a Peppino Impastato e Santo De Luca

venerdì 9 maggio 2008

Trasporti, un venerdì a rischio

Lo sciopero proclamato dai sindacati di ferrovieri e autoferrotranvieriPer le Ferrovie l'orario va dalle 9 alle 13. Per bus e metro varia da città a città.
ROMA - Sciopero congiunto di quattro ore dei ferrovieri e degli autoferrotranvieri domani, proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Orsa Trasporti, Faisa e Fast. I ferrovieri si fermeranno sull'intero territorio nazionale dalle 9 alle 13. Diverse invece le fasce orarie in ambito urbano per gli autoferrotranvieri. Scopo della protesta è chiedere l'immediata apertura della trattativa per il rinnovo in tempi brevi della contratto nazionale unico per la mobilità. Per evitare disagi, Ferrovie dello Stato invita i viaggiatori ad informarsi in anticipo sul programma dei treni nazionali e internazionali. Lo sciopero non interessa le fasce orarie a maggiore mobilità pendolare (dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21) durante le quali i treni circoleranno regolarmente. Inoltre, nel corso dello sciopero sarà garantito il collegamento tra Roma Termini e l'aeroporto di Fiumicino, attraverso il 'Leonardo Express' o il ricorso a servizi autobus sostitutivi. Saranno inoltre assicurati i treni a lunga percorrenza elencati nello specifico quadro dell'Orario Ufficiale e pubblicati anche sul sito di Ferrovie. "La protesta, che per la prima volta coinvolge contemporaneamente due settori, è stata indetta a sostegno della vertenza per il nuovo contratto collettivo nazionale della mobilità per gli addetti al trasporto locale, ferroviario e dei servizi", affermano in una nota i sindacati, sottolineando che "a circa tre mesi dall'invio della piattaforma alle controparti datoriali con richiesta di apertura del confronto e dopo aver esaurito, senza aver ricevuto nessuna convocazione, le procedure di raffreddamento", è stato indetto lo sciopero, sollecitando così l'avvio immediato della trattativa contrattuale.
Queste le fasce di attuazione dello sciopero degli addetti al trasporto pubblico locale in alcune delle principali città: a Roma dalle 8,30 alle 12,30; a Milano dalle 8,45 alle 12,45; a Napoli dalle 9 alle 13; a Torino dalle 17,45 alle 21,45; a Firenze dalle 17 alle 21; a Venezia-Mestre dalle 9 alle 12; a Genova dalle 9,35 alle 13,35; a Bologna dalle 12 alle 16; a Palermo dalle 9,30 alle 13,30; a Cagliari dalle 9,30 alle 13,30. Sciopero dei Cobas della scuola. Per domani è stato proclamato dai Cobas anche uno sciopero della scuola per chiedere "il ritiro immediato dell'ordinanza ministeriale numero 92", che ha come oggetto il recupero e il sostegno per gli studenti in difficoltà. "L'ordinanza - ha spiegato il portavoce nazionale dei Cobas della Scuola Piero Bernocchi - introduce recuperi-farsa che ridicolizzano la scuola, mette a rischio la formazione degli organici, impone lavoro gratuito agli Ata, lede il diritto alle ferie". A sostegno della protesta i Cobas hanno organizzato anche una manifestazione davanti al ministero dell'Istruzione, alle 9:30, in viale Trastevere.

Nuovo record per benzina e gasolio

La verde tocca quota 1,472 mentreil diesel raggiunge 1,455 euro al litro
De Vita: non sono esclusi altri rialzi
ROMANuovi record storici per i prezzi dei carburanti in Italia. La benzina è volata da questa mattina a 1,472 euro al litro mentre il gasolio ha raggiunto quota 1,455 euro al litro. A spingere la volata dei prezzi sui nuovi massimi è stata - secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia - l’Agip che ha rivisto i propri listini aumentando di 2,5 centesimi al litro verde e diesel. Ondata di rincari anche per molti degli altri marchi presenti sulla rete italiana. In base agli aggiornamenti dei listini scattati oggi, oltre all’Agip che ha portato verde e diesel sui nuovi massimi storici, hanno rimesso mano ai prezzi anche Erg, Esso, Q8, Tamoil e Total. Con aumenti compresi tra gli 1,1 ed gli 0,7 centesimi per la benzina e tra gli 1,1 e gli 0,2 centesimi per il diesel. Nel giro dell’ultimo mese i prezzi della benzina hanno così messo a segno un rincaro fino a quasi 10 centesimi di euro al litro che per un’auto di medio-alta cilindrata si traducono in un maggior costo per un pieno di quasi 5 euro. Ancora più consistente il rincaro del gasolio: dall’inizio di aprile ad oggi i prezzi sono saliti di oltre 10 centesimi con il risultato che un rifornimento completo per un’auto diesel costa oggi oltre 5 euro in più rispetto a solo un mese fa. A spingere la corsa dei carburanti gioca la forte impennata del costo dell’oro nero: il barile di petrolio ha superato ormai i 120 dollari al barile e anche oggi viene scambiato sui massimi intorno a quota 123 dollari. E mentre proprio ieri sera il presidente dell’Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, non ha escluso ulteriori possibili rialzi delle quotazioni della materia prima, i riflettori tornano a puntarsi sulle possibili manovre per contenere l’emergenza caro-pieno. A cominciare dalla possibile riapplicazione della norma della Finanziaria 2008 che consenta un abbattimento delle accise in grado di compensare il maggior gettito iva derivante dall’aumento della materia prima. La misura è stata già applicata nei mesi scorsi - con il risultato di un calo di 2 centesimi al litro sui prezzi al consumo - ed è scaduta il 30 aprile scorso. Per una riapplicazione ora serve un nuovo provvedimento - di concerto Attività Produttive-Economia - che in base al meccanismo previsto dalla Finanziaria (basato sull’andamento dei prezzi del greggio) potrebbe portare ad uno ’scontò più alto di quello appena scaduto alla luce dei forti rincari della materia prima nell’ultimo trimestre.

giovedì 8 maggio 2008

W il mondo delle Persone...


SERVIZI PER I MALATI


LA RIFORMA IL NUOVO TESTO

CGIL CISL UIL
LINEE DI RIFORMA DELLA STRUTTURA DELLA CONTRATTAZIONE
Obiettivi centrali sono il miglioramento delle condizioni di reddito, di sicurezza e qualità del lavoro dei lavoratori attraverso la crescita della qualità, del nostro paese, delle sue reti materiali e immateriali, del suo stato sociale e della qualità, competitività e produttività delle imprese.
L’obiettivo è la realizzazione di un accordo unico che definisca un modello contrattuale per tutti i settori pubblici e privati.
Va, quindi, aperto un tavolo con tutte le Associazioni datoriali e con il Governo.
La revisione della struttura della contrattazione definita dall’ accordo del 23 luglio 1993 è parte della stessa strategia che sta alla base del confronto su fisco, prezzi e tariffe.
La tutela e il miglioramento del reddito dei lavoratori vanno, infatti, perseguiti su due grandi terreni d’ impegno tra loro complementari ed interdipendenti:
1) quello "generale" che deve garantire un welfare solidaristico ed efficiente, un sistema di prezzi e tariffe trasparente, socialmente compatibile, in grado di frenare la ripresa dell’ inflazione ed, in particolare, un sistema fiscale equo che preveda una forte riduzione della pressione fiscale sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti e sulle pensioni.
2) quello regolato dal sistema contrattuale su due livelli per tutelare il potere d’acquisto delle retribuzioni e per redistribuire la produttività.
In questo quadro si possono ipotizzare le seguenti linee di riforma del modello contrattuale definito dall’ accordo del 23 luglio 1993:
conferma di due livelli contrattuali tra loro complementari;
definizione del CCNL come centro regolatore dei sistemi contrattuali a livello settoriale e per la definizione delle competenze da affidare al secondo livello tenendo conto delle diverse specificità settoriali - anche al fine di migliorare spazi di manovra salariale e normativa della contrattazione aziendale o territoriale.
CONTRATTO NAZIONALE
I suoi compiti fondamentali – in un’ottica di diritto universale - sono il sostegno e la valorizzazione del potere d’acquisto per tutti i lavoratori di una categoria in ogni azienda e in ogni parte del Paese, la definizione della normativa nazionale e generale, la regolazione del sistema di relazioni industriali a livello settoriale, aziendale o territoriale. In questo senso il CCNL deve stabilire l’area contrattuale di riferimento; migliorare le normative di informazione – consultazione recependo lo spirito delle normative europee; ampliare la parte di confronto sugli andamenti e sulle politiche di settore, tenendo anche conto delle tendenze generali dell’economia. I contratti nazionali potranno prevedere che la contrattazione salariale del secondo livello si sviluppi a partire da una quota fissata dagli stessi CCNL.
Il modello del settore pubblico dovrà adottare regole analoghe a quelle del settore privato attraverso opportuni interventi di delegificazione da definire in sintonia con l’impostazione contenuta nel Memorandum. Tale impostazione andrà riferita anche alla contrattazione di secondo livello da realizzare nelle pubbliche amministrazioni.
Va effettuata una verifica in ordine alla razionalizzazione delle aree di copertura dei CCNL (oltre 400) prevedendo la possibilità di accorpamenti per aree omogenee e per settori, favorendo la riunificazione di contratti analoghi facenti riferimento a diverse organizzazioni di rappresentanza datoriale.
Va individuata una sede congiunta, ad esempio il CNEL per esaminare l’attuale situazione e verificare le linee di indirizzo condivise per la semplificazione.
Sulla parte economica occorre recuperare l’attendibilità della natura di inflazione a cui fare riferimento ed ancorare il sostegno del salario a criteri credibili definiti e condivisi in ambito di vera politica dei redditi.
Va utilizzato un concetto di "inflazione realisticamente prevedibile", supportata dai parametri ufficiali di riferimento, a livello dei CCNL.
In questo quadro va posto il tema dell’adeguamento degli attuali indicatori di inflazione (utilizzando altri indicatori certi quali il deflatore dei consumi interno o l’indice armonizzato europeo corretto con il peso dei mutui).
Rispetto al realizzarsi di eventuali differenziali inflazionistici vanno definiti meccanismi certi di recupero.
Va previsto il superamento del biennio economico e la fissazione della triennalità della vigenza contrattuale, unificando così la parte economica e normativa.
Occorre vincolare meglio il rispetto della tempistica dei rinnovi. Le una tantum a posteriori non recuperano mai del tutto il periodo di vacanza e il sistema delle IVC si è rivelato troppo debole come deterrente per dare certezza ai rinnovi.
Va considerata l’introduzione di penalizzazioni in caso di mancato rispetto delle scadenze.
Si può pensare di fissare comunque la decorrenza dei nuovi minimi salariali dalla scadenza del vecchio CCNL, superando così la concezione di "vacanza contrattuale", di una tantum o di indennità sostitutive.
Le trattative per il rinnovo dei CCNL dovranno iniziare 6 mesi prima delle loro scadenze.
Anche per contrastare la precarietà del lavoro, la formazione per l’accesso, per la sicurezza e la professionalità appare, nel contesto attuale di cambiamenti sempre più profondi e veloci, come la priorità su cui intervenire sia nella direzione di nuovi diritti contrattualmente definiti che nell’ implementazione e regolazione degli strumenti esistenti. In particolare va valorizzata l’esperienza della formazione continua e dei Fondi Interprofessionali.
Occorre rafforzare la normativa per i casi di appalti, outsourcing, cessioni di rami d’azienda.
Vanno definiti accordi e norme quadro per garantire condizioni normative, salariali e di sicurezza adeguate ed una continuità di relazioni industriali che eviti l’emarginazione dei lavoratori interessati.
Occorre costruire un quadro di certezza rispetto alle aree contrattuali di riferimento che, anche rispetto ai processi di liberalizzazione e in tutte le realtà a regime concessorio, argini il fenomeno del dumping contrattuale in particolare con la piena utilizzazione della "clausola sociale". Ai fini del rafforzamento e dell’estensione delle tutele sociali possono essere realizzati avvisi comuni tra le parti sociali, anche ai fini dell’emanazione di atti di indirizzo da parte delle Istituzioni preposte.
I temi della parità devono assumere una maggiore valenza contrattuale e configurarsi in normative definite e vincolanti.
Va superato l’approccio che tende a regolare queste materie prevalentemente in termini di dichiarazioni di principio o di intenti programmatici.
Occorre sviluppare un’impostazione contrattuale che incoraggi le imprese ad assumere donne e offra, al tempo stesso, strumenti per la conciliazione vita-lavoro.
La bilateralità offre una serie di strumenti attuativi esclusivamente "al servizio" della contrattazione; deve essere rafforzata e qualificata sia a livello nazionale che ne l territorio, qualificandolo anche sui temi del welfare contrattuale in modo da garantirne la natura integrativa.
Va considerata la sempre maggiore incidenza della dimensione europea ed internazionale.
L’internazionalizzazione dell’ economia e delle imprese, i processi di mobilità transnazionale delle aziende, la localizzazione/delocalizzazione degli investimenti e delle produzioni richiedono strumenti di intervento e di governance che vanno otre la dimensione nazionale.
Il manifestarsi di forme spurie di contrattazione transnazionale, l’avvio di costituzione di società europee (sulla base delle recenti direttive), l’avvio della revisione della direttiva sui CAE rendono necessario un confronto su questo tema.
SECONDO LIVELLO
Va sostenuta la diffusione qualitativa e quantitativa del secondo livello di contrattazione. Vanno rafforzati gli strumenti già definiti dall’ accordo del 23 luglio 2007 (decontribuzione pienamente pensionabile) con misure aggiuntive di detassazione.
Va affermata per via pattizia l’effettività e la piena agibilità del secondo livello di contrattazione. I CCNL dovranno prevedere, in termini di alternativita’, la sede aziendale o territoriale. Quest’ultima deve potersi dispiegare in una molteplicità di forme: regionale, provinciale, settoriale, di filiera, di comparto, di distretto, di sito. Questi obiettivi insieme danno compiutezza ed equilibrio al sistema contrattuale proposto.
Le oggettive differenze tra i vari settori rendono necessario che siano i singoli CCNL a definire le articolazioni del secondo livello.
La contrattazione accrescitiva di secondo livello sarà incentrata sul salario per obiettivi rispetto a parametri di produttività, qualità, redditività, efficienza, efficacia.
Il legame tra quote di salario e il complesso degli obiettivi di un’impresa richiede trasparenza sul quadro economico-finanziario e di bilancio, rispetto dei tempi delle verifiche e una più approfondita qualità dei processi di informazione e consultazione (assetti societari, situazioni debitorie e finanziarie).
La finanziarizzazione dell’economia rende sempre più necessaria la conoscenza in tempo reale degli aspetti finanziari per poter "leggere" l’ impresa.
I processi di trasformazione in atto richiedono una più alta capacità di contrattazione sull’organizzazione del lavoro, sulla condizione e prestazione lavorativa, sulla valorizzazione della professionalità –attraverso la formazione permanente -, sulle partite degli orari, su tutte le tematiche legate alla flessibilità contrattata, sul tema sempre più fondamentale della prevenzione e della formazione su salute e sicurezza del lavoro.
DEMOCRAZIA E RAPPRESENTANZA
La riforma sulla rappresentanza va attuata per via pattizia attraverso un accordo generale quadro.
Rappresentanza e rappresentatività
Confermando per il settore pubblico l’Accordo collettivo quadro del 7 agosto 1998 e la vigente legge sulla rappresentanza, facendo riferimento per la rappresentatività dei pensionati alle deleghe certificate dagli Enti previdenziali, per il settore privato viene indicato nel CNEL l’istituzione che, avvalendosi di specifici comitati con un alto profilo di competenza ed autonomia, certifichi la rappresentanza e la rappresentatività delle relative organizzazioni sindacali.
Per il settore privato la base della certificazione sono i dati associativi, riferiti di norma alle deleghe, come possono essere numericamente rilevati dall’INPS, prevedendo un’apposita
sezione nelle dichiarazioni aziendali del DM10, e trasmessi complessivamente al CNEL, nonché i consensi elettorali risultanti ai verbali elettorali delle RSU, che andranno generalizzate dappertutto, come già regolamentate dall’Accordo interconfederale del 1 dicembre 1993 e dai CCNL, trasmessi dalle Confederazioni allo stesso CNEL.
Cgil Cisl Uil intendono richiedere la riforma della governance degli enti previdenziali. In questa prospettiva i propri rappresentanti saranno eletti direttamente dalle lavoratrici e dai lavoratori.
Il CNEL dovrà diventare l’istituzione certificatrice di ultima istanza della rappresentanza e della rappresentatività delle organizzazioni, e quindi destinataria anche dei dati certificati dall’ARAN e, per i pensionati, dagli Enti previdenziali.
Democrazia sindacale
Accordi confederali con valenza generale:
Le piattaforme sindacali vengono proposte unitariamente dalle segreterie, e dibattute negli organismi direttivi interessati i quali approvano le piattaforme da sottoporre successivamente alla consultazione dell’insieme dei lavoratori e dei pensionati.
Tutto il percorso negoziale, dalla piattaforma alla firma, deve essere accompagnato da un costante coinvolgimento degli organismi delle Confederazioni, prevedendo momenti di verifica degli iscritti, e assemblee di tutti i lavoratori e pensionati.
Le segreterie assumono le ipotesi di accordo, le sottopongono alla valutazione e approvazione dei rispettivi organismi direttivi per il mandato alla firma da parte delle stesse, previa consultazione certificata fra tutti i lavoratori, lavoratrici, pensionate e pensionati, come già fatto nel 1993 e nel 2007.
Accordi di categoria:
Le federazioni di categoria, nel quadro delle scelte di questo documento definiranno specifici regolamenti sulle procedure per i loro rinnovi contrattuali al fine di coinvolgere sia gli iscritti che tutti i lavoratori e le lavoratrici.
Tali regolamenti dovranno prevedere sia il percorso per la costruzione delle piattaforme che per l’approvazione delle ipotesi di accordo. Insieme le categorie definiranno regole e criteri per l’elezione delle RSU e per una loro generalizzazione.

Gli obiettivi: reddito, sicurezza e qualità

«Serve un accordo unico che definisca un modello contrattuale per tutti i settori pubblici e privati»
Il testo, intitolato "Linee di riforma della struttura della contrattazione", approvato si occupa della revisione del modello contrattuale. «Obiettivi centrali sono il miglioramento delle condizioni di reddito, di sicurezza e qualità del lavoro dei lavoratori attraverso la crescita della qualità, del nostro paese, delle sue reti materiali e immateriali, del suo stato sociale e della qualità, competitività e produttività delle impresè. L'obiettivo - prosegue il testo - è quello di un accordo unico che definisca un modello contrattuale per tutti i settori pubblici e privati. Va, quindi, aperto un tavolo con tutte le Associazioni datoriali e con il Governo. La revisione della struttura della contrattazione definita dall'accordo del 23 luglio 1993 è parte della stessa strategia che sta alla base del confronto su fisco, prezzi e tariffe».
REDDITO - «La tutela e il miglioramento del reddito dei lavoratori vanno, infatti, perseguiti su due grandi terreni d'impegno tra loro complementari ed interdipendenti: 1) quello "generale" che deve garantire un welfare solidaristico ed efficiente, un sistema di prezzi e tariffe trasparente, socialmente compatibile, in grado di frenare la ripresa dell'inflazione ed, in particolare, un sistema fiscale equo che preveda una forte riduzione della pressione fiscale sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti e sulle pensioni; 2) quello regolato dal sistema contrattuale su due livelli per tutelare il potere d'acquisto delle retribuzioni e per redistribuire la produttività». «In questo quadro si possono ipotizzare le seguenti linee di riforma del modello contrattuale definito dall'accordo del 23 luglio 1993: conferma di due livelli contrattuali tra loro complementari; definizione del CCNL come centro regolatore dei sistemi contrattuali a livello settoriale e per la definizione delle competenze da affidare al secondo livello tenendo conto delle diverse specificità settoriali - anche al fine di migliorare spazi di manovra salariale e normativa della contrattazione aziendale o territoriale». CONTRATTO NAZIONALE - «I suoi compiti fondamentali "in un'ottica di diritto universale" sono il sostegno e la valorizzazione del potere d'acquisto per tutti i lavoratori di una categoria in ogni azienda e in ogni parte del Paese, la definizione della normativa nazionale e generale, la regolazione del sistema di relazioni industriali a livello settoriale, aziendale o territoriale. In questo senso il CCNL deve stabilire l'area contrattuale di riferimento; migliorare le normative di informazione e consultazione recependo lo spirito delle normative europee; ampliare la parte di confronto sugli andamenti e sulle politiche di settore, tenendo anche conto delle tendenze generali dell'economia. I contratti nazionali potranno prevedere che la contrattazione salariale del secondo livello si sviluppi a partire da una quota fissata dagli stessi CCNL. Il modello del settore pubblico dovrà adottare regole analoghe a quelle del settore privato attraverso opportuni interventi di delegificazione da definire in sintonia con l'impostazione contenuta nel Memorandum. Tale impostazione andrà riferita anche alla contrattazione di secondo livello da realizzare nelle pubbliche amministrazioni. «Va effettuata una verifica in ordine alla razionalizzazione delle aree di copertura dei CCNL (oltre 400) prevedendo la possibilità di accorpamenti per aree omogenee e per settori, favorendo la riunificazione di contratti analoghi facenti riferimento a diverse organizzazioni di rappresentanza datoriale. Va individuata una sede congiunta, ad esempio il CNEL per esaminare l'attuale situazione e verificare le linee di indirizzo condivise per la semplificazione». Sulla parte economica occorre recuperare l'attendibilità della natura di inflazione a cui fare riferimento ed ancorare il sostegno del salario a criteri credibili definiti e condivisi in ambito di vera politica dei redditi. Va utilizzato un concetto di «inflazione realisticamente prevedibile», supportata dai parametri ufficiali di riferimento, a livello dei CCNL.

Sì dei sindacati alla riforma dei contratti





















Via libera dai tre segretari di Cgil, Cisl e Uil al testo di proposta: «Quello nazionale resta una garanzia per tutti»
Corriere della Sera
ROMA - Le segreterie di Cgil, Cisl e Uil hanno dato il via libera al testo unitario di proposta sindacale per la riforma del sistema contrattuale. Lo hanno annunciato uscendo dalla riunione i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. «Non abbiamo votato ma abbiamo dato un giudizio politico» ha detto Angeletti.
EPIFANI: «CONTENUTI DI GRANDE PORTATA» - Uscendo dalla riunione il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha sottolineato che all'interno del documento vi sono «contenuti di portata molto grande». Nel dettaglio il documento si pone «questi tre obiettivi- ha spiegato Epifani - di avere un sindacato più democratico, più vicino alle persone che lavorano e un sistema di contrattazione» che permetta di «aumentare i salari». Al contratto nazionale che «resta garanzia dei diritti dei lavoratori», la piattaforma unitaria prevede «un secondo livello di contrattazione - prosegue il leader della Cgil - esteso anche alle piccole e medie imprese» e un adeguamento dei salari al reale costo della vita «tenendo conto non più dell'inflazione programmatica ma adottando un nuovo paniere».
ANGELETTI: «SUBITO UN CONFRONTO CON GLI INDUSTRIALI» - «Presenteremo queste proposte subito per aprire immediatamente un confronto e vedremo se sul serio avremo imprenditori disposti ad aumentare veramente i salari» ha poi aggiunto Luigi Angeletti. Per il segretario della Uil il documento «serve dopo dieci anni a far aumentare i salari attraverso un modello contrattuale molto più efficace di quello avuto fino ad ora». Poi, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano di esprimere un'opinione sulla proposta formulata dal prossimo governo di detassare gli straordinari, Angeletti parla di «una ciliegina sulla torta. Bisogna prendere anche una fetta della torta, che vuol dire ridurre le tasse sui salari».
La stampa
Giornata importante sul versante sindacale: le segreterie unitarie di Cgil, Cisl e Uil hanno siglato l’intesa raggiunta sulla riforma del modello contrattuale. Plaude all’accordo il mondo dell’impresa: «Finalmente il sindacato è riuscito ad arrivare ad una posizione unitaria: meglio tardi che mai», ha commentato oggi il presidente uscente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. Soddisfatti i tre segretari generali di Cgil Cisl e Uil, ancor prima di ratificare l’accordo: «È un’occasione, un passaggio molto importante per il sindacato italiano», ha osservato Guglielmo Epifani. Gli ha fatto eco Raffaele Bonanni: «È un momento storico per il sindacato». E Luigi Angeletti ha sottolineato: «Il nostro obiettivo è quello di far salire i salari dei lavoratori».Il testo approvato prevede, tra le novità più importanti, la riduzione del numero dei contratti (ora 400) e l’introduzione dei contratti triennali che attualmente vengono rinnovati ogni quattro anni per la parte normativa e ogni due per quella economica. La piattaforma contempla anche un potenziamento del doppio livello di contrattazione e nuovi meccanismi per la definizione della rappresentanza che tengono conto sia del numero degli iscritti sia dei voti presi nei comitati di rappresentanza degli enti previdenziali. «Tre sono gli obiettivi - ha spigato Epifani - più democrazia, più vicinanza ai lavoratori e aumentare le retribuzioni che in Italia sono troppo basse». Epifani ha poi precisato che nel testo sindacale «il contratto nazionale mantiene la sua funzione centrale, mentre quello territoriale ha un grande valore per le piccole e medie imprese».L’intesa raggiunta registra però anche alcune prese di posizioni molto polemiche, come ad esempio dalle fila della sinistra Cgil. «È grave la mancata distribuzione del documento», ha detto Augustin Breda a margine della riunione dei membri di "Lavoro e società - cambiare rotta" (una delle componenti di sinistra della Cgil), che ha deliberato all’unanimità, con tre astenuti, di presentare al direttivo Cgil un documento alternativo all’ipotesi di piattaforma unitaria. Su questo documento si sta cercando di «cucire» anche il consenso della componente Fiom che fa capo a Gianni Rinaldini.Dopo il via libera da parte delle segreterie unitarie, toccherà ai direttivi unitari di Cgil Cisl e Uil convocati per il 12 maggio approvare l’ipotesi di riforma. Quindi, dopo la consultazione di base che dovrebbe durare una ventina di giorni, si potrà formalmente riaprire il confronto con Confindustria.
La Repubblica
ROMA - Riduzione del numero dei contratti, introduzione degli accordi triennali, nuovi meccanismi per la definizione della rappresentanza, potenziamento del doppio livello di contrattazione. Sono solo alcuni degli aspetti inseriti nell'intesa sulle proposte di riforma del modello contrattuale ratificata oggi all'unanimità dalle segreterie unitarie di Cigl, Cisl e Uil. Un "sì" di grande importanza che ha trovato il plauso degli industriali ma che ha anche scatenato forti polemiche con la Fiom. Secondo il leader della Cgil Guglielmo Epifani, "l'obiettivo è quello di avere un sistema contrattuale che sia in condizione di aumentare le retribuzioni dei lavoratori dipendenti e di avere un sindacato più democratico, più vicino alle persone che lavorano". Al contratto nazionale che "resta garanzia dei diritti dei lavoratori", continua, si aggiunge "un secondo livello di contrattazione esteso anche alle piccole e medie imprese". Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, che prima dell'incontro aveva parlato di "un momento storico per il sindacato", dice che con l'accordo si sta "costruendo un nuovo sindacato". E Luigi Angeletti, della Uil, invece annuncia: "Presenteremo queste proposte subito per aprire immediatamente un confronto e vedremo se sul serio avremo imprenditori disposti ad aumentare veramente i salari". Il testo approvato dai leader sindacali prevede, tra l'altro, la riduzione del numero dei contratti (ora 400) e l'introduzione dei contratti triennali sia per la parte normativa che per quella economica. Potenziati i due livelli contrattuali: un contratto nazionale di sostegno e valorizzazione del potere d'acquisto per i lavoratori e un secondo livello di contrattazione incentrata sul salario e legata a parametri di produttività, qualità, redditività, efficienza ed efficacia. Chieste anche regole analoghe a quelle del lavoro privato nel pubblico impiego e l'introduzione di penalizzazioni in caso di mancato rinnovo degli accordi nei tempi previsti. La piattaforma contempla anche nuovi meccanismi per la definizione della rappresentanza che tengono conto sia del numero degli iscritti sia dei voti presi nei comitati di rappresentanza degli enti previdenziali.
Mentre il presidente uscente degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, ha commentato positivamente l'intesa, all'interno dei sindacati c'è chi si lamenta. Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, parla di un possibile "disastro sociale", perché l'accordo "porta ad abbassare il salario medio e a dare qualcosa di più a chi fatica di più e quindi ad aumentare il tasso di sfruttamento dei lavoratori". "Lavoro e società - cambiare rotta", una delle componenti di sinistra della Cgil, ha invece deciso di presentare al direttivo Cgil un documento alternativo all'ipotesi di piattaforma unitaria. Su questo testo si sta cercando di ottenere anche il consenso della componente Fiom che fa capo a Gianni Rinaldini. Dopo il via libera da parte delle segreterie unitarie, ora toccherà ai direttivi unitari di Cgil, Cisl e Uil convocati per il 12 maggio approvare l'ipotesi di riforma. Quindi, dopo la consultazione di base che dovrebbe durare una ventina di giorni, si potrà formalmente riaprire il confronto con Confindustria.

mercoledì 7 maggio 2008

Ecopass

Consultazione delle categorie rappresentative, ma niente referendum come lasciato intendere prima di varare il provvedimento. Così il sindaco Moratti intende testare il polso dei milanesi prima di spingere sulla maggioranza per ottenere l’estensione dell’Ecopass area dalla cerchia dei Bastioni alla circonvallazione. L’obiettivo del sindaco è estendere i risultati già ottenunti nel centro città (17,3% di ingressi nei Bastioni con un calo del 10% delle emissioni di pm10) a una zona più ampia, nell’ottica di arrivare poco a poco a tutta la città. Com’era nei piani della Moratti fin dai giorni della campagna elettorale. Il sindaco manderà avanti nei prossimi giorni l’assessore alla Mobilità Croci, che per ora non si sbottona, ma che fra oggi e domani dovrebbe presentare i dati dei primi quattro mesi di sperimentazione del ticket. Di cui si tornerà a parlare in giunta, verosimilmente, entro fine mese, quando Croci presenterà ai colleghi il bike sharing nel centro città. Intanto i numeri sono questi: meno 8% di traffico in tutta la città e 2,5% di passeggeri in più sui mezzi pubblici. (Si.Gu.)

Lecco, esplosione in un'azienda

LECCO - Rischiano la vita due operai investiti da una violenta esplosione avvenuta poco dopo le 14.30 alla Frigerio Spurghi, un'azienda nel Lecchese che si occupa del recupero di scarti di produzione. "Hanno traumi e ustioni profonde. Li abbiamo ricoverati in codice rosso", ha detto un medico dell'ospedale Alessandro Manzoni di Lecco. Uno dei due feriti è Giuseppe Frigerio, uno dei fratelli titolari dell'azienda. Ha traumi e ustioni in buona parte del corpo. L'altro ricoverato, Francesco Pane, un operaio, era a una quarantina di metri dal punto in cui è avvenuta l'esplosione. E' stato investito da schegge di vetro e detriti lanciati come proiettili. Venti i contusi, alcuni dei quali si trovavano in ditta o nei pressi. Le loro condizioni, fatti salvi gli stati di shock, vengono definite sotto controllo o "clinicamente lievi". Il boato è stato udito fino a dieci chilometri di distanza. In tutta l'ampia vallata tra i laghi di Lecco, Garlate e Olginate e il corso del fiume Adda. La gente è uscita sui balconi terrorizzata e dalla zona del Bione, vicina agli impianti sportivi di Lecco, si è immediatamente levato un denso fumo nerastro mentre l'aria si è saturata di un puzzo insopportabile. Forse una miscela di gas ha provocato l'esplosione. I vetri del capannone dell'azienda sono stati distrutti e parte della copertura è saltata. L'onda d'urto ha danneggiato seriamente anche un attiguo edificio industriale. Ingenti danni anche agli impianti di trattamento dei rifiuti. Per ore, il traffico in tutta la zona è stato bloccato. Giuseppe Frigerio era alla guida di una ruspa e stava caricando su un camion delle mattonelle di fango esausto ricavato dal lungo trattamento di filtraggio dei fanghi industriali. Una scintilla scoccata per caso durante l'operazione di carico, ha incendiato il gas che aveva saturato il capannone durante la lavorazione di trattamento dei rifiuti. Nella zona industriale del Bione a Maggianico di Lecco, nei pressi della linea ferroviaria Milano-Lecco-Sondrio e della provinciale Lecco-Bergamo, hanno operato quattro squadre di vigili del fuoco per spegnere i focolai dell'incendio. Le autorità sanitarie si sono subito attivate per verificare se l'esplosione ha sprigionato sostanze tossiche nell'aria. Vicino all'azienda sorgono caseggiati e una scuola media.

Petrolio, corsa inarrestabile

La previsione di Goldman Sachs: entro 2010 il barile a 200 dollari
Arjun N. Murti, l’ analista di Goldman Sachs che sorprese un pò tutti quando nel marzo del 2005 previde che il prezzo del petrolio sarebbe arrivato oltre i cento dollari, vede adesso le quotazioni del greggio proiettate addirittura fino a 200 dollari al barile. Sono queste infatti le indicazioni date da un gruppo di analisti di Goldman Sachs capeggiato appunto da Murti, secondo cui nel giro di due anni il prezzo potrebbe arrivare fra i 150 ed i 200 dollari. Il "report" sottolinea che le possibilità di vedere il greggio a questi livelli «sembrano essere aumentate da qui a sei-24 mesi», sebbene sia difficile individuare esattamente il picco delle quotazioni ed al tempo stesso la durata di questa fase rialzista. Il rapporto porta la data di ieri, in coincidenza con il superamento da parte del greggio a New York di quota 120 dollari.Gli analisti di Goldman Sachs hanno inoltre aggiornato le previsioni di prezzo medio del petrolio WTI; per quest’ anno la quotazione dovrebbe essere pari a 108 dollari contro 96 dollari precedenti, mentre l’ anno venturo ci si attesterebbe su 110 dollari da 105 precedenti. Per quanto riguarda il 2010-2011 il prezzo medio si attesterebbe su 120 dollari da 110 dollari precedenti. Gli analisti hanno peggiorato le stime relative al prezzo in considerazione del fatto che ci sarebbero rischi sul versante delle forniture, in presenza di una domanda sostenuta da parte delle economie emergenti. In particolare, secondo il ’report’ sussisterebbero problemi per alcuni Paesi non aderenti all’ Opec, come Messico e Russia. Sul prezzo inoltre pesano fattori speculativi che peraltro - rileva ancora il rapporto - dovrebbero portare ad una maggiore efficienza produttiva ed a maggiori investimenti da parte delle compagnie petrolifere in progetti di ricerca.Nel frattempo riparte la corsa al rialzo del barile di petrolio che stamattina mette a segno un nuovo massimo oltre la soglia dei 120 dollari, superata ieri per la prima volta sulla scia di tensioni geopolitiche in diverse aree esportatrici del pianeta. Ma queste ultime impennate sono anche legate a rinnovati ottimismi sull’economia americana, che smorzano precedenti attese di indebolimento della domanda globale. Negli scambi dell’after hours sul Nymex, la Borsa merci di New York, il barile di West Texas Intermediate ha registrato un picco a 120,54 dollari. Ieri aveva registrato un massimo a 120,36 dollari.

martedì 6 maggio 2008

BONUS ASSUNZIONI


GIUSTIZIA DEL LAVORO











LAVORO




Consumi in calo. È il ribasso peggiore degli ultimi tre anni

Crollo dei consumi a marzo con una flessione dell’1,7%. Stando alla Confcommercio si tratta del dato peggiore degli ultimi tre anni e conferma il “permanere di una crisi profonda e strutturale della domanda interna”. Nel primo trimestre dell’anno, il calo è stato invece dello 0,7% (+0,3% nello stesso periodo del 2007). La stima dell’indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc) segnala a marzo la maggiore riduzione in termini di quantità acquistate degli ultimi tre anni: il -1,7% rispetto allo stesso mese del 2007 rappresenta, infatti, la flessione più consistente dall’inizio del 2005, “confermando il permanere di una crisi profonda e strutturale della domanda interna”. Nel primo trimestre 2008, inoltre, la riduzione è stata dello 0,7% (+0,3% nello stesso periodo del 2007). “La decelerazione della domanda per consumi da parte delle famiglie, accentuatasi nei periodi più recenti” sottolinea Confcommercio “continua a condizionare le dinamiche produttive interne: ad aprile, secondo le prime stime di Confindustria, la produzione industriale, dopo il rimbalzo registrato a marzo, è tornata a registrare una riduzione in termini congiunturali (-1%)”.La domanda di beni e servizi ricreativi continua a registrare in termini quantitativi un’evoluzione negativa, con una flessione a marzo del 3,8% rispetto all’analogo mese dello scorso anno, proseguendo nella tendenza che ha caratterizzato l’ultimo biennio. A questa tendenza sembrano fare eccezione solo la domanda per spettacoli e per l’acquisto di cd e audiovisivi. La stima per marzo della domanda per i servizi di ristorazione e di alloggio, inoltre, mostra una contenuta ripresa dei consumi delle famiglie (1,3% in termini tendenziali), evoluzione che riflette in larga parte gli effetti della Pasqua. Particolarmente consistente è stata la riduzione segnata dalla domanda per beni e servizi per la mobilità (-14,8% rispetto all’analogo mese del 2007), “conseguenza di una elevata contrazione degli acquisti per autoveicoli e motocicli a cui si è associata una flessione dei consumi di carburanti”. La domanda per beni e servizi per le comunicazioni si è confermata invece, anche a marzo, “la componente più dinamica della spesa reale delle famiglie, con una variazione dei volumi acquistati del +9,8%”. In linea con i mesi precedenti, la domanda per i beni e servizi per la cura della persona ha evidenziato poi un ulteriore aumento delle quantità vendute (3,3% nel mese), “determinato esclusivamente dalla domanda per prodotti farmaceutici e terapeutici”. La domanda di articoli di abbigliamento e calzature ha segnato a marzo, rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, una contenuta crescita (0,3%), “evoluzione che non è peraltro in grado di attenuare le difficoltà in cui versa il settore”. Relativamente ai consumi di beni e servizi per la casa, invece, la domanda da parte delle famiglie è stata caratterizzata da un calo delle quantità acquistate dello 0,7% rispetto allo stesso mese del 2007.Per rilanciare i consumi serve subito una riduzione delle tasse e della spesa pubblica. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, invita a “non sottovalutare” la crisi strutturale dal momento che indica “sia nella misura sia nella durata un vero e proprio allarme crescita”. Allarme confermato anche da un “clima di fiducia di imprese e famiglie che negli ultimi mesi è decisamente peggiorato”. La ricetta per far ripartire l’economia - prosegue Sangalli - è in un cassetto da troppo tempo “ed è ora di ritirarla fuori perché è sempre più urgente provvedere con coraggio e determinazione alle riforme necessarie per rilanciare crescita e produttività”. Tre rimangono le priorità indicate dal numero uno della Confcommercio: riduzione della spesa pubblica di 1 punto di pil all’anno per i prossimi 5 anni; sostegno della domanda interna attraverso l’alleggerimento della pressione fiscale sui redditi da lavoro, con l’obiettivo di ridurre di almeno 5 punti l’aliquota media Irpef; completamento delle liberalizzazioni (servizi energetici, telefonici, bancari e assicurativi).

lunedì 5 maggio 2008

Sciopero ATM


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