a Peppino Impastato e Santo De Luca

lunedì 30 giugno 2008

THYSSEN,L'AZIENDA PAGA UN RISARCIMENTO DA 13 MILIONI DI EURO







Le sette vittime del rogo



La firma c'è. Anche se qualche familiare ha detto sì a denti stretti. I parenti delle sette vittime del rogo avvenuto nell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino lo scorso 6 dicembre hanno firmato un'intesa con il Gruppo tedesco per il risarcimento. La cifra è di poco inferiore ai due milioni di euro a famiglia a seconda della composizione per un totale di 12 milioni e 970 mila euro. In cambio del risarcimento, i familiari di Antonio Schiavone, 36 anni; Roberto Scola, di 32; Angelo Laurino, di 43; Bruno Santino, di 26; Rocco Marzo, di 54; Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi, entrambi di 26, non si costituiranno parte civile nell'udienza preliminare che inizierà martedì nell'aula 42 del palazzo di giustizia di Torino, davanti al presidente aggiunto dei Gip Francesco Gianfrotta.
L'hanno fatto, ma trascinandosi fino all'ultimo i dubbi, lo hanno chiesto ai loro avvocati: se firmiamo l'accordo e non ci costituiamo parte civile cambia qualcosa nel processo penale? Perchè «noi vogliamo giustizia - hanno sottolineato - giustizia e il massimo della pena per i colpevoli». E il collegio dei legali ha garantito che il processo penale non verrà inficiato, non sarà modificato se loro non si costituiranno parte civile, come richiesto in contropartita dalle acciaierie. Così hanno firmato, qualcuno tra le lacrime.
La Fiom, pur rispettando la decisione delle famiglie, si dice rammaricata. Anche se «non entriamo nel merito di valutazioni insindacabili delle famiglie» e «non sappiamo le motivazioni che le hanno spinte a cambiare idea», rimane «il rammarico» di fronte alla decisione di accettare il rimborso e non costituirsi parte civile dalla ThyssenKrupp, afferma Ciro Argentino, delegato Rsu-Fiom, che in questi mesi si è dedicato anima e corpo a convincere il maggior numero di operai dell'azienda a costituirsi parte civile. Ne ha raccolti un'ottantina insieme anche a Fim-Cisl e a Uilm. «È già un parziale risultato», sottolinea spiegano che lo scopo era evitare che al procedimento arrivassero come parte civile solo istituzioni e sindacati.
«Accogliamo positivamente», continua Argentino, la scelta di regione Piemonte, provincia e comune di Torino di costituirsi e «ci interessava anche che ci fosse il sindacato». Ma era importante, sottolinea, arrivare al procedimento anche con degli operai «con un nome e un cognome». «Oggi pomeriggio - spiega - concluderemo le firme dei mandati agli avvocati», aggiungendo che non è chiaro se l'udienza di domani si concluderà con una decisione. «Potrebbe esserci - spiega - una nuova udienza entro la sosta estiva». In ogni caso, sottolinea, «è probabile che l'azienda punti al rito ordinario».
L'inchiesta Omissioni, superficialità e leggerezza per risparmiare denaro: è questo l'atto d'accusa del procuratore aggiunto Raffaele Guariniello e dei pm Laura Longo e Francesca Traverso nei confronti dei sei dirigenti della multinazionale messi sotto inchiesta. Nella quindicina di pagine dell'atto di fissazione dell'udienza preliminare si punta il dito soprattutto sull'amministratore delegato Harald Espenhahn, accusato di omicidio con dolo eventuale. Secondo gli accertamenti degli inquirenti, «prendeva dapprima la decisione di posticipare dal 2006/2007 al 2007/2008 gli investimenti antincendio per lo stabilimento di Torino pur avendone programmato la chiusura e poi la decisione di posticipare l'investimento per l'adeguamento dell'Asl 5 di Torino alle indicazioni tecniche dell'assicurazione, dei vigili del fuoco e del Wsg (Working Group Stainless) ad epoca successiva al suo trasferimento da Torino a Terni». Tutto ciò «nonostante la linea 5 fosse ancora in piena attività e vi continuassero a lavorare gli operai rimasti in uno stabilimento in condizioni crescenti di abbandono e insicurezza».
Gli altri cinque imputati - i consiglieri delegati Marco Pucci e Gerald Priegnitz, 50 e 42 anni, il dirigente ternano Daniele Moroni (48), il direttore dello stabilimento subalpino Giuseppe Salerno (55) e il responsabile servizio previsione rischi Cosimo Cafueri (52) - rispondono di omicidio colposo aggravato dalla previsione dell'evento e l'omissione dolosa e aggravata di cautele antinfortunistiche. Pur sapendo, per la Procura, non fecero nulla per evitare la possibilità di una tragedia che si è poi concretizzata.
Damiano e Giulietti: processo vada in tv Martedì prossimo a Torino inizierà il processo per la strage della Thyssenkrupp. «Ci sembra l'occasione migliore - affermano l'ex ministro al Lavoro Cesare Damiano e il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti - perchè l'intero sistema dei media, e soprattutto la Rai, promuovano non solo la ripresa in diretta dell'udienza ma soprattutto una serie di trasmissioni ed eventi legati al dramma delle morti bianche e alla diffusione di una cultura della prevenzione». I due ricordano film come "Morire di lavoro", di Daniele Segre o "Invisibili", il documentario tratto da un'inchiesta del direttore di Repubblica Ezio Mauro all'indomani della strage di Torino.
«Migliaia di persone - spiegano - hanno chiesto, anche attraverso il sito di Articolo21, che la Rai dia la possibilità ai cittadini di poter vedere questo prodotto. Siamo sicuri che la Rai, a partire dal presidente Petruccioli, dal direttore Cappon e dai direttori di rete e di testate recepiranno questa richiesta e questa sensibilità per un tema, quello delle morti bianche, che ha trovato nel presidente Napolitano il maggior sostenitore dal primo giorno del suo mandato». «Ed è proprio per questa ragione - concludono Damiano e Giulietti - che possiamo annunciare già da adesso che nei prossimi giorni daremo vita ad una grande manifestazione nazionale sul tema della sicurezza sul lavoro».
Carovita mai così alto da 12 anni Record di aumenti per la spesa
Pane, pasta, latte e gasolio alle stelle.


È tutto un rincaro e se non ve ne eravate accorti a giugno il carovita ha avuto un'impennata. Mai così alto da più di dieci anni, dal luglio del 1996, precisamente. Il costo della vita è cresciuto del 3,8% su base annua contro il 3,6% di maggio. L'incremento mensile è risultato invece pari allo 0,4%. Tutto costa di più dal pane alla pasta, dalla benzina alle bollette.
La pasta costa a giugno il 22,4% in più rispetto a un anno fa, in accelerazione sul +20,7% registrato a maggio. Anche il pane registra un rincaro del 13%, mentre il latte segna un aumento dell'11,1%. Secondo le stime preliminari dell'Istat, accelerano anche i prezzi di frutta (+7,6%), ortaggi (+3,2%) e carni (+4,1%, tra cui le bovine +5,0% e il pollame +5,1%). In particolare, il pane, insieme ai cereali passa da +11,3% di maggio a +11,6% di giugno.
Complessivamente gli alimentari e le bevande analcoliche rincarano del 6,1% rispetto a giugno 2007 (contro il +5,8% di maggio) e dello 0,4% rispetto a maggio (+0,5% i lavorati e +0,4% i non lavorati).
Nuovo rialzo del prezzo del gasolio che a giugno, secondo l'Istat, costa il 31,2% in più rispetto a un anno prima, in accelerazione rispetto al rincaro registrato a maggio, pari al 26,3%. In un mese, il gasolio è rincarato del 5,5%; la benzina verde ha registrato un aumento del 4,7%, mentre su base annua è cresciuta del 12,6%.
Insomma, urge un intervento su pensioni e salari. L’inflazione è schizzata alle stelle e il governo sembra avere altri pensieri. Il segretario del Pd Walter Veltroni va all’attacco del governo che «sembra non accorgersi della gravità della situazione ed è preoccupato solo dei problemi del presidente del consiglio». Il partito Democratico chiede così «immediatamente un intervento a sostegno di salari stipendi e pensioni» perché, dice ancora Veltroni, «è questa la vera priorità del paese e non il lodo Schifani».
ANIA: Pellegrini, Uilca Uil, servono serie politiche di pari opportunità.

Alla vigilia dell'assemblea annuale dell'Ania che si terrà il 1° luglio a Roma, il segretario nazionale della Uilca Uil, Renato Pellegrini, lancia un appello alle imprese affinché si attui un salto di qualità “nell'osservazione della tendenza alla femminilizzazione del mercato del lavoro nel settore assicurativo”. Per il sindacalista, nessuna politica economica e sociale oggi può prescindere da una verifica del contesto che tenga conto delle differenze di genere e di azioni concrete sul terreno delle pari opportunità. Anche se la percentuale media della presenza femminile nel settore amministrativo ha raggiunto una buona quota, 45,7%, dai dati forniti dall'Ania emerge che sono ancora numerose le situazione di discriminazione delle lavoratrici. “Troviamo che – prosegue Pellegrini – il 34,8% delle lavoratrici sono collocate al 4° livello retributivo, il 16,3% al 6° livello e soltanto il 7,4% nella qualifica funzionari di 7° livello”. Le imprese di assicurazione, conclude il sindacalista, devono comprendere che serie politiche di pari opportunità concertate tra le parti sociali sono oggi indispensabili, “specie se si ritiene che il tema della responsabilità sociale di impresa sia un valore concreto e non un slogan a effetto per convegni e tavole rotonde”. (GLR)

giovedì 19 giugno 2008

L'ISEE DIECI ANNI DOPO

L'Isee ha appena compiuto dieci anni. E' uno strumento in grado di fornire indicatori di benessere più veritieri del solo reddito personale. Ma i più recenti provvedimenti di natura sociale non vi fanno riferimento per la selezione dei beneficiari. Tuttavia, una politica di welfare slegata dalla prova dei mezzi contribuisce a elargire benefici anche a individui con una condizione economica che non giustifica il trasferimento. Con pessimi risultati rispetto agli obiettivi di contenimento e di efficienza della spesa e rispetto ai più elementari criteri di equità.
Poche settimane fa l’Isee, indicatore di situazione economica equivalente, ha compiuto dieci anni: un tempo sufficientemente lungo per verificare lo “stato di salute” della prima esperienza italiana di prova dei mezzi. Introdotto con il decreto legislativo 109/98, l'Isee si proponeva di realizzare criteri uniformi a livello nazionale nella valutazione della condizione economica volta alla selezione dei beneficiari delle politiche di welfare.
I TRE PILASTRI DELL'ISEE
Tre sono i pilastri su cui si fonda la disciplina Isee: l’opzione a favore del reddito famigliare invece di quello individuale; la valutazione del patrimonio; il numero dei componenti della famiglia.Prendere in considerazione il reddito famigliare evita di erogare prestazioni a soggetti con un reddito individuale basso, ma inseriti in nuclei con risorse talvolta anche molto elevate.Il patrimonio (mobiliare e immobiliare) è un indicatore di capacità contributiva autonomo rispetto al reddito, fonte di prestigio sociale e di sicurezza economica. Il Rapporto Isee 2006 mostra come l’utilizzo di un indicatore di condizione economica che non tenesse conto del patrimonio favorirebbe in larga misura, per esempio, i lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti. (1)Il patrimonio inoltre permette di cogliere informazioni rilevanti sul benessere famigliare in presenza di carenze temporanee di reddito o di attività sommerse: sempre il Rapporto Isee 2006 mostra che l’8 per cento delle famiglie del campione preso in esame hanno un reddito inferiore alla media, ma un patrimonio superiore, e che un ulteriore 9 per cento di famiglie presenta la situazione opposta.Considerare la numerosità famigliare (e in qualche misura di alcune caratteristiche dei membri del nucleo: età, eventuali handicap, eccetera) tramite scale di equivalenza rende comparabile la condizione economica di nuclei famigliari diversi.Tuttavia, a dieci anni dall’istituzione dell’Isee, appare evidente la scelta del legislatore di determinare i beneficiari delle prestazioni sociali adottando indicatori di condizione economica che esulano in tutto o in parte da questi principi cardine. Una scelta che si discosta dalla rotta tracciata nel 1998 quando l’istituzione dell’assegno per nuclei con almeno tre figli minori e dell’assegno di maternità vincolati all’Isee, palesò la decisione di indirizzarsi verso criteri di selezione innovativi rispetto a quelli adottati in precedenza.
PROVVEDIMENTI SENZA ISEE
I più recenti provvedimenti di natura sociale non prevedono l’Isee come strumento di selezione dei beneficiari. Alcuni esempi:La detrazione Irpef di 1.200 euro in favore delle famiglie con almeno quattro figli, senza distinzione di reddito. Se da un lato si può obiettare che un intervento sull’imposta personale preclude l’uso di una prova dei mezzi, la stessa detrazione può essere vista anche come un implicito trasferimento di welfare. E mettere sullo stesso piano nuclei famigliare con quattro figli ma con redditi, patrimoni e condizioni anagrafiche diverse, appare un’operazione dubbia sotto il profilo dell’equità verticale.La detrazione Irpef di una quota del canone di locazione dell'abitazione principale. È una spesa fiscale istituita con finalità sociali ed è legata a due soglie di reddito imponibile. (2)La valutazione del patrimonio è del tutto evasa e le soglie di reddito sono state individuate indipendentemente dalla numerosità famigliare, anche in questo caso in spregio dell’equità verticale. Analogo ragionamento vale per la detrazione Irpef di 991,60 euro per i giovani che abbandonano il nucleo famigliare di nascita se il reddito imponibile è inferiore a 15.493,71 euro.Bizzarra è la previsione legislativa che esclude i soggetti over-75 dal pagamento del canone Rai. Al di là della singolarità di una politica per gli anziani più poveri basata sull’esenzione del canone Tv, il means test si basa ancora sul solo reddito (560 euro mensili), mentre la numerosità famigliare viene valutata in maniera sbrigativa: l’esenzione è concessa ai soli pensionati non coniugati!Stessa logica vale per la somma aggiuntiva una tantum alla pensione di vecchiaia, riservata ai pensionati con reddito (al netto di assegni per nucleo familiare/assegni familiari, indennità di accompagnamento, reddito da casa di abitazione, Tfr e competenze arretrate sottoposte a tassazione separata) non superiore a 8.504,73 euro.In un’ottica di lotta alla povertà, è discutibile l’opportunità di escludere dal computo poste rilevanti del reddito disponibile; ma soprattutto manca un riferimento chiaro al patrimonio e alle risorse economiche dei famigliari. Con il risultato, mostrato da Massimo Baldini, di un incremento delle pensioni concentrato a favore della metà meno ricca della popolazione, ma a beneficiarne maggiormente non sono le famiglie più povere, cioè quelle del primo decile, ma quelle dei decili immediatamente successivi.Una politica sociale slegata dall’Isee contribuisce a elargire benefici anche a individui con una condizione economica che non giustifica il trasferimento. Con pessimi risultati rispetto agli obiettivi di contenimento e di efficienza della spesa e rispetto ai più elementari criteri di equità che una seria politica di welfare dovrebbe fare suoi.L’Isee è uno strumento certamente perfettibile, ma comunque in grado di fornire indicatori di benessere più veritieri del solo reddito personale. (3) E il suo crescente utilizzo nel determinare l’accesso e la compartecipazione al costo delle prestazioni di welfare locale ne è la prova tangibile.A dieci anni dalla sua istituzione, è auspicabile che anziché ricorrere a scorciatoie efficaci sul piano della gestione amministrativa, ma del tutto inattendibili sotto il profilo della determinazione del target dei beneficiari, l’Isee divenga, anche a livello nazionale, l’unica effettiva prova dei mezzi.

Abi: a maggio mutui carissimi

Il tasso medio per l'acquisto di abitazioni si è posizionato al 5,75%, il livello più alto degli ultimi 5 anni
ROMA - Continua senza sosta il rialzo del tasso sui mutui applicato dalle banche italiane. A maggio, secondo l'ultimo bollettino mensile dell'Abi, il tasso sui prestiti alle famiglie per l'acquisto di abitazioni si è posizionato al 5,75%, record degli ultimi cinque anni.
I NUOVI TASSI - Riguardo ai tassi applicati alle nuove operazioni si rileva come il tasso sui prestiti in euro alle società non finanziarie si sia posizionato al 5,35%, rispetto al 5,48% ad aprile 2008. Il tasso medio sul totale di prestiti a famiglie e società non finanziarie, osserva ancora l'Abi, ha risentito delle condizioni del mercato interbancario (che nelle scadenze brevi, entro 3 mesi, tra aprile e maggio ha manifestato in media un aumento di circa 10 punti base), collocandosi al 6,23%, 4 punti base al di sopra di quanto segnato il mese precedente e 55 punti base al di sopra del valore di maggio 2007.
RACCOLTA E IMPIEGHI - In crescita invece la raccolta bancaria, mentre sono in flessione gli impieghi. Il tasso di crescita tendenziale della raccolta è risultato pari al 10,2%, che si raffronta al +8,9% di aprile 2008 e al +6,9% di maggio 2007. Alla fine di maggio, la raccolta è risultata pari a 1.340 miliardi di euro e nel corso dell'ultimo anno lo stock è aumentato di circa 124 miliardi. Si osserva una accelerazione sia del trend dei depositi da clientela, il cui tasso di crescita tendenziale è risultato pari al 4,8% (+3,9% ad aprile 2008 e +3% a maggio 2007), e della dinamica delle obbligazioni delle banche: +17,6% a maggio 2008 (+15,9% ad aprile 2008 e +12,8% a maggio 2007). Quanto ai tassi bancari, si rileva come quello sui depositi applicato a famiglie e societá non finanziarie abbia manifestato un lieve aumento: a maggio 2008, in particolare, è risultato pari a 2,15%, 4 punti base al di sopra del valore di aprile 2008 e 43 basis points al di sopra di quanto segnato a maggio 2007. Quanto, invece, agli impieghi, hanno segnato un tasso di crescita tendenziale pari all'8,6% (+9,2% ad aprile 2008 e +10,6% a maggio 2007). L'incremento di maggio 2008 appare, tuttavia influenzato da ingenti operazioni di cartolarizzazione, pertanto, depurato di tale effetto il tasso di crescita risulterebbe pari al 9,4%. Alla fine di maggio l'ammontare degli impieghi del sistema bancario italiano è risultato pari a 1,479 miliardi, segnando un flusso netto di nuovi impieghi di circa 115,2 miliardi rispetto a fine maggio 2007.

Istat: nel 2008 cresce la disoccupazione

Nel primo trimestre di quest'anno il tasso di non occupati è stato del 7,1%, il più alto degli ultimi due anni
ROMA - La disoccupazione in Italia torna a crescere dopo una lunga fase di discesa. Lo rileva l'Istat, annunciando che nel primo trimestre il tasso di disoccupazione è tornato sopra al 7%, al 7,1%, contro il 6,4% dello stesso periodo dello scorso anno. Si tratta del livello più elevato degli ultimi due anni. Nel primo trimestre 2006 il tasso di disoccupazione era pari al 7,6%.

MEGLIO PENSARCI PRIMA...

...dopo le brillanti considerazioni sul problema alloggi, del nostro direttore generale vi alleghiamo un utile suggerimento per costruirvi la casa dei vostri sogni...grazie Sergio.

ECCO ADESSO LA CAPOGRUPPO HA UNA NUOVA SCUSA PER ELIMINARE PREMI INCENTIVI ETC., AI LAVORATORI DEL GRUPPO REALE MUTUA


ROMA:Tagli a ministeri ed enti locali, "stangata" su banche, assicurazioni e petrolieri. Ma anche liberalizzazione dei servizi pubblici e della rete dei carburanti. E poi, piano "anti fannulloni" e apertura delle imprese in un giorno. Queste alcune delle principali misure contenute nei provvedimenti che compongono il piano triennale del Governo e che, nei fatti, anticipano la Finanziaria.La manovra prevista nell’arco dei prossimi tre anni sarà pari a 34,8 miliardi di euro. Per il 2009 l’intervento previsto sarà di 13 miliardi, mentre nel 2010 si prevede una manovra di 7,1 miliardi e nel 2011 l’intervento correttivo dei conti pubblici salirà a 14,6 miliardi. L’obiettivo per quest’anno è un rapporto deficit-pil intorno al 2,5% già da quest’anno e procedere alla flessione del debito.Ecco i sintesi i principali capitoli:- TAGLI: ammontano a circa 10 mld e si spalmeranno tra ministeri ed enti locali. Per questi ultimi si tratta di 3,4 mld a regime. I costi intermedi dei ministeri dovranno scendere del 22%. Il risparmio annuale stimato è attorno a 3-4 miliardi di euro.
PROVINCE E COMINITÀ MONTANE: Salta, almeno per ora, l’abolizione delle Comunità montane e di nove Province delle aree metropolitane. Si sarebbe invece deciso di rimandare la discussione di queste questioni a settembre. Dopo l’estate verrebbe quindi ripreso il confronto ripartendo dal Codice delle autonomie per una riforma complessiva dei diversi livelli istituzionali.
ROBIN TAX: si tratta di una tassa ’una tantum’ che colpisce la valorizzazione delle scorte stoccate dalle compagnie. Si tratta di tutti quei prodotti, cioè, che sono stati, acquistati quando il prezzo del petrolio era inferiore all’attuale. Già da quest’anno si impone di valorizzare le scorte in base ai prezzi attuali del greggio, agendo con una tassazione calcolata sul ’deltà dell’Ires. L’intervento dovrebbe far incassare 800-900 milioni di euro.
BANCHE E ASSICURAZIONI: Si allarga la base imponibile Ires e Irap, il Governo conta di incassare 1,5 miliardi. Salta l’obbligo di ricorrere ad assegni non trasferibili o sistemi di pagamento elettronico, per gli importi superiori a 100 euro. Torna alla ribalta la Banca del Mezzogiorno voluta dal ministro Tremonti: si tratta di una nuova spa, con un capitale iniziale di 5 milioni (da restituire entro 5 anni). Previsto il ritorno della soglia massima dei 12.500 euro per i trasferimenti in contante e per gli assegni non trasferibili.
CARO-PETROLIO: Il meccanismo di sterilizzazione dell’effetto degli aumenti del petrolio sul prezzo dei carburanti, previsto dalla scorsa Finanziaria, sarà automatico e non più discrezionale. La diminuzione delle accise sarà sempre adottata quando il prezzo internazionale del greggio aumenterà in misura pari o superiore, nella media trimestrale, a due punti percentuali rispetto al valore indicato del Dpef, che sarà in via esclusiva quello di riferimento.
LAVORO E PENSIONE: Sarà interamente cumulabile il reddito da pensione (di vecchiaia, anzianità, invalidità) con quello da lavoro dipendente ed autonomo. La misura sarà applicata anche nei confronti dei trattamenti pensionistici liquidati in precedenza. Il costo previsto è pari a 350 milioni di euro. Rispunta il cosidetto ’job on call’ (o lavoro intermittente) previsto dalla legge Biagi era stato abolito con la legge che aveva recepito il protocollo sul welfare. In arrivo anche ritocchi alla legge di attuazione del Protocollo sul welfare per quanto riguarda i contratti a tempo determinato.
PIANO CASA: Famiglie a basso reddito, giovani coppie, anziani, studenti fuori sede e immigrati regolari. Questa la platea che potrà beneficiare di aiuti consistenti per l’acquisto della prima casa. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del provvedimento verrà varato un Piano Nazionale per la realizzazione «di misure di recupero del patrimonio abitativo esistente o di costruzione di nuovi alloggi».
SERVIZI PUBBLICI LOCALI: Si avvia la loro liberalizzazione, attraverso l’affidamento della gestione a società di capitali individuate mediante gare pubbliche o a società a partecipazione mista pubblica e privata, nella quale il socio privato detenga una quota non inferiore al 30% .È comunque possibile il ricorso in house nei casi di fallimento di mercato ma i paletti aumentano: in questo caso, infatti, i titolari della gestione di servizi pubblici locali non possono esercitare ulteriori servizi nè partecipare a gare in altri ambiti territoriali.
NUCLEARE: Entro il 2008, verranno individuati i criteri per localizzare le nuove centrali. Sarà una delibera Cipe, su proposta del ministro dello Sviluppo economico a definire le «tipologie degli impianti di produzione elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale». Identica strada sarà utilizzata per «stabilire le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione e di esercizio degli impianti».
SANITÀ: Scende da 1 miliardo a 250 milioni di euro il taglio per il 2009 alla sanità delle Regioni. Non solo. Ricette mediche e specialistiche dei medici del servizio sanitario nazionale viaggeranno solo on line. Il progetto avrebbe durata quadriennale partendo dal 2009 e arrivando a regime nel 2012.
MANAGER: La scure di Tremonti si abbatte sui manager pubblici. Il loro stipendio sarà tagliato del 25%. In arrivo anche un taglio al numero dei consiglieri di amministrazione delle società non quotate e direttamente o indirettamente controllate dallo Stato: dovranno essere ora minimo cinque e massimo sette.
MULTE PER CHI "SPIA" I CONTRIBUENTI: Arrivano multe salate per chi verrà scoperto a spiare i dati sui contribuenti. Le sanzioni vanno dai 5.000 fino ai 30.000 euro. Ma può essere aumentata «sino al triplo», proporzionalmente alle condizioni economiche di chi contravviene. PIANO "ANTI FANNULLONI": Taglio della busta paga per i dipendenti che presentano finti certificati medici o anche per i travet che dopo aver timbrato il cartellino lasciano gli uffici. Insomma, si prospettano tempi duri per i ’furbettì della P.a, che oltre alla decutazione dello stipendio, si macchieranno del reato di truffa aggravata e potranno essere licenziati alla fine del procedimento disciplinare.
IMPRESA IN UN GIORNO: Basta con le lungaggini burocratiche, presto si potrà aprire un’impresa in un giorno soltanto. In pratica si potrà avviare un’impresa presentando una semplice autocertificazione e prevede controlli successivi, senza che l’azienda debba interrompere l’attività.
MISTER PREZZI: Più poteri e maggiore autonomia per Mister Prezzi.
Ora potrà avviare indagine conoscitive «finalizzate a verificare l’andamento dei prezzi di determinati e servizi» con il supporto operativo della Guardia di Finanza. Sono ufficialmente a sua disposizione, poi, i dati Istat, Ismea, Uniocamere e camere di commercio. Il Garante può convocare, in autonomia, le imprese e le associazioni di categoria interessate al fine di verificare i livelli di prezzo.
EDITORIA: Arriva la semplificazione anche per il settore dell’editoria. Ferme restando «le somme complessivamente stanziate nel bilancio dello Stato» per il comparto, verranno snelliti i procedimenti: verranno semplificate, quindi, sia «la documentazione necessaria per accedere al contributo», sia «le fasi del procedimento di erogazione che potrà essere garantito anche attraverso il ricorso a procedure informatizzate». Non solo. Il contributo dovra essere erogato «entro e non oltre l’anno sucessivo a quello di riferimento».

mercoledì 18 giugno 2008

BIBLIOTECA SINDACALE UILCA LOMBARDIA

I SAVOIA E LE QUATTRO GIORNATE DI MILANO 1898
MILANO E TORINO


Nei giorni dal 6 al 9 maggio 1898 si perpetrava la carneficina dei vili sabaudi nei confronti del popolo milanese, allora re d'Italia, tale Umberto I diede l'ordine al generale Bava Beccaris di sparare sulla popolazione indifesa che chiedeva "pane"ad un prezzo equo.
A causa dello scoppio della guerra tra Spagna e Stati Uniti, il pane ebbe un fortissimo rincaro, questo significava un aggravio per le popolazioni in Italia le quali già pativano la fame a causa del mal governo della monarchia sabauda. Infatti il governo monarchico non provvedeva! Ed in tutta la penisola si moltiplicano le manifestazioni di protesta contro il caro vita, che sfociarono in tumulti e scontri con la forza pubblica e militare. Gli scioperi e le agitazioni saranno represse soprattutto a Milano dove il generale Beccaris, per ordine del "re buono" Umberto I, soffocherà nel sangue i tumulti. L'ordine di sparare sulla folla inerme provocherà ufficialmente 80 morti e per questo gesto, lo scellerato, monarca, sarà decorato dal re per aver riportato "l'ordine". Sulla carneficina perpetrata durante le quattro giornate, la storiografia riprende l'informazione governativa che indica il numero di 80 morti nelle strade del capoluogo lombardo; altre fonti non riportano alcun numero, limitandosi a scrivere di numerosi morti, altre notizie parlano di 300 morti, per altro giornali dell'epoca il numero è di 500 e nel canto "Il feroce monarchico Bava" "... furon mille i caduti innocenti, sotto il fuoco degli armati caini..." che può anche essere una "licenza poetica".
Questo esecrabile episodio, sarà fondamentale per rendere il già fertile terreno del pensiero e della lotta socialista a Milano ed in tutto il territorio nazionale e rende ancora più vergognoso, insieme all'entrata nel Secondo Conflitto Mondiale e le leggi razziali, il rientro degli eredi di casa Savoia.
A distanza di oltre un secolo, anche se la mano anarchica, pose un riscatto sulla testa di quel re, ma lo stile è sempre quello, pregno ed appiccicoso pragmatismo sabaudo torinese, è ancora fra noi! Nello scorrere lento dei loro due fiumi, in quel clima di esoterismo fondato su principi della massoneria affaristica degli ultimi decenni, gli Agnelli, Torino regge le fila di una economia statalista (dal fascismo, alla balena democristiana, al pentapartito ) per la tutela della forza lavoro, a spesa di tutta la collettività, e gli utili d'esercizio riguardano sempre "quei pochi". Alla fratellanza di tutti le Compagne ed i Compagni che lottano tutt'oggi dalle officine alle fonderie, dove ancora si muore per lavoro, causa l'incuria dei padroni! Perire negli opifici è stato, è e sarà un atto doloso e criminale. Chi lascia i Lavoratori allo "scoperto", solo per il bieco fine di conseguire utili, non proteggendo e prevenendo i rischi, che il lavoro può avere, deve essere severamente punito.
Forti di ciò, noi Compagni di Milano, andiamo sempre più decisi contro i preposti datoriali, nessun
piombo potrà disunire la lotta di classe. Voglio concludere ricordando quello che un vecchio Sindacalista ci ricordava sempre: le lotte Sindacali non si devono mai compiere con gesti ed azioni singole, ma sempre uniti! Avanti Compagni, nel ricordo delle piazze che non devono mai più essere rosse del nostro sangue, ma dalle nostre bandiere!

PIATTAFORMA RINNOVO CONTRATTUALE

RAPPRESENTANZE SINDACALI AZIENDALI
Giugno 2008
IPOTESI DI PIATTAFORMA PER IL
RINNOVO DEL CONTRATTO
INTEGRATIVO AZIENDALE DELLA
ITALIANA ASSICURAZIONI S.p.A.


PREMESSA
Il rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale dei Dipendenti di Italiana
Assicurazioni si colloca in una lunga fase di crescita del mercato
assicurativo italiano.
In questo quadro Italiana Assicurazioni ha promosso investimenti di
grande entità nella rete commerciale e nelle campagne pubblicitarie,
registrando bilanci largamente positivi, in uno scenario che ha visto
acuirsi la concorrenza tra i grandi gruppi assicurativi.
Al completarsi della fase di riorganizzazione non ha però coinciso
l’esaurirsi delle problematiche relative al ruolo della Liquidazione Danni,
alla formazione professionale dei colleghi coinvolti nelle rinnovate
dinamiche di Gruppo e alla maggior valorizzazione delle professionalità di
Italiana.
A questi risultati positivi dell’Azienda non è corrisposto un adeguato
aumento nella retribuzione delle Lavoratrici e dei Lavoratori così come
continuamente sottolineato dalle indicazioni provenienti da tutte le
Istituzioni.
Al contrario il meccanismo incentivante (M.B.O.) adottato dall’Azienda ha,
negli ultimi anni, accentuato le differenze retributive tra i colleghi,
introducendo problematiche di varia natura nello sviluppo del modello
distributivo. L'impegno delle Lavoratrici e dei Lavoratori di ogni settore
aziendale rappresenta un fattore determinante per il raggiungimento dei
risultati economici dell’Azienda e del Gruppo. I risultati di redditività
devono quindi soddisfare criteri di uniformità retribuitiva: il riequilibro
distributivo non è più differibile e risponde ad istanze di eticità ed equità
inderogabili.
ARTICOLO 3 - SALVAGUARDIA DELL’OCCUPAZIONE
In coerenza con l’accordo del 15 settembre 2004 sulla riorganizzazione di
Gruppo e con quanto previsto dall’art. 1 bis del CCNL ANIA, previsioni di
incontri di Gruppo per monitoraggio e verifica degli assetti operativi
relativi alla Liquidazione Danni (qualità del servizio, ruolo e
professionalità dei liquidatori, attività dei periti esterni, ecc.).
ARTICOLO 4 - DIRITTO ALL’INFORMAZIONE
Previsione di apertura di un confronto fra le Parti, in occasione di
riorganizzazione di settori aziendali.
ARTICOLO 9 - ORARIO DI LAVORO
ALLEGATO N. 2 – ORARIO FLESSIBILE
Estensione della flessibilità:
dal LUNEDI’ al GIOVEDI’ Entrata dalle 7.45 alle 9.30
Uscita dalle 16.30 alle 18.30
il VENERDI’ Entrata dalle 7.45 alle 9.30
Uscita dalle 12.00 alle 14.00
Recepimento in C.I.A. ”buone prassi” (ex progetto Concita): gestione
innovativa della genitorialità e personalizzazione oraria.
Possibilità di personalizzazione oraria e flessibilità per i lavoratori dediti
ad attività di volontariato disciplinata dalla legge.
ARTICOLO 10 - LAVORO A TEMPO PARZIALE
Estensione flessibilità in Entrata/Uscita.
Aumento al 20% degli aventi diritto.
ARTICOLO 12 - PERMESSI PERSONALI
Riconoscere aumento di permessi retribuiti a:
2 giorni per nascita figli;
4 giorni per decesso coniuge o convivente more-uxorio, figli, genitori o
altro familiare convivente;
2 giorni per decesso nonni, nipoti in linea retta, fratelli, sorelle.
ARTICOLO 14 - FORMAZIONE PROFESSIONALE
Attivazione Commissione Paritetica per la formazione professionale
tramite l’utilizzo del fondo FOR.TE.
ARTICOLO 15 - ROTAZIONE DELLE MANSIONI
Per il personale inquadrato nell’aree professionali E (1° livello), D (2°
livello), C (3° livello), B posizione organizzativa 1 (4° livello), al 16° anno di
permanenza adeguamento salariale al livello superiore e dopo 19 anni
effettivo passaggio di livello.
Per il personale inquadrato nell’area professionale B posizione
organizzativa 2 (5° livello), dopo 19 anni di perma nenza adeguamento
salariale al livello superiore.
ARTICOLO 16 - ASPETTATIVE
Riduzione ad 1 anno del tempo minimo tra una richiesta e la successiva.
ARTICOLO 17 - FERIE - FESTIVITA’
Riconoscimento come interamente festive delle giornate del 24 e 31
dicembre e recupero delle 8 ore ex-accordo del 10/04/2000 per chiusure
aziendali concordate.
Venerdì ½ giornata di ferie.
Per i part time, con distribuzione oraria ridotta nella giornata di venerdì,
riconoscimento di una giornata di ferie ogni due venerdì.
ARTICOLO 18 - FESTIVITA’ SOPPRESSE
Frazionamento ad ore delle festività soppresse
ARTICOLO 19 - TRATTAMENTO DI TRASFERTA
19.A – Trattamento per il personale incaricato di svolgere abitualmente
attività esterna.
Spese di soggiorno e pernottamento:
1) Elevare la diaria a 35 euro per trasferte che comportino il
consumo di un pasto.
2) Elevare la diaria a 70 euro per trasferte che comportino il
consumo di due pasti.
3) Riconoscimento della diaria di 70 euro anche senza
pernottamento nei casi di comprovate esigenze di servizio.
Elevare l’importo del rimborso forfetizzato di 60 euro per spese
non documentabili in caso di trasferta con pernottamento.
Concorso spese per utilizzo della propria autovettura:
Elevare rimborso chilometrico:
a 0,70 euro per i primi 10.000 KM;
a 0,65 euro oltre i 10.000 KM.
Rideterminazione del rimborso chilometrico se variazione superiore al 2%.
19.B Trattamento per il personale incaricato di svolgere abitualmente
attività interna.
Spese di soggiorno e pernottamento:
Elevare l’importo del rimborso forfetizzato di 60 euro per spese non
documentabili in caso di trasferta con pernottamento.
Elevare a euro 15 il rimborso forfetizzato per trasferte fuori dal comune
sede di lavoro senza pernottamento.
Concorso spese per utilizzo della propria autovettura:
Elevare rimborso chilometrico:
a 0,70 euro per i primi 10.000 KM;
a 0,65 euro oltre i 10.000 KM.
Rideterminazione del rimborso chilometrico se variazione superiore al 2%.
ARTICOLO 21 - FINANZIAMENTO PER L’ACQUISTO
DELLA CASA DI ABITAZIONE

Elevare stanziamento impresa a 1.200.000 euro per anno.
Elevare limite individuale a 180.000 per acquisto 1° casa.
100% valore casa.
Durata massima 30 anni.
Riduzione Tasso.
ARTICOLO 22 - FINANZIAMENTO PER AMPLIAMENTO O
RISTRUTTURAZIONE DELLA CASA DI
ABITAZIONE

Elevare limite individuale a 75.000 euro.
Fermo restando quanto stabilito dall’art. 22 possibilità di richiesta di
finanziamento anche nei primi cinque anni fino concorrenza massima
individuale (vedi art. 21).
ARTICOLO 24 - PRESTITI
24.A. – Prestiti personali.
Elevare stanziamento impresa a 300.000 euro per anno.
Elevare importo massimo individuale a 10.000 euro.
Riduzione Tasso.
24.B.1 – Prestiti per acquisto di autovettura o motociclo per i dipendenti
addetti allo svolgimento di attività interne.
Elevare stanziamento impresa a 250.000 euro per anno.
Elevare importo massimo individuale a 20.000 euro.
Riduzione Tasso.
24.B.2 – Prestiti per acquisto di autovettura o motociclo per i dipendenti
addetti allo svolgimento di attività esterne.
Elevare importo massimo individuale a 25.000 euro.
Prestito a tasso zero.
24.B.3 – Prestiti per acquisto di autovettura o motociclo per i dipendenti
inquadrati nell’Area Professionale A) – sez. A).
Elevare importo massimo individuale a 25.000 euro.
Prestito a tasso zero.
24.C. – Prestiti per (documentati) gravi o straordinari motivi.
Elevare importo massimo individuale a 20.000 euro.
ARTICOLO 25 - LOCAZIONE ALLOGGI AI DIPENDENTI
Richiesta inserimento di nuovi stabili anche di Gruppo.
Adeguamento agevolazioni sui canoni di locazione dipendenti.
Regolamentazione per il personale in quiescenza.
ARTICOLO 26 - PREVIDENZA INTEGRATIVA
Elevare al 6,00% il contributo a carico della Società.
ARTICOLO 27 - FORME PREVIDENZIALI
27.A. – Copertura assicurativa collettiva per gli infortuni professionali ed
extraprofessionali.
7 volte la retribuzione annua lorda.
27.B. – Copertura assicurativa collettiva per il “caso-morte”.
Elevare il capitale assicurato a 150.000 euro.
Elevare a 40.000 euro la quota per ciascun familiare a carico e
a 80.000 euro per ogni figlio minore e senza limiti di età per
figlio disabile (ex legge 104/92).
Capitale massimo complessivo 300.000 euro.
27.C. – Copertura assicurativa collettiva per l’invalidità permanente da
malattia.
7 volte la retribuzione annua lorda.
Polizza Individuale volontaria - I.P.M.
Riduzione della franchigia a 15 punti, ed elevazione del
capitale assicurato a 150.000 euro.
ARTICOLO 28 – COPERTURE ASSICURATIVE INDIVIDUALI
ALLEGATO – Condizioni miglior clientela - Tariffe per contratti
assicurativi
No scoperto.
No franchigia.
Sconto 70% per qualsiasi tipo di polizza.
No sette anni vetustà auto.
ARTICOLO 29 – COPERTURA SANITARIA PER IL PERSONALE
AMMINISTRATIVO INQUADRATO NELLA
AREE PROFESSIONALI A SEZ. B), B–C–D-E
E PERSONALE DI CUI ALLA PARTE
SECONDA DEL C.C.N.L. 17/09/2007
ALLEGATO N. 7 - COPERTURA SANITARIA (1 / 6 livello)
RICOVERI ED INTERVENTI CHIRURGICI AMBULATORIALI
· Terapie relative a malattie oncologiche, ivi incluse protesi
Elevare a 300.000 euro
· Ricoveri di medicina e chirurgia
Elevare a 85.000 euro
· Malattie gravi o intervento di alta chirurgia
Elevare a 350.000 euro
· Inserire assistenza domiciliare per malattia terminale
· Interventi ambulatoriali che non comportino il ricovero
Elevare a 35.000 euro
PRESTAZIONI GARANTITE
a) Elevare a 3.500 euro sostituzione apparecchi terapeutici e
protesi.
b) Dialisi: No limite di 30 applicazioni.
d) Rimborso totale per trasporto con ambulanza o mezzi di
trasporto diversi ed elevare importo a 85.000 euro senza
scoperto.
e) Elevare a 120 i giorni precedenti per il rimborso relativo alle
spese sostenute per terapie varie sanitarie e visite specialistiche,
accertamenti diagnostici e trattamenti specialistici con
l’inserimento dei farmaci post ricovero, senza scoperto.
h) elevare a 200 euro indennità giornaliera per ricovero.
i) elevare importo a 3.500 euro per rimborso spese parto naturale.
Inserire “Pacchetto Mamma”: Esami prenatali;
Amniocentesi e Villocentesi.
SPESE ODONTOIATRICHE
Elevare a 3.800 euro importo per ogni Assicurato dipendente.
Elevare a 600 euro importo per familiare.
No scoperto.
Elevare a 6.000 euro le spese implantologiche.
SPESE SPECIALISTICHE
NO SCOPERTO
Elevare a 6.000 euro importo per protesi oculari, ortopediche, acustiche e
simili, plantari – affitto o noleggio apparecchiature medicali.
Elevare a 2.800 euro importo per spese per terapie di medicina varia.
Elevare a 2.800 euro importo per spese per visite specialistiche
accertamenti diagnostici e di laboratorio.
Elevare a 600 euro le spese sostenute per l’acquisto di lenti correttive da
vista.
Elevare a 700 euro importo per check up, senza scoperto, per i dipendenti
che abbiano superato il 40° anno di età, con cadenz a biennale.
Aggiungere nella Medicina preventiva anche la relativa visita medica
specialistica.
COPERTURA SANITARIA
Estensione della polizza per ulteriori due anni dalla data di cessazione al
personale cessato dal servizio per aver conseguito il diritto alla pensione
di vecchiaia, anzianità o invalidità a carico dell’INPS.
Polizza Malattia Pensionati
Adeguamento e miglioramento condizioni contrattuali copertura sanitaria.
ARTICOLO 30 – COPERTURA SANITARIA PER IL PERSONALE
INQUADRATO NELL’ AREA
PROFESSIONALE A SEZ. A) – FUNZIONARI
ALLEGATO N. 8 - COPERTURA SANITARIA (7 livello)

RICOVERI ED INTERVENTI CHIRURGICI AMBULATORIALI
· Terapie relative a malattie oncologiche, ivi incluse protesi
Elevare a 300.000 euro
· Ricoveri di medicina e chirurgia interventi ambulatoriali che non comportino
il ricovero
Elevare a 200.000 euro
· Malattie gravi o intervento di alta chirurgia
Elevare a 470.000 euro
· Inserire assistenza domiciliare per malattia terminale
PRESTAZIONI GARANTITE
a) Elevare a 3.500 euro sostituzione apparecchi terapeutici e protesi.
b) Dialisi: No limite di 30 applicazioni.
d) Rimborso totale per trasporto con ambulanza o mezzi di
trasporto diversi ed elevare importo a 200.000 euro senza scoperto.
e) Elevare a 120 i giorni precedenti per il rimborso relativo alle spese
sostenute per terapie varie sanitarie e visite specialistiche,
accertamenti diagnostici e trattamenti specialistici con
l’inserimento dei farmaci post ricovero, senza scoperto.
h) elevare a 200 euro indennità giornaliera per ricovero.
i) elevare importo a 3.500 euro per rimborso spese parto naturale.
Inserire “Pacchetto Mamma”: Esami prenatali;
Amniocentesi e Villocentesi.
SPESE ODONTOIATRICHE
Elevare a 6.250 euro importo per ogni Assicurato dipendente.
Elevare a 1.000 euro importo per familiare.
No scoperto.
Elevare a 6.000 euro le spese implantologiche.
SPESE SPECIALISTICHE
NO SCOPERTO
Elevare a 6.000 euro importo per protesi oculari, ortopediche, acustiche e
simili, plantari – affitto o noleggio apparecchiature medicali.
Elevare a 2.800 euro importo per spese per terapie di medicina varia.
Elevare a 2.800 euro importo per spese per visite specialistiche
accertamenti diagnostici e di laboratorio.
Elevare a 600 euro le spese sostenute per l’acquisto di lenti correttive da
vista.
Elevare a 700 euro importo per check up, senza scoperto.
Aggiungere nella Medicina preventiva anche la relativa visita medica
specialistica.
Elevare a 3.500 euro extraospedaliere come da C.C.N.L. e integrare come
C.C.N.L.
COPERTURA SANITARIA
Estensione della polizza per ulteriori quattro anni dalla data di cessazione
al personale cessato dal servizio per aver conseguito il diritto alla
pensione di vecchiaia, anzianità o invalidità a carico dell’INPS.
Polizza Malattia Pensionati
Adeguamento e miglioramento condizioni contrattuali copertura sanitaria.
ARTICOLO 31 - PREMI AZIENDALI COLLETTIVI
31.A. – Premio di “produttività” - (PAP).
Elevare a 5.830 euro per 4° livello 7 classe, riparametrato come da
seguente tabella:
Tabella PAP















31.B. - Premio di “redditività” – (PAR).
Fermo restando il minimo garantito, si richiede di elevare il coefficiente da
calcolare sull’utile di Bilancio a 0,075 per mille, ed elevare al 4° livello 7
classe il minimo garantito a 1.000 euro e il massimo a 2.500 euro
riparametrati come da seguenti tabelle:
Tabella PAR minimo garantito















Tabella PAR massimo














Consolidamento annuale del 20%.
ARTICOLO 32 - BUONO PASTO
Elevare a 7,50 euro.
ARTICOLO 35 – DECORRENZA E DURATA
Dal 01 Gennaio 2008 al 31 Dicembre 2011
Rimangono invariati gli articoli non espressamente richiamati.

giovedì 29 maggio 2008

ALLARME SALARI


venerdì 23 maggio 2008

PER NON DIMENTICARE

Giovanni Falcone (18/05/1939 - 23/05/1992)
Paolo Borsellino (19/01/1940 - 19/07/1992)

Le associazioni dei consumatori bocciano l'accordo tra governo e Abi sui mutui

L'Aduc: «Il forte sospetto è che questa operazione sia un ulteriore tentativo di bloccare le surroghe».
MILANO - Ma il provvedimento sui mutui del governo conviene davvero? C'è chi dice di no e con le sue ragioni.
Il presidente dell'Abi Corrado Faissola (Imagoeconomica)Mercoledì il governo «ha sbandierato un accordo con l'associazione delle banche prevedendo un risparmio pari a circa 850 euro all'anno per 1.250.000 famiglie circa. Peccato che la notizia sia falsa» afferma l'Aduc (L'Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori) in una nota.
RATE E TASSI - «Nel comunicato dell'Abi - spiega l'associazione - si legge che l'accordo non prevede alcun risparmio, ma solo una dilazione nel pagamento: si concede un ulteriore finanziamento (a tassi abbastanza agevolati: l'Irs decennale più lo 0,5%). Le famiglie, quindi, non risparmieranno alcunchè, ma pagheranno ulteriori interessi. Il forte sospetto è che questa operazione sia un ulteriore tentativo di bloccare le surroghe che sono, invece, un vero risparmio per i mutuatari (e quindi un costo per le banche). In questi anni gli spread di mercato applicati ai tassi (fissi o variabili) dei mutui sono molto diminuiti. Sostituire un mutuo oggi implica, quasi sempre, avere uno spread più basso. Con la negoziazione-beffa proposta dal Governo e dalla banca si applicherebbe lo stesso spread. Questa operazione consentirebbe alle banche di non perdere i vecchi mutui (tanto remunerativi per loro e tanto costosi per i clienti). Crediamo sia sintomatico che il Governo non abbia deciso di dare attuazione (manca ancora lo specifico decreto) a quanto già previsto in materia nella Finanziaria 2008, cioè la sospensione di alcune rate da pagare quando si è in difficoltà. Ci rendiamo conto che faccia più effetto populistico e mediatico un nuovo decreto che attuare una legge prevista dal precedente Governo di una maggioranza politica diversa, ma se al centro della propria politica ci fossero gli interessi dei mutuatari questi problemi dovrebbero essere affrontati in modo diverso.
A CHI CONVIENE - La falsa notizia del risparmio di 850 euro è figlia di questa logica e sintomatica di una partenza quantomeno sgradevole del nuovo governo. La rinegoziazione proposta dal governo e dall'Abi, può essere utile a chi è in difficoltà a pagare le rate aumentate (e non troverebbe alcuna soluzione migliore nel mercato), per cui è meglio bloccare la rata ai tassi del 2006, anche se questo implica un aumento degli interessi da pagare. Chi è in grado di pagare il vecchio mutuo a tasso variabile (o può accedere ad una surroga con tassi migliorati) è bene che non faccia questa rinegoziazione perchè non risparmia niente, anzi aumenta gli interessi da dare alla banca». Insomma, conclude l'Aduc, «ci dispiace dirlo, ma sul fronte della tutela degli utenti bancari, il governo è partito male».
ADUSBEF - Per l'Adusbef invece l'accordo raggiunto mercoledì «è un'inversione di tendenza rispetto al precedente Governo, che aveva sbandierato lenzuolate di liberalizzazioni fasulle, dalla simmetria dei tassi, alla eliminazione della Commissione di massimo scoperto (che ancora grava sui prestiti in misura del 4,37% l'anno in aggiunta al tasso, nonostante la Cassazione l'avesse annullata), a surroga e portabilità dei mutui, restate lettera morta per l'omessa vigilanza di Bankitalia e la stessa tolleranza di ministri e vice-ministri economici del Governo Prodi, «troppo amici delle banche». Tuttavia Adusbef «non dà alcun credito a banche ed Abi che propagandano risparmi di 850 euro l'anno, vergognose frottole per i creduloni, perchè tali «teorici sconti» saranno messi in coda alle rate, maggiorate di salati interessi (i prestiti nostrani sono già gravati da tassi più elevati di uno 0,70% secco rispetto alla media europea, essendo attestati in Italia al 5,79%, nell'Ue al 5,09%). I risparmi teorici di 850 euro l'anno, fumo negli occhi per gli allocchi, sono del tutto campati in aria, per effetto dell'allungamento della durata del debito, gravato da interessi variabili legati all'IRS e fino alla copertura del debito residuo, ossia capitali ed interessi, che porteranno a 23-24 anni un prestito originario di venti anni».
ADICONSUM - «I mutuatari devono essere consapevoli che ciò che non viene pagato nella rata dovrà essere pagato a fine mutuo caricato degli interessi» afferma in una nota Paolo Landi, dell'Adiconsum, commentando l'accordo raggiunto ieri tra banche e governo. «Perchè - chiede Landi - il governo non utilizza anche i 20 milioni di euro previsti in Finanziaria per i mutuatari in difficoltà? Adiconsum chiede di partecipare al tavolo Governo-Abi per esaminare nel dettaglio le condizioni dell'accordo. Da come è stato spiegato l'accordo, sembrerebbe che oltre un milione di famiglie avrà una riduzione del costo del proprio mutuo a tasso variabile. Non è così. Viene sì ridotta la rata del mutuo, ma la durata del mutuo si allunga e ciò che non si è pagato oggi, sarà pagato in futuro caricato dei relativi interessi. L'aspetto positivo di questo accordo sta nel fatto che la banca è obbligata a rinegoziare mentre fino ad oggi, come è accaduto frequentemente, poteva non offrire la propria disponibilità. In questo senso, l'accordo facilita il rapporto banca-mutuatario e fissa le condizioni dell'accantonamento. L'anno preso a riferimento è il 2006, in cui però si erano già registrati gli aumenti più rilevanti. L'abbassamento della rata del mutuo a tasso variabile di circa 100 euro viene addebitata su un conto finanziamento. Su queste somme maturano interessi ad un tasso fisso (oggi del 5,13%) che si cumulano nel corso degli anni fino alla scadenza del mutuo. Il vantaggio per le famiglie è una rata del mutuo compatibile con il proprio reddito, ma ciò non comporta alcuna riduzione dei relativi interessi maturati e il pagamento di ulteriori interessi a scadenza. Parlare, quindi, di benefici di 800-1000 euro è assolutamente fuori luogo. I vantaggi sembrano più per le banche che per i mutuatari».

Confindustria, il debutto della Marcegaglia, «La malattia dell'Italia è la crescita zero»

«Ma possiamo rinascere» ha detto il neo presidente di Confindustria nel suo primo discorso all'Assemblea.
ROMA - L'assenteismo come «scandalo nazionale», la mano tesa ai sindacati con l'appello a mettere da parte gli «antagonismi», un plauso al nuovo governo per il decreto sulla detassazione degli staordinari, un riferimento specifico alle donne («troppe donne a casa, troppe culle vuote, troppi bimbi poveri»): c'è tutto questo nel primo discorso di Emma Marcegaglia all'Assemblea degli industriali. Ma soprattutto nella relazione della nuova presidente di Confindustria, che ha raccolto due minuti di applausi, c'è la certezza di uno «scenario nuovo e irripetibile» che dà ora al Paese «la possibilità di rinascere». È ottimista il nuovo patron degli industriali. «Solo le passioni, le grandi passioni, possono innalzare lo spirito a grandi cose»., die citando il filosofo Diderot: «Ci muove una straordinaria passione per l’Italia. Per questo sono ottimista. Sono sicura che non sprecheremo questa occasione».
«TORNARE A CRESCERE» - «La malattia dell'Italia si chiama crescita zero» ha spiegato la Marcegaglia sottolineando la necessità del nostro Paese di tornare a crescere a livelli sostenuti. «La crisi internazionale mette a nudo drammaticamente tutte le debolezze del sistema. Non possiamo più eludere o rinviare quelle scelte, anche difficili e impopolari, che sono indispensabili per non compromettere il nostro futuro», ha detto la numero uno degli industriali all'Assemblea citando la riforma dello Stato, gli eccessi di burocrazia, di spesa pubblica, di pressione fiscale e scarsa produttività, di scarsa ricerca come capitoli sui quali intervenire.
MANO TESA AI SINDACATI - Nel suo discorso di insediamento la neopresidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, tende la mano al sindacato. «Possiamo chiudere una lunga stagione di antagonismo - ha affermato -, pensare in maniera nuova il confronto con i sindacati e il modello di relazioni industriali. Oggi sono obsolete».
«BENE IL DECRETO SULLA DETASSAZIONE» - Soddisfazione è stata espressa dal nuovo numero uno degli industriali per il decreto approvato giovedì dal Cdm per la detassazione degli straordinari. «È un segnale importante - ha detto la Marcegaglia -, una misura che Confindustria propone da tempo». «La riforma della contrattazione - ha aggiunto la neo presidente dei Confindustria - dovrà riguardare anche il pubblico impiego, che ha inspiegabilmente ottenuto negli ultimi anni incrementi retributivi più che doppi rispetto al settore privato, senza alcun aumento di efficienza». La Marcegaglia ha definito anche «uno scandalo nazionale i tassi di assenteismo nel pubblico impiego». Non è «accettabile - ha aggiunto - un sistema dove ci sono persone che timbrano il cartellino e subito dopo abbandonano il posto di lavoro. È un insulto nei confronto dei lavoratori onesti. Pubblici e privati».
«MORTI BIANCHE, PROFONDA TRISTEZZA» - Nella relazione della Marcegaglia anche un riferimento al tema della sicurezza sul lavoro. «Ogni incidente sul lavoro è per noi una sconfitta», ha detto Marcegaglia assicurando come la «sicurezza sul lavoro è un nostro obiettivo, prima ancora che la legge ce lo imponga». Il pensiero del numero uno degli industriali va inevitabilmete a Girolamo Di Maio, l'operaio morto in uno degli stabilimenti del suo Gruppo. «Esprimo la mia profonda tristezza e la vicinanza alla famiglia» ha detto la Marcegaglia.
AMBIENTE - Sul surriscaldamento globale, la linea adottata dal presidente di Confindustria è quella di un sì a interventi coordinati per la lotta ai cambiamenti climatici ma a patto che non ostacolino il fare impresa in Europa». «Noi non chiediamo la tutela acritica degli interessi europei - ha spiegato la leader degli industriali - ma non possiamo nemmeno accettare impostazioni autolesionistiche, come continuare con l'adozione unilaterale del protocollo di Kyoto». «Condividiamo - ha proseguito - l'idea di interventi coordinati per i cambiamenti climatici, ma non accettiamo un atteggiamento che rischia di rendere difficile e costosissimo fare impresa in Europa, lasciando che chiunque inquini a piacimento fuori dal nostro territorio».

giovedì 22 maggio 2008

L'IRPEF SENZA GLI STRAORDINARI

La detassazione degli straordinari modifica in modo significativo la fisionomia del più importante tributo italiano. Perciò, non bisogna solo capire se gli obiettivi siano giusti, ma anche se lo strumento individuato sia il più corretto. L'agevolazione fiscale persegue finalità che si prestano a non poche obiezioni, dà risultati iniqui, contrasta con principi cardine del sistema d'imposizione personale del reddito, risponde solo parzialmente a un possibile effetto di inefficienza che riguarda una parte esigua dei soggetti coinvolti e favorisce fenomeni elusivi.
Gli interventi sull’Irpef, preannunciati per il prossimo Consiglio dei ministri, modificano in modo significativo la fisionomia del più importante tributo del nostro ordinamento, mettendone a repentaglio il disegno e rischiando di rendere l’Irpef un’imposta incomprensibile.Per valutarli, quindi, non è solo importante capire se gli obiettivi perseguiti siano giusti, ma anche se lo strumento individuato, l’agevolazione fiscale, sia quello più corretto.Prima di tutto va chiarito che le detassazioni proposte non sono finalizzate a sostenere i salari in via generalizzata. Per questo fine lo strumento fiscale più adeguato sarebbe l’aumento della detrazione per lavoro dipendente, che avrebbe il pregio di riguardare anche i collaboratori a progetto, spesso i più giovani, i quali sono esclusi dalle misure in discussione.Si propone invece di detassare le componenti variabili della retribuzione, quelle cioè che si percepiscono solo a condizione di lavorare più ore (straordinari) o di riuscire a ottenere che l’impresa condivida con il lavoratore un risultato aziendale positivo (premi di risultato).
COMPONENTI VARIABILI E ALIQUOTA MARGINALE EFFETTIVA
Si dice che si interviene sulle parti variabili del salario perché, essendo l’imposta progressiva, le componenti aggiuntive sono tassate ad aliquote marginali più elevate. In particolare nei dibattiti televisivi si sente dire che in molti casi su queste quote retributive si paga il 38 per cento invece del 32 per cento.Èproprio vero?La misura sarà presumibilmente rivolta ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore ai 35mila euro, che, secondo gli ultimi dati a disposizione relativi al 2005 (e senza contare eventuali esclusioni del pubblico impiego) sono circa 17,7 milioni.Va subito chiarito che 3,8 milioni di questi non sono interessati dalla agevolazione perché sono già esenti da tassazione, avendo un reddito inferiore agli 8mila euro. (1) La platea dei lavoratori potenzialmente interessati alla manovra si riduce quindi a 13,9 milioni di soggetti. Di questi, circa 12,2 milioni hanno un reddito al di sotto dei 27.500 euro. Per tutti questi, ogni euro in più guadagnato è sempre tassato allo stesso modo: il 30,34 per cento. Non vi è quindi nessuna necessità di intervenire sulla tassazione del reddito marginale (straordinari e premio di risultato) per compensare un brusco innalzamento del prelievo che gravi specificamente su queste componenti. Un brusco innalzamento si verifica solo per quei soggetti che, eventualmente anche perché aggiungono al proprio salario normale parti variabili, superano la soglia dei 28mila euro, e arrivano, quindi, a un’aliquota marginale effettiva decisamente più alta (superiore al 40 per cento). Si tratta di circa 1,7 milioni di lavoratori.Ma se il problema è questo non sarebbe meglio intervenire, secondo le linee tracciate anche nel libro bianco sull’Irpef, sulla scala delle aliquote, rendendo più morbido il passaggio fra il secondo e il terzo scaglione dell’Irpef per tutti, e non solo per chi fa gli straordinari?
ALCUNE REGOLE DELLA TASSAZIONE SUI REDDITI
Se il provvedimento verrà adottato la nostra Irpef violerà tre importanti regole della tassazione dei redditi.
1) Due soggetti che hanno lo stesso reddito dovrebbero essere tassati nello stesso modo.E invece avverrà che se due soggetti hanno lo stesso reddito di lavoro dipendente, quello per il quale una componente deriva da straordinari o premi sarà tassato meno dell’altro.2) La tassazione non dovrebbe alterare la scala dei redditi. Se prima dell’imposta Aldo ha un reddito più alto di Giovanni, l’imposta può ridurre la distanza fra i due, ma non dovrebbe fare sì che dopo l’imposta Giovanni sia più ricco di Aldo. Ed è invece proprio quello che potrà avvenire con il nuovo sistema di tassazione, se Giovanni fa straordinari o gli viene riconosciuto un premio di risultato.3) Se due redditi hanno uguale natura (per esempio, sono entrambi redditi di lavoro dipendente, come il salario normale e il reddito da straordinari) bisognerebbe tassarli secondo le stesse regole, se no si incentivano comportamenti elusivi, e cioè comportamenti con cui si trasforma fittiziamente l’uno nell’altro, senza cambiare il risultato economico pre-imposta, ma al solo scopo di ridurre l’imposta da pagare.
PERCHÉ DETASSARE GLI STRAORDINARI?
Non solo lo strumento utilizzato, ma anche gli obiettivi perseguiti sollevano alcune perplessità.Per spiegare perché si vuole riconoscere un trattamento di favore per gli straordinari bisognerebbe spiegare, prima di tutto, perché sia un bene, per la collettività che rinuncia a parte del gettito, che i lavoratori facciano degli straordinari.Gli straordinari contribuiscono a dare maggiore flessibilità all’impresa per rispondere a picchi temporanei di domanda.Ègiusto allora che non siano fiscalmente penalizzati e la penalizzazione contributiva, che esisteva fino a pochi mesi fa, è stata rimossa dalla legge attutiva del protocollo sul welfare. Ma perché agevolarli? Una motivazione potrebbe essere che se i lavoratori già occupati lavorano più ore si avrà un aumento del Pil che farà stare tutti meglio. Èuna visione molto riduttiva del benessere sociale, che dimentica, ad esempio, come a esso concorra anche il tempo dedicato agli investimenti nella propria crescita culturale (capitale umano) e alla partecipazione all’educazione dei figli e alla vita sociale (capitale sociale) a cui gli straordinari sottraggono tempo ed energia. Ma anche a prescindere da queste considerazioni, ci sono tanti altri esempi in cui un lavoratore lavora di più, e non si prevede di detassarlo: passa dal part time al lavoro a tempo pieno (come avviene per molte donne dopo la maternità); viene assunto per la prima volta (un giovane) o dopo un periodo di inattività (un disoccupato); lavora di più perché ha un contratto con orario flessibile che non qualifica come straordinario l’erogazione aggiuntiva di ore di lavoro in periodi di alta produzione. Per tutti questi lavoratori che incrementano le ore lavorate, in via temporanea o permanente, nessun premio è previsto. La logica del provvedimento sfugge.
PERCHÉ DETASSARE I PREMI DI RISULTATO?
Nel caso del premio di risultato, l’obiettivo non è quello di incentivare il maggior prodotto che richiede maggior lavoro, ma il maggior valore aggiunto che si ottiene lavorando lo stesso numero di ore (produttività). Un maggior valore aggiunto non è però necessariamente il risultato di uno sforzo volontario e meritevole del singolo lavoratore (che andrebbe comunque premiato non in sede fiscale ma in sede di contrattazione decentrata), dipende generalmente da processi innovativi, anche nella stessa organizzazione del lavoro, che non sono sotto il suo controllo. Potrebbe dipendere da una minore esposizione dell’impresa agli aumenti dei costi delle materie prime importate, o dall’andamento favorevole della domanda mondiale in un particolare settore. Ègiusto che i lavoratori siano fatti parte di questi migliori risultati aziendali, qualunque ne sia la causa, ma perché premiarli fiscalmente, rispetto a lavoratori che operano in aziende più esposte alla concorrenza estera, o più dipendenti dai prezzi all’importazione? Perché penalizzare i lavoratori che hanno minore forza contrattuale per ottenere riconoscimenti legati ai risultati?Se poi si pensa ai premi di produzione individuali, non decisi contrattualmente, perché dare al datore di lavoro la possibilità di “comporre” i salari dei propri dipendenti in modo tale da minimizzare il carico fiscale per alcuni e non per altri?In conclusione, l’agevolazione proposta non solo persegue obiettivi che si prestano a non poche obiezioni, ma dà anche risultati iniqui, contrasta con alcuni principi cardine del sistema d'imposizione personale del reddito, risponde solo parzialmente a un possibile effetto di inefficienza che riguarda una parte esigua dei soggetti coinvolti e favorisce fenomeni elusivi.
(1) In realtà la stima è molto conservativa, perché per i lavoratori con carichi di famiglia la soglia di esenzione cresce rapidamente ed è ad esempio di quasi 13mila euro nel caso di un lavoratore con due figli a carico.

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