azienda o il datore di lavoro diventa esente da colpe se ha spostato il dipendente in un altro reparto per ovviare alle tensioni che si sono venute a creare nel posto di lavoro. In questo caso, dovrà essere il dipendente a dimostrare che il trasferimento è il frutto di una persecuzione o ritorsione dell'imprenditore.
Il risarcimentoLa domanda di risarcimento per mobbing in relazione a comportamenti datoriali che abbiano portato il dipendente alle dimissioni è soggetta a specifica allegazione e prova. Va ricordato che non è più obbligatoria una diagnosi medica per accertare una sindrome ma basta la violazione dei diritti per aprire una causa. Inoltre l'azione di risarcimento può essere richiesta entro dieci anni che decorrono da quando si è manifestato il danno e non da quando sono iniziate le vessazioni.
martedì 7 ottobre 2008
giovedì 2 ottobre 2008
I NOSTRI RISPARMI NEI VIDEO GIOCHI DEI POTENTI
Unicredit, pericolo scalata. E interviene la Consob
È stato un attacco in pieno stile Gordon Gekko quello che ha subìto mercoledì l’Unicredit in borsa. Un assalto, che avrebbe potuto portare a una scalata ostile contro uno dei più importanti istituti europei guidato da Alessandro Profumo. Ecco i fatti. Tra lunedì e martedì le azioni Unicredit hanno perso in borsa il 24 per cento del loro valore e hanno continuato a scendere, fino a punte dell’8 per cento, nella mattinata di mercoledì. Fino a poco dopo le 14 i valori della banca erano ancora inchiodati intorno a 2,54 euro per titolo per poi rimbalzare anche del 14 per cento. Come mai? Tra le 13 e le 14 sono successe due cose. La prima è stata una ferma posizione assunta dal premier Silvio Berlusconi, che ha rilasciato una dichiarazione diretta alle orecchie degli speculatori (”Non permetteremo attacchi alle nostre banche”) e, subito dopo, una riunione d’urgenza della Consob, l’autorità di controllo del mercato azionario, che, alle 13,30, ha varato un nuovo regolamento sulle cosiddette “vendite allo scoperto” ovvero la pratica, diffusa e (fino a ieri) legale, di vendere i borsa azioni che non si posseggono per poi ricomprarle in seguito a prezzi più bassi. La Consob ha vietato proprio le “vendite allo scoperto”: dalle 14 di mercoledì è diventato proibito vendere azioni che non si possiedono. A quel punto gli speculatori hanno dovuto fare una rapidissima marcia indietro e ricomprare precipitosamente (prima della fine della giornata, questa è la regola) le azioni che fino a pochi minuti prima avevano venduto a piene mani. E questa inversione a “U” gli è costata decine e decine di milioni di euro di perdite. Già, perché sono stati costretti, a causa della decisione della Consob, a comprare azioni Unicredit a 2,80 euro l’una mentre poco prima le avevano vendute a 2,45 circa. Una perdita, all’incirca, di 0,45 centesimi per azione. Considerando che solo mercoledì sono passati di mano 400 milioni di azioni della banca di Profumo si può solo immaginare il livello delle perdite.L’attacco aveva come obiettivo quello di fare crollare il valore del titolo in modo da, eventualmente, lanciare un’Opa (Offerta Pubblica d’Acquisto) a valori molto bassi. Una strategia al limite della criminalità economica, anche perché a metà mattina è stata diffusa ad arte la voce delle imminenti dimissioni dell’amministratore delegato Alessandro Profumo. Una falsità sulla quale è possibile che venga aperta un’inchiesta (come è successo in Francia) per aggiotaggio. Per il momento, tuttavia, l’attacco degli speculatori senza scrupoli è stato sventato e non dovrebbero essercene altri fino al 31 ottobre. Quando scadrà la validità del regolamento della Consob.
È stato un attacco in pieno stile Gordon Gekko quello che ha subìto mercoledì l’Unicredit in borsa. Un assalto, che avrebbe potuto portare a una scalata ostile contro uno dei più importanti istituti europei guidato da Alessandro Profumo. Ecco i fatti. Tra lunedì e martedì le azioni Unicredit hanno perso in borsa il 24 per cento del loro valore e hanno continuato a scendere, fino a punte dell’8 per cento, nella mattinata di mercoledì. Fino a poco dopo le 14 i valori della banca erano ancora inchiodati intorno a 2,54 euro per titolo per poi rimbalzare anche del 14 per cento. Come mai? Tra le 13 e le 14 sono successe due cose. La prima è stata una ferma posizione assunta dal premier Silvio Berlusconi, che ha rilasciato una dichiarazione diretta alle orecchie degli speculatori (”Non permetteremo attacchi alle nostre banche”) e, subito dopo, una riunione d’urgenza della Consob, l’autorità di controllo del mercato azionario, che, alle 13,30, ha varato un nuovo regolamento sulle cosiddette “vendite allo scoperto” ovvero la pratica, diffusa e (fino a ieri) legale, di vendere i borsa azioni che non si posseggono per poi ricomprarle in seguito a prezzi più bassi. La Consob ha vietato proprio le “vendite allo scoperto”: dalle 14 di mercoledì è diventato proibito vendere azioni che non si possiedono. A quel punto gli speculatori hanno dovuto fare una rapidissima marcia indietro e ricomprare precipitosamente (prima della fine della giornata, questa è la regola) le azioni che fino a pochi minuti prima avevano venduto a piene mani. E questa inversione a “U” gli è costata decine e decine di milioni di euro di perdite. Già, perché sono stati costretti, a causa della decisione della Consob, a comprare azioni Unicredit a 2,80 euro l’una mentre poco prima le avevano vendute a 2,45 circa. Una perdita, all’incirca, di 0,45 centesimi per azione. Considerando che solo mercoledì sono passati di mano 400 milioni di azioni della banca di Profumo si può solo immaginare il livello delle perdite.L’attacco aveva come obiettivo quello di fare crollare il valore del titolo in modo da, eventualmente, lanciare un’Opa (Offerta Pubblica d’Acquisto) a valori molto bassi. Una strategia al limite della criminalità economica, anche perché a metà mattina è stata diffusa ad arte la voce delle imminenti dimissioni dell’amministratore delegato Alessandro Profumo. Una falsità sulla quale è possibile che venga aperta un’inchiesta (come è successo in Francia) per aggiotaggio. Per il momento, tuttavia, l’attacco degli speculatori senza scrupoli è stato sventato e non dovrebbero essercene altri fino al 31 ottobre. Quando scadrà la validità del regolamento della Consob.
Parmalat, abbraccio tra Tanzi e banche contro i risparmiatori"
Bond «tossici», l'atto d'accusa: «Unico scopo, drenare i mercati»
«Questo processo infine, è il processo a Tanzi e noi questo non lo dimenticheremo mai. Va detto che è lui il vero artefice di tutto quanto è accaduto. E’ Tanzi che ha mantenuto il sodalizio durato 15 anni, è lui che ha scelto le persone, deciso la genesi delle falsificazioni. Era il perno di tutto...».A 5 anni di distanza dai primi arresti, è cominciata ieri la requisitoria al processo Parmalat di Milano: 7 imputati e 11 richieste di patteggiamento per un reato, l’aggiotaggio, che, stando alle premesse dell’accusa, potrebbe costare caro ai protagonisti di uno dei più grandi scandali finanziari italiani degli ultimi anni. Provocato, secondo le parole del pm Carlo Nocerino che ieri, fra i tre pm ha preso per primo la parola, «dall’abbraccio infernale tra il gruppo Parmalat e il sistema bancario», l’altro grande accusato sul banco degli imputati. Vicenda esemplare e quanto mai attuale, il default di Collecchio porta in sè i prodromi dell’attuale crisi mondiale finanziaria: operazioni spericolate, finanza creativa, spregio assoluto del mercato e soprattutto dei piccoli risparmiatori. «Finanche il pil italiano ha subito contraccolpi dalla vicenda Parmalat... Ciò che accade in questi giorni trova le sue responsabilità in una finanza drogata e corrotta che non ha più agganci con la realtà economica».Secondo il magistrato: «Parmalat aveva costruito con scientificità e anche una certa maestria un buco di 14 miliardi di euro di cui ben 10 miliardi ai danni dei risparmiatori. Stiamo parlando di una frode e lo dimostrano i numeri....Erano 15 anni che Parmalat alterava sistematicamente il mercato». Di più: «Aveva come unico scopo drenare il denaro ai mercati». Requisitoria divisa a metà: da una parte Tanzi e il management di Collecchio, dall’altra il ruolo delle banche e le emissioni dei bond spazzatura: «I codici di autoregolamentazione delle banche di solito sono perfetti, il problema è che non si applicano». E per quanto riguarda i controlli istituzionali, se la Consob si salva perché «almeno dal marzo 2003 ha pressato notevolmente il sistema Tanzi», non così si può dire «della Banca d’Italia che non risulta abbia sanzionato qualcuna delle banche coinvolte nella vicenda Parmalat». La requisitoria proseguirà anche oggi e il 6 ottobre. Le conclusioni, con le richieste di pena dovrebbero arrivare l’8, con l’ultimo intervento del procuratore aggiunto Francesco Greco.
«Questo processo infine, è il processo a Tanzi e noi questo non lo dimenticheremo mai. Va detto che è lui il vero artefice di tutto quanto è accaduto. E’ Tanzi che ha mantenuto il sodalizio durato 15 anni, è lui che ha scelto le persone, deciso la genesi delle falsificazioni. Era il perno di tutto...».A 5 anni di distanza dai primi arresti, è cominciata ieri la requisitoria al processo Parmalat di Milano: 7 imputati e 11 richieste di patteggiamento per un reato, l’aggiotaggio, che, stando alle premesse dell’accusa, potrebbe costare caro ai protagonisti di uno dei più grandi scandali finanziari italiani degli ultimi anni. Provocato, secondo le parole del pm Carlo Nocerino che ieri, fra i tre pm ha preso per primo la parola, «dall’abbraccio infernale tra il gruppo Parmalat e il sistema bancario», l’altro grande accusato sul banco degli imputati. Vicenda esemplare e quanto mai attuale, il default di Collecchio porta in sè i prodromi dell’attuale crisi mondiale finanziaria: operazioni spericolate, finanza creativa, spregio assoluto del mercato e soprattutto dei piccoli risparmiatori. «Finanche il pil italiano ha subito contraccolpi dalla vicenda Parmalat... Ciò che accade in questi giorni trova le sue responsabilità in una finanza drogata e corrotta che non ha più agganci con la realtà economica».Secondo il magistrato: «Parmalat aveva costruito con scientificità e anche una certa maestria un buco di 14 miliardi di euro di cui ben 10 miliardi ai danni dei risparmiatori. Stiamo parlando di una frode e lo dimostrano i numeri....Erano 15 anni che Parmalat alterava sistematicamente il mercato». Di più: «Aveva come unico scopo drenare il denaro ai mercati». Requisitoria divisa a metà: da una parte Tanzi e il management di Collecchio, dall’altra il ruolo delle banche e le emissioni dei bond spazzatura: «I codici di autoregolamentazione delle banche di solito sono perfetti, il problema è che non si applicano». E per quanto riguarda i controlli istituzionali, se la Consob si salva perché «almeno dal marzo 2003 ha pressato notevolmente il sistema Tanzi», non così si può dire «della Banca d’Italia che non risulta abbia sanzionato qualcuna delle banche coinvolte nella vicenda Parmalat». La requisitoria proseguirà anche oggi e il 6 ottobre. Le conclusioni, con le richieste di pena dovrebbero arrivare l’8, con l’ultimo intervento del procuratore aggiunto Francesco Greco.
lunedì 15 settembre 2008
ECONOMIA
Intesa tra governo, Cai, confederali e Ugl.
La trattativa va avanti
Per le associazioni professionali il documento è "carta straccia"
Alitalia, c'è un accordo quadro ma gli autonomi lo sconfessano.
Il ministro Sacconi: "Per oggi voli garantiti ma il tempo stringe"
A Roma e Milano operatività normale. In mattinata manifestazioni di protesta
Corteo di dipendenti Alitalia a Fiumicino
ROMA - Per Alitalia si continua a trattare. Al termine di un'altra giornata e di una nottata di riunioni, schermaglie e scontri verbali, di proteste e presidi dei lavoratori, governo, Cai, Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno "condiviso" un accordo quadro. "Un primo passo avanti importante" per chi l'ha negoziato, "carta straccia" per le associazioni professionali tenute fuori dal tavolo. Il confronto va quindi avanti, sulla base di quel testo, anche se le casse della compagnia sono vuote. In mattinata (alle 11) è previsto al ministero del Lavoro un nuovo incontro con i sindacati confederali, nel pomeriggio dovrebbe toccare alle altre sigle.
"E' stato un lavoro duro e intenso - ha detto a notte fonda il ministro del Welfare Maurizio Sacconi - che ha consentito un importante risultato, una solida base di partenza per costruire il futuro della compagnia di bandiera". L'accordo prevede mille assunti in più in Cai e dà tempo fino al 30 settembre per risolvere il nodo del contratto. Sacconi ha anche rassicurato sull'operatività di oggi. E, in effetti, a Malpensa e Fiumicino e negli altri aeroporti, non ci sono, allo stato, voli cancellati o ritardi che escano dalla normalità. In mattinata, però, almeno negli scali maggiori, la situazione potrebbe complicarsi a causa di manifestazioni già previste del personale di volo.
Di "passo avanti" hanno parlato anche il leader della Cisl Raffaele Bonanni, quello della Uil Luigi Angeletti e Renata Polverini dell'Ugl. Più cauto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: "C'è il secondo passo da fare perché ci sono problemi che richiedono approfondimenti e il coinvolgimento più ampio di tutti. L'accordo, se ci sarà, verrà solo alla fine di tutto".
I rappresentanti di piloti, assistenti di volo e personale di terra Anapac, Up, Anpav, Avia, Sdl, dal canto loro, hanno sconfessato "la scellerata messa in scena del sindacato confederale e del ministero del lavoro tesa a produrre un documento precostituito da sottoporre, poi, alle rappresentanze dei dipendenti dell'Alitalia" e hanno sottolineato che "qualsiasi documento eventualmente prodotto senza la diretta partecipazione delle associazioni professionali e sindacali rappresentanti di tutte le categorie verrà considerato inutile e provocatorio". Rimane da vedere quale posizione le cinque sigle assumeranno al tavolo.
In particolare i piloti hanno chiesto l'intervento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. il presidente dell'Anpac, fabio berti, che sottolinea: Berlusconi "Ci ha dato delle garanzie - dice Fabio Berti, presidente dell'Anpac - Uscivamo da una trattativa difficile con Air France. Ci abbiamo creduto. Ora vogliamo un segnale serio".
(15 settembre 2008)
Intesa tra governo, Cai, confederali e Ugl.
La trattativa va avanti
Per le associazioni professionali il documento è "carta straccia"
Alitalia, c'è un accordo quadro ma gli autonomi lo sconfessano.
Il ministro Sacconi: "Per oggi voli garantiti ma il tempo stringe"
A Roma e Milano operatività normale. In mattinata manifestazioni di protesta
Corteo di dipendenti Alitalia a Fiumicino
ROMA - Per Alitalia si continua a trattare. Al termine di un'altra giornata e di una nottata di riunioni, schermaglie e scontri verbali, di proteste e presidi dei lavoratori, governo, Cai, Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno "condiviso" un accordo quadro. "Un primo passo avanti importante" per chi l'ha negoziato, "carta straccia" per le associazioni professionali tenute fuori dal tavolo. Il confronto va quindi avanti, sulla base di quel testo, anche se le casse della compagnia sono vuote. In mattinata (alle 11) è previsto al ministero del Lavoro un nuovo incontro con i sindacati confederali, nel pomeriggio dovrebbe toccare alle altre sigle.
"E' stato un lavoro duro e intenso - ha detto a notte fonda il ministro del Welfare Maurizio Sacconi - che ha consentito un importante risultato, una solida base di partenza per costruire il futuro della compagnia di bandiera". L'accordo prevede mille assunti in più in Cai e dà tempo fino al 30 settembre per risolvere il nodo del contratto. Sacconi ha anche rassicurato sull'operatività di oggi. E, in effetti, a Malpensa e Fiumicino e negli altri aeroporti, non ci sono, allo stato, voli cancellati o ritardi che escano dalla normalità. In mattinata, però, almeno negli scali maggiori, la situazione potrebbe complicarsi a causa di manifestazioni già previste del personale di volo.
Di "passo avanti" hanno parlato anche il leader della Cisl Raffaele Bonanni, quello della Uil Luigi Angeletti e Renata Polverini dell'Ugl. Più cauto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: "C'è il secondo passo da fare perché ci sono problemi che richiedono approfondimenti e il coinvolgimento più ampio di tutti. L'accordo, se ci sarà, verrà solo alla fine di tutto".
I rappresentanti di piloti, assistenti di volo e personale di terra Anapac, Up, Anpav, Avia, Sdl, dal canto loro, hanno sconfessato "la scellerata messa in scena del sindacato confederale e del ministero del lavoro tesa a produrre un documento precostituito da sottoporre, poi, alle rappresentanze dei dipendenti dell'Alitalia" e hanno sottolineato che "qualsiasi documento eventualmente prodotto senza la diretta partecipazione delle associazioni professionali e sindacali rappresentanti di tutte le categorie verrà considerato inutile e provocatorio". Rimane da vedere quale posizione le cinque sigle assumeranno al tavolo.
In particolare i piloti hanno chiesto l'intervento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. il presidente dell'Anpac, fabio berti, che sottolinea: Berlusconi "Ci ha dato delle garanzie - dice Fabio Berti, presidente dell'Anpac - Uscivamo da una trattativa difficile con Air France. Ci abbiamo creduto. Ora vogliamo un segnale serio".
(15 settembre 2008)
venerdì 1 agosto 2008
AUTUNNO DIFFICILE
Entro fine anno un mese di stipendio andrà in fumo per gli aumenti dei generi di prima necessitàLa notizia era attesa. L'Istat ha annunciato un nuovo record dell'inflazione per il mese di luglio: un aumento dello 0,5% rispetto al mese precedente che significa + 4,1% rispetto a un anno fa. I prezzi non sono mai cresciuti così tanto negli ultimi dodici anni. Pochi i segnali di speranza: da qui a dicembre il portafoglio degli italiani sarà sempre più strizzato.
La colpa principale sta nell'aumento del prezzo delle materie prime, innanzitutto petrolio e metalli. E' vero che nell'ultimo mese il prezzo del greggio è calato (attualmente si attesta sui 126 euro al barile) ma le previsioni a un anno lo danno oltre la quota dei 160 dollari. Energia e carburanti incidono a cascata su gran parte dei beni di largo consumo. Vediamo in sintesi quali saranno i principali aumenti di un autunno che si annuncia bollente.
Uno stipendio in meno
Le associazioni dei consumatori calcolano che dall'inizio dell'anno una famiglia media abbia già speso 700 euro in più. Ma con l'autunno l'aumento della spesa annua toccherà 1.500 euro: come dire che un mese di stipendio che se ne va a causa degli aumenti. La stangata - sostiene l’Adoc - è "dovuta ai rincari delle bollette di luce e gas (250 euro), del riscaldamento (150 euro), di carburanti (600 euro) e alimentari (500 euro)".
Rincara la dose Federconsumatori, che annuncia altri pesanti aumenti per la casa: "solo per il mantenimento di un’abitazione in affitto le spese aumenteranno quest’anno di 61 euro al mese, pari a 732 euro anno, e per un’abitazione di proprietà, pur con l’abolizione dell’Ici, aumenteranno di 49 euro al mese, pari a 588 euro all'anno".
Aumenteranno anche i prezzi dei trasporti, i più penalizzati dal caro-greggio. In Lombardia, ad esempio, è stato appena annunciato per l'autunno un aumento del 2,5% per tram e autobus.
Va bene, potremmo dire: ci pensiamo al rientro, ora godiamoci le vacanze. Sbagliato. Anche al mare rischiamo di avere tristi sorprese: per i servizi balneari, infatti, la crescita dei prezzi è arrivata all'8%, per i camping al 4% e non si salvano neppure i pacchetti vacanza saliti del 5%. (A.D.M.).
La colpa principale sta nell'aumento del prezzo delle materie prime, innanzitutto petrolio e metalli. E' vero che nell'ultimo mese il prezzo del greggio è calato (attualmente si attesta sui 126 euro al barile) ma le previsioni a un anno lo danno oltre la quota dei 160 dollari. Energia e carburanti incidono a cascata su gran parte dei beni di largo consumo. Vediamo in sintesi quali saranno i principali aumenti di un autunno che si annuncia bollente.
Uno stipendio in meno
Le associazioni dei consumatori calcolano che dall'inizio dell'anno una famiglia media abbia già speso 700 euro in più. Ma con l'autunno l'aumento della spesa annua toccherà 1.500 euro: come dire che un mese di stipendio che se ne va a causa degli aumenti. La stangata - sostiene l’Adoc - è "dovuta ai rincari delle bollette di luce e gas (250 euro), del riscaldamento (150 euro), di carburanti (600 euro) e alimentari (500 euro)".
Rincara la dose Federconsumatori, che annuncia altri pesanti aumenti per la casa: "solo per il mantenimento di un’abitazione in affitto le spese aumenteranno quest’anno di 61 euro al mese, pari a 732 euro anno, e per un’abitazione di proprietà, pur con l’abolizione dell’Ici, aumenteranno di 49 euro al mese, pari a 588 euro all'anno".
Aumenteranno anche i prezzi dei trasporti, i più penalizzati dal caro-greggio. In Lombardia, ad esempio, è stato appena annunciato per l'autunno un aumento del 2,5% per tram e autobus.
Va bene, potremmo dire: ci pensiamo al rientro, ora godiamoci le vacanze. Sbagliato. Anche al mare rischiamo di avere tristi sorprese: per i servizi balneari, infatti, la crescita dei prezzi è arrivata all'8%, per i camping al 4% e non si salvano neppure i pacchetti vacanza saliti del 5%. (A.D.M.).
Iscriviti a:
Post (Atom)
DISCLAIMER
Chiunque accede al Italianauilca.blogspot.com lo fa per sua libera scelta, ed all'utilizzo del servizio è subordinato all'accettazione della condizioni sotto allegate.
Italianauilca.blogspot.com non è un periodico e non è sottoposto alle norme sulla stampa.
E’ vietata la riproduzione totale o parziale, delle pagine di Italianauilca.blogspot.com, senza l’autorizzazione scritta del blogmaster e di Italianauilca.blogspot.com.
Italianauilca.blogspot.com non è in alcun modo responsabile dei contenuti dei siti linkati, e non è in alcun modo collegato con gli autori del materiale scaricabile dal sito, tranne quando esplicitamente dichiarato.Tranne quando dichiarato diversamente, il materiale pubblicato su Italianauilca.blogspot.com è stato scaricato liberamente da Internet e si intende di pubblico dominio e libero da copyright.
Chiunque possa vantarne e provarne la realizzazione, può contattare il blogmaster e, se lo crede opportuno, chiederne la rimozione.
Tutti i marchi e le aziende citate sono copyright dei rispettivi proprietari.Tutte le informazioni presenti su Italianauilca.blogspot.com sono da utilizzarsi esclusivamente nei modi e per gli scopi consentiti dalla legge.Italianauilca.blogspot.com non si assume la responsabilità di danni a persone e/o cose ed eventuali infrazioni alle leggi vigenti causati dall' utilizzo colposo e doloso del materiale e delle informazioni presenti nel sito anche sotto il profilo di informazione disaccurata e/o diffamatoria.
Leggere le pagine di Italianauilca.blogspot.com significa aver letto, capito e accettato tutti i punti espressi in questa pagina.
Italianauilca.blogspot.com non è un periodico e non è sottoposto alle norme sulla stampa.
E’ vietata la riproduzione totale o parziale, delle pagine di Italianauilca.blogspot.com, senza l’autorizzazione scritta del blogmaster e di Italianauilca.blogspot.com.
Italianauilca.blogspot.com non è in alcun modo responsabile dei contenuti dei siti linkati, e non è in alcun modo collegato con gli autori del materiale scaricabile dal sito, tranne quando esplicitamente dichiarato.Tranne quando dichiarato diversamente, il materiale pubblicato su Italianauilca.blogspot.com è stato scaricato liberamente da Internet e si intende di pubblico dominio e libero da copyright.
Chiunque possa vantarne e provarne la realizzazione, può contattare il blogmaster e, se lo crede opportuno, chiederne la rimozione.
Tutti i marchi e le aziende citate sono copyright dei rispettivi proprietari.Tutte le informazioni presenti su Italianauilca.blogspot.com sono da utilizzarsi esclusivamente nei modi e per gli scopi consentiti dalla legge.Italianauilca.blogspot.com non si assume la responsabilità di danni a persone e/o cose ed eventuali infrazioni alle leggi vigenti causati dall' utilizzo colposo e doloso del materiale e delle informazioni presenti nel sito anche sotto il profilo di informazione disaccurata e/o diffamatoria.
Leggere le pagine di Italianauilca.blogspot.com significa aver letto, capito e accettato tutti i punti espressi in questa pagina.
NOI SIAMO CON LORO
NOI SIAMO CON LORO
Con la prossima dichiarazione dei redditi, scegli di devolvere il 5x1000 a Emergency.
NOI SIAMO CON LORO
NOI SIAMO CON LORO
Con la prossima dichiarazione dei redditi, scegli di devolvere il 5x1000 a AIRC.
NOI SIAMO CON LORO
Con la prossima dichiarazione dei redditi, scegli di devolvere il 5x1000 a Greenpeace.







