a Peppino Impastato e Santo De Luca

mercoledì 18 giugno 2008

BIBLIOTECA SINDACALE UILCA LOMBARDIA

I SAVOIA E LE QUATTRO GIORNATE DI MILANO 1898
MILANO E TORINO


Nei giorni dal 6 al 9 maggio 1898 si perpetrava la carneficina dei vili sabaudi nei confronti del popolo milanese, allora re d'Italia, tale Umberto I diede l'ordine al generale Bava Beccaris di sparare sulla popolazione indifesa che chiedeva "pane"ad un prezzo equo.
A causa dello scoppio della guerra tra Spagna e Stati Uniti, il pane ebbe un fortissimo rincaro, questo significava un aggravio per le popolazioni in Italia le quali già pativano la fame a causa del mal governo della monarchia sabauda. Infatti il governo monarchico non provvedeva! Ed in tutta la penisola si moltiplicano le manifestazioni di protesta contro il caro vita, che sfociarono in tumulti e scontri con la forza pubblica e militare. Gli scioperi e le agitazioni saranno represse soprattutto a Milano dove il generale Beccaris, per ordine del "re buono" Umberto I, soffocherà nel sangue i tumulti. L'ordine di sparare sulla folla inerme provocherà ufficialmente 80 morti e per questo gesto, lo scellerato, monarca, sarà decorato dal re per aver riportato "l'ordine". Sulla carneficina perpetrata durante le quattro giornate, la storiografia riprende l'informazione governativa che indica il numero di 80 morti nelle strade del capoluogo lombardo; altre fonti non riportano alcun numero, limitandosi a scrivere di numerosi morti, altre notizie parlano di 300 morti, per altro giornali dell'epoca il numero è di 500 e nel canto "Il feroce monarchico Bava" "... furon mille i caduti innocenti, sotto il fuoco degli armati caini..." che può anche essere una "licenza poetica".
Questo esecrabile episodio, sarà fondamentale per rendere il già fertile terreno del pensiero e della lotta socialista a Milano ed in tutto il territorio nazionale e rende ancora più vergognoso, insieme all'entrata nel Secondo Conflitto Mondiale e le leggi razziali, il rientro degli eredi di casa Savoia.
A distanza di oltre un secolo, anche se la mano anarchica, pose un riscatto sulla testa di quel re, ma lo stile è sempre quello, pregno ed appiccicoso pragmatismo sabaudo torinese, è ancora fra noi! Nello scorrere lento dei loro due fiumi, in quel clima di esoterismo fondato su principi della massoneria affaristica degli ultimi decenni, gli Agnelli, Torino regge le fila di una economia statalista (dal fascismo, alla balena democristiana, al pentapartito ) per la tutela della forza lavoro, a spesa di tutta la collettività, e gli utili d'esercizio riguardano sempre "quei pochi". Alla fratellanza di tutti le Compagne ed i Compagni che lottano tutt'oggi dalle officine alle fonderie, dove ancora si muore per lavoro, causa l'incuria dei padroni! Perire negli opifici è stato, è e sarà un atto doloso e criminale. Chi lascia i Lavoratori allo "scoperto", solo per il bieco fine di conseguire utili, non proteggendo e prevenendo i rischi, che il lavoro può avere, deve essere severamente punito.
Forti di ciò, noi Compagni di Milano, andiamo sempre più decisi contro i preposti datoriali, nessun
piombo potrà disunire la lotta di classe. Voglio concludere ricordando quello che un vecchio Sindacalista ci ricordava sempre: le lotte Sindacali non si devono mai compiere con gesti ed azioni singole, ma sempre uniti! Avanti Compagni, nel ricordo delle piazze che non devono mai più essere rosse del nostro sangue, ma dalle nostre bandiere!

PIATTAFORMA RINNOVO CONTRATTUALE

RAPPRESENTANZE SINDACALI AZIENDALI
Giugno 2008
IPOTESI DI PIATTAFORMA PER IL
RINNOVO DEL CONTRATTO
INTEGRATIVO AZIENDALE DELLA
ITALIANA ASSICURAZIONI S.p.A.


PREMESSA
Il rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale dei Dipendenti di Italiana
Assicurazioni si colloca in una lunga fase di crescita del mercato
assicurativo italiano.
In questo quadro Italiana Assicurazioni ha promosso investimenti di
grande entità nella rete commerciale e nelle campagne pubblicitarie,
registrando bilanci largamente positivi, in uno scenario che ha visto
acuirsi la concorrenza tra i grandi gruppi assicurativi.
Al completarsi della fase di riorganizzazione non ha però coinciso
l’esaurirsi delle problematiche relative al ruolo della Liquidazione Danni,
alla formazione professionale dei colleghi coinvolti nelle rinnovate
dinamiche di Gruppo e alla maggior valorizzazione delle professionalità di
Italiana.
A questi risultati positivi dell’Azienda non è corrisposto un adeguato
aumento nella retribuzione delle Lavoratrici e dei Lavoratori così come
continuamente sottolineato dalle indicazioni provenienti da tutte le
Istituzioni.
Al contrario il meccanismo incentivante (M.B.O.) adottato dall’Azienda ha,
negli ultimi anni, accentuato le differenze retributive tra i colleghi,
introducendo problematiche di varia natura nello sviluppo del modello
distributivo. L'impegno delle Lavoratrici e dei Lavoratori di ogni settore
aziendale rappresenta un fattore determinante per il raggiungimento dei
risultati economici dell’Azienda e del Gruppo. I risultati di redditività
devono quindi soddisfare criteri di uniformità retribuitiva: il riequilibro
distributivo non è più differibile e risponde ad istanze di eticità ed equità
inderogabili.
ARTICOLO 3 - SALVAGUARDIA DELL’OCCUPAZIONE
In coerenza con l’accordo del 15 settembre 2004 sulla riorganizzazione di
Gruppo e con quanto previsto dall’art. 1 bis del CCNL ANIA, previsioni di
incontri di Gruppo per monitoraggio e verifica degli assetti operativi
relativi alla Liquidazione Danni (qualità del servizio, ruolo e
professionalità dei liquidatori, attività dei periti esterni, ecc.).
ARTICOLO 4 - DIRITTO ALL’INFORMAZIONE
Previsione di apertura di un confronto fra le Parti, in occasione di
riorganizzazione di settori aziendali.
ARTICOLO 9 - ORARIO DI LAVORO
ALLEGATO N. 2 – ORARIO FLESSIBILE
Estensione della flessibilità:
dal LUNEDI’ al GIOVEDI’ Entrata dalle 7.45 alle 9.30
Uscita dalle 16.30 alle 18.30
il VENERDI’ Entrata dalle 7.45 alle 9.30
Uscita dalle 12.00 alle 14.00
Recepimento in C.I.A. ”buone prassi” (ex progetto Concita): gestione
innovativa della genitorialità e personalizzazione oraria.
Possibilità di personalizzazione oraria e flessibilità per i lavoratori dediti
ad attività di volontariato disciplinata dalla legge.
ARTICOLO 10 - LAVORO A TEMPO PARZIALE
Estensione flessibilità in Entrata/Uscita.
Aumento al 20% degli aventi diritto.
ARTICOLO 12 - PERMESSI PERSONALI
Riconoscere aumento di permessi retribuiti a:
2 giorni per nascita figli;
4 giorni per decesso coniuge o convivente more-uxorio, figli, genitori o
altro familiare convivente;
2 giorni per decesso nonni, nipoti in linea retta, fratelli, sorelle.
ARTICOLO 14 - FORMAZIONE PROFESSIONALE
Attivazione Commissione Paritetica per la formazione professionale
tramite l’utilizzo del fondo FOR.TE.
ARTICOLO 15 - ROTAZIONE DELLE MANSIONI
Per il personale inquadrato nell’aree professionali E (1° livello), D (2°
livello), C (3° livello), B posizione organizzativa 1 (4° livello), al 16° anno di
permanenza adeguamento salariale al livello superiore e dopo 19 anni
effettivo passaggio di livello.
Per il personale inquadrato nell’area professionale B posizione
organizzativa 2 (5° livello), dopo 19 anni di perma nenza adeguamento
salariale al livello superiore.
ARTICOLO 16 - ASPETTATIVE
Riduzione ad 1 anno del tempo minimo tra una richiesta e la successiva.
ARTICOLO 17 - FERIE - FESTIVITA’
Riconoscimento come interamente festive delle giornate del 24 e 31
dicembre e recupero delle 8 ore ex-accordo del 10/04/2000 per chiusure
aziendali concordate.
Venerdì ½ giornata di ferie.
Per i part time, con distribuzione oraria ridotta nella giornata di venerdì,
riconoscimento di una giornata di ferie ogni due venerdì.
ARTICOLO 18 - FESTIVITA’ SOPPRESSE
Frazionamento ad ore delle festività soppresse
ARTICOLO 19 - TRATTAMENTO DI TRASFERTA
19.A – Trattamento per il personale incaricato di svolgere abitualmente
attività esterna.
Spese di soggiorno e pernottamento:
1) Elevare la diaria a 35 euro per trasferte che comportino il
consumo di un pasto.
2) Elevare la diaria a 70 euro per trasferte che comportino il
consumo di due pasti.
3) Riconoscimento della diaria di 70 euro anche senza
pernottamento nei casi di comprovate esigenze di servizio.
Elevare l’importo del rimborso forfetizzato di 60 euro per spese
non documentabili in caso di trasferta con pernottamento.
Concorso spese per utilizzo della propria autovettura:
Elevare rimborso chilometrico:
a 0,70 euro per i primi 10.000 KM;
a 0,65 euro oltre i 10.000 KM.
Rideterminazione del rimborso chilometrico se variazione superiore al 2%.
19.B Trattamento per il personale incaricato di svolgere abitualmente
attività interna.
Spese di soggiorno e pernottamento:
Elevare l’importo del rimborso forfetizzato di 60 euro per spese non
documentabili in caso di trasferta con pernottamento.
Elevare a euro 15 il rimborso forfetizzato per trasferte fuori dal comune
sede di lavoro senza pernottamento.
Concorso spese per utilizzo della propria autovettura:
Elevare rimborso chilometrico:
a 0,70 euro per i primi 10.000 KM;
a 0,65 euro oltre i 10.000 KM.
Rideterminazione del rimborso chilometrico se variazione superiore al 2%.
ARTICOLO 21 - FINANZIAMENTO PER L’ACQUISTO
DELLA CASA DI ABITAZIONE

Elevare stanziamento impresa a 1.200.000 euro per anno.
Elevare limite individuale a 180.000 per acquisto 1° casa.
100% valore casa.
Durata massima 30 anni.
Riduzione Tasso.
ARTICOLO 22 - FINANZIAMENTO PER AMPLIAMENTO O
RISTRUTTURAZIONE DELLA CASA DI
ABITAZIONE

Elevare limite individuale a 75.000 euro.
Fermo restando quanto stabilito dall’art. 22 possibilità di richiesta di
finanziamento anche nei primi cinque anni fino concorrenza massima
individuale (vedi art. 21).
ARTICOLO 24 - PRESTITI
24.A. – Prestiti personali.
Elevare stanziamento impresa a 300.000 euro per anno.
Elevare importo massimo individuale a 10.000 euro.
Riduzione Tasso.
24.B.1 – Prestiti per acquisto di autovettura o motociclo per i dipendenti
addetti allo svolgimento di attività interne.
Elevare stanziamento impresa a 250.000 euro per anno.
Elevare importo massimo individuale a 20.000 euro.
Riduzione Tasso.
24.B.2 – Prestiti per acquisto di autovettura o motociclo per i dipendenti
addetti allo svolgimento di attività esterne.
Elevare importo massimo individuale a 25.000 euro.
Prestito a tasso zero.
24.B.3 – Prestiti per acquisto di autovettura o motociclo per i dipendenti
inquadrati nell’Area Professionale A) – sez. A).
Elevare importo massimo individuale a 25.000 euro.
Prestito a tasso zero.
24.C. – Prestiti per (documentati) gravi o straordinari motivi.
Elevare importo massimo individuale a 20.000 euro.
ARTICOLO 25 - LOCAZIONE ALLOGGI AI DIPENDENTI
Richiesta inserimento di nuovi stabili anche di Gruppo.
Adeguamento agevolazioni sui canoni di locazione dipendenti.
Regolamentazione per il personale in quiescenza.
ARTICOLO 26 - PREVIDENZA INTEGRATIVA
Elevare al 6,00% il contributo a carico della Società.
ARTICOLO 27 - FORME PREVIDENZIALI
27.A. – Copertura assicurativa collettiva per gli infortuni professionali ed
extraprofessionali.
7 volte la retribuzione annua lorda.
27.B. – Copertura assicurativa collettiva per il “caso-morte”.
Elevare il capitale assicurato a 150.000 euro.
Elevare a 40.000 euro la quota per ciascun familiare a carico e
a 80.000 euro per ogni figlio minore e senza limiti di età per
figlio disabile (ex legge 104/92).
Capitale massimo complessivo 300.000 euro.
27.C. – Copertura assicurativa collettiva per l’invalidità permanente da
malattia.
7 volte la retribuzione annua lorda.
Polizza Individuale volontaria - I.P.M.
Riduzione della franchigia a 15 punti, ed elevazione del
capitale assicurato a 150.000 euro.
ARTICOLO 28 – COPERTURE ASSICURATIVE INDIVIDUALI
ALLEGATO – Condizioni miglior clientela - Tariffe per contratti
assicurativi
No scoperto.
No franchigia.
Sconto 70% per qualsiasi tipo di polizza.
No sette anni vetustà auto.
ARTICOLO 29 – COPERTURA SANITARIA PER IL PERSONALE
AMMINISTRATIVO INQUADRATO NELLA
AREE PROFESSIONALI A SEZ. B), B–C–D-E
E PERSONALE DI CUI ALLA PARTE
SECONDA DEL C.C.N.L. 17/09/2007
ALLEGATO N. 7 - COPERTURA SANITARIA (1 / 6 livello)
RICOVERI ED INTERVENTI CHIRURGICI AMBULATORIALI
· Terapie relative a malattie oncologiche, ivi incluse protesi
Elevare a 300.000 euro
· Ricoveri di medicina e chirurgia
Elevare a 85.000 euro
· Malattie gravi o intervento di alta chirurgia
Elevare a 350.000 euro
· Inserire assistenza domiciliare per malattia terminale
· Interventi ambulatoriali che non comportino il ricovero
Elevare a 35.000 euro
PRESTAZIONI GARANTITE
a) Elevare a 3.500 euro sostituzione apparecchi terapeutici e
protesi.
b) Dialisi: No limite di 30 applicazioni.
d) Rimborso totale per trasporto con ambulanza o mezzi di
trasporto diversi ed elevare importo a 85.000 euro senza
scoperto.
e) Elevare a 120 i giorni precedenti per il rimborso relativo alle
spese sostenute per terapie varie sanitarie e visite specialistiche,
accertamenti diagnostici e trattamenti specialistici con
l’inserimento dei farmaci post ricovero, senza scoperto.
h) elevare a 200 euro indennità giornaliera per ricovero.
i) elevare importo a 3.500 euro per rimborso spese parto naturale.
Inserire “Pacchetto Mamma”: Esami prenatali;
Amniocentesi e Villocentesi.
SPESE ODONTOIATRICHE
Elevare a 3.800 euro importo per ogni Assicurato dipendente.
Elevare a 600 euro importo per familiare.
No scoperto.
Elevare a 6.000 euro le spese implantologiche.
SPESE SPECIALISTICHE
NO SCOPERTO
Elevare a 6.000 euro importo per protesi oculari, ortopediche, acustiche e
simili, plantari – affitto o noleggio apparecchiature medicali.
Elevare a 2.800 euro importo per spese per terapie di medicina varia.
Elevare a 2.800 euro importo per spese per visite specialistiche
accertamenti diagnostici e di laboratorio.
Elevare a 600 euro le spese sostenute per l’acquisto di lenti correttive da
vista.
Elevare a 700 euro importo per check up, senza scoperto, per i dipendenti
che abbiano superato il 40° anno di età, con cadenz a biennale.
Aggiungere nella Medicina preventiva anche la relativa visita medica
specialistica.
COPERTURA SANITARIA
Estensione della polizza per ulteriori due anni dalla data di cessazione al
personale cessato dal servizio per aver conseguito il diritto alla pensione
di vecchiaia, anzianità o invalidità a carico dell’INPS.
Polizza Malattia Pensionati
Adeguamento e miglioramento condizioni contrattuali copertura sanitaria.
ARTICOLO 30 – COPERTURA SANITARIA PER IL PERSONALE
INQUADRATO NELL’ AREA
PROFESSIONALE A SEZ. A) – FUNZIONARI
ALLEGATO N. 8 - COPERTURA SANITARIA (7 livello)

RICOVERI ED INTERVENTI CHIRURGICI AMBULATORIALI
· Terapie relative a malattie oncologiche, ivi incluse protesi
Elevare a 300.000 euro
· Ricoveri di medicina e chirurgia interventi ambulatoriali che non comportino
il ricovero
Elevare a 200.000 euro
· Malattie gravi o intervento di alta chirurgia
Elevare a 470.000 euro
· Inserire assistenza domiciliare per malattia terminale
PRESTAZIONI GARANTITE
a) Elevare a 3.500 euro sostituzione apparecchi terapeutici e protesi.
b) Dialisi: No limite di 30 applicazioni.
d) Rimborso totale per trasporto con ambulanza o mezzi di
trasporto diversi ed elevare importo a 200.000 euro senza scoperto.
e) Elevare a 120 i giorni precedenti per il rimborso relativo alle spese
sostenute per terapie varie sanitarie e visite specialistiche,
accertamenti diagnostici e trattamenti specialistici con
l’inserimento dei farmaci post ricovero, senza scoperto.
h) elevare a 200 euro indennità giornaliera per ricovero.
i) elevare importo a 3.500 euro per rimborso spese parto naturale.
Inserire “Pacchetto Mamma”: Esami prenatali;
Amniocentesi e Villocentesi.
SPESE ODONTOIATRICHE
Elevare a 6.250 euro importo per ogni Assicurato dipendente.
Elevare a 1.000 euro importo per familiare.
No scoperto.
Elevare a 6.000 euro le spese implantologiche.
SPESE SPECIALISTICHE
NO SCOPERTO
Elevare a 6.000 euro importo per protesi oculari, ortopediche, acustiche e
simili, plantari – affitto o noleggio apparecchiature medicali.
Elevare a 2.800 euro importo per spese per terapie di medicina varia.
Elevare a 2.800 euro importo per spese per visite specialistiche
accertamenti diagnostici e di laboratorio.
Elevare a 600 euro le spese sostenute per l’acquisto di lenti correttive da
vista.
Elevare a 700 euro importo per check up, senza scoperto.
Aggiungere nella Medicina preventiva anche la relativa visita medica
specialistica.
Elevare a 3.500 euro extraospedaliere come da C.C.N.L. e integrare come
C.C.N.L.
COPERTURA SANITARIA
Estensione della polizza per ulteriori quattro anni dalla data di cessazione
al personale cessato dal servizio per aver conseguito il diritto alla
pensione di vecchiaia, anzianità o invalidità a carico dell’INPS.
Polizza Malattia Pensionati
Adeguamento e miglioramento condizioni contrattuali copertura sanitaria.
ARTICOLO 31 - PREMI AZIENDALI COLLETTIVI
31.A. – Premio di “produttività” - (PAP).
Elevare a 5.830 euro per 4° livello 7 classe, riparametrato come da
seguente tabella:
Tabella PAP















31.B. - Premio di “redditività” – (PAR).
Fermo restando il minimo garantito, si richiede di elevare il coefficiente da
calcolare sull’utile di Bilancio a 0,075 per mille, ed elevare al 4° livello 7
classe il minimo garantito a 1.000 euro e il massimo a 2.500 euro
riparametrati come da seguenti tabelle:
Tabella PAR minimo garantito















Tabella PAR massimo














Consolidamento annuale del 20%.
ARTICOLO 32 - BUONO PASTO
Elevare a 7,50 euro.
ARTICOLO 35 – DECORRENZA E DURATA
Dal 01 Gennaio 2008 al 31 Dicembre 2011
Rimangono invariati gli articoli non espressamente richiamati.

giovedì 29 maggio 2008

ALLARME SALARI


venerdì 23 maggio 2008

PER NON DIMENTICARE

Giovanni Falcone (18/05/1939 - 23/05/1992)
Paolo Borsellino (19/01/1940 - 19/07/1992)

Le associazioni dei consumatori bocciano l'accordo tra governo e Abi sui mutui

L'Aduc: «Il forte sospetto è che questa operazione sia un ulteriore tentativo di bloccare le surroghe».
MILANO - Ma il provvedimento sui mutui del governo conviene davvero? C'è chi dice di no e con le sue ragioni.
Il presidente dell'Abi Corrado Faissola (Imagoeconomica)Mercoledì il governo «ha sbandierato un accordo con l'associazione delle banche prevedendo un risparmio pari a circa 850 euro all'anno per 1.250.000 famiglie circa. Peccato che la notizia sia falsa» afferma l'Aduc (L'Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori) in una nota.
RATE E TASSI - «Nel comunicato dell'Abi - spiega l'associazione - si legge che l'accordo non prevede alcun risparmio, ma solo una dilazione nel pagamento: si concede un ulteriore finanziamento (a tassi abbastanza agevolati: l'Irs decennale più lo 0,5%). Le famiglie, quindi, non risparmieranno alcunchè, ma pagheranno ulteriori interessi. Il forte sospetto è che questa operazione sia un ulteriore tentativo di bloccare le surroghe che sono, invece, un vero risparmio per i mutuatari (e quindi un costo per le banche). In questi anni gli spread di mercato applicati ai tassi (fissi o variabili) dei mutui sono molto diminuiti. Sostituire un mutuo oggi implica, quasi sempre, avere uno spread più basso. Con la negoziazione-beffa proposta dal Governo e dalla banca si applicherebbe lo stesso spread. Questa operazione consentirebbe alle banche di non perdere i vecchi mutui (tanto remunerativi per loro e tanto costosi per i clienti). Crediamo sia sintomatico che il Governo non abbia deciso di dare attuazione (manca ancora lo specifico decreto) a quanto già previsto in materia nella Finanziaria 2008, cioè la sospensione di alcune rate da pagare quando si è in difficoltà. Ci rendiamo conto che faccia più effetto populistico e mediatico un nuovo decreto che attuare una legge prevista dal precedente Governo di una maggioranza politica diversa, ma se al centro della propria politica ci fossero gli interessi dei mutuatari questi problemi dovrebbero essere affrontati in modo diverso.
A CHI CONVIENE - La falsa notizia del risparmio di 850 euro è figlia di questa logica e sintomatica di una partenza quantomeno sgradevole del nuovo governo. La rinegoziazione proposta dal governo e dall'Abi, può essere utile a chi è in difficoltà a pagare le rate aumentate (e non troverebbe alcuna soluzione migliore nel mercato), per cui è meglio bloccare la rata ai tassi del 2006, anche se questo implica un aumento degli interessi da pagare. Chi è in grado di pagare il vecchio mutuo a tasso variabile (o può accedere ad una surroga con tassi migliorati) è bene che non faccia questa rinegoziazione perchè non risparmia niente, anzi aumenta gli interessi da dare alla banca». Insomma, conclude l'Aduc, «ci dispiace dirlo, ma sul fronte della tutela degli utenti bancari, il governo è partito male».
ADUSBEF - Per l'Adusbef invece l'accordo raggiunto mercoledì «è un'inversione di tendenza rispetto al precedente Governo, che aveva sbandierato lenzuolate di liberalizzazioni fasulle, dalla simmetria dei tassi, alla eliminazione della Commissione di massimo scoperto (che ancora grava sui prestiti in misura del 4,37% l'anno in aggiunta al tasso, nonostante la Cassazione l'avesse annullata), a surroga e portabilità dei mutui, restate lettera morta per l'omessa vigilanza di Bankitalia e la stessa tolleranza di ministri e vice-ministri economici del Governo Prodi, «troppo amici delle banche». Tuttavia Adusbef «non dà alcun credito a banche ed Abi che propagandano risparmi di 850 euro l'anno, vergognose frottole per i creduloni, perchè tali «teorici sconti» saranno messi in coda alle rate, maggiorate di salati interessi (i prestiti nostrani sono già gravati da tassi più elevati di uno 0,70% secco rispetto alla media europea, essendo attestati in Italia al 5,79%, nell'Ue al 5,09%). I risparmi teorici di 850 euro l'anno, fumo negli occhi per gli allocchi, sono del tutto campati in aria, per effetto dell'allungamento della durata del debito, gravato da interessi variabili legati all'IRS e fino alla copertura del debito residuo, ossia capitali ed interessi, che porteranno a 23-24 anni un prestito originario di venti anni».
ADICONSUM - «I mutuatari devono essere consapevoli che ciò che non viene pagato nella rata dovrà essere pagato a fine mutuo caricato degli interessi» afferma in una nota Paolo Landi, dell'Adiconsum, commentando l'accordo raggiunto ieri tra banche e governo. «Perchè - chiede Landi - il governo non utilizza anche i 20 milioni di euro previsti in Finanziaria per i mutuatari in difficoltà? Adiconsum chiede di partecipare al tavolo Governo-Abi per esaminare nel dettaglio le condizioni dell'accordo. Da come è stato spiegato l'accordo, sembrerebbe che oltre un milione di famiglie avrà una riduzione del costo del proprio mutuo a tasso variabile. Non è così. Viene sì ridotta la rata del mutuo, ma la durata del mutuo si allunga e ciò che non si è pagato oggi, sarà pagato in futuro caricato dei relativi interessi. L'aspetto positivo di questo accordo sta nel fatto che la banca è obbligata a rinegoziare mentre fino ad oggi, come è accaduto frequentemente, poteva non offrire la propria disponibilità. In questo senso, l'accordo facilita il rapporto banca-mutuatario e fissa le condizioni dell'accantonamento. L'anno preso a riferimento è il 2006, in cui però si erano già registrati gli aumenti più rilevanti. L'abbassamento della rata del mutuo a tasso variabile di circa 100 euro viene addebitata su un conto finanziamento. Su queste somme maturano interessi ad un tasso fisso (oggi del 5,13%) che si cumulano nel corso degli anni fino alla scadenza del mutuo. Il vantaggio per le famiglie è una rata del mutuo compatibile con il proprio reddito, ma ciò non comporta alcuna riduzione dei relativi interessi maturati e il pagamento di ulteriori interessi a scadenza. Parlare, quindi, di benefici di 800-1000 euro è assolutamente fuori luogo. I vantaggi sembrano più per le banche che per i mutuatari».

Confindustria, il debutto della Marcegaglia, «La malattia dell'Italia è la crescita zero»

«Ma possiamo rinascere» ha detto il neo presidente di Confindustria nel suo primo discorso all'Assemblea.
ROMA - L'assenteismo come «scandalo nazionale», la mano tesa ai sindacati con l'appello a mettere da parte gli «antagonismi», un plauso al nuovo governo per il decreto sulla detassazione degli staordinari, un riferimento specifico alle donne («troppe donne a casa, troppe culle vuote, troppi bimbi poveri»): c'è tutto questo nel primo discorso di Emma Marcegaglia all'Assemblea degli industriali. Ma soprattutto nella relazione della nuova presidente di Confindustria, che ha raccolto due minuti di applausi, c'è la certezza di uno «scenario nuovo e irripetibile» che dà ora al Paese «la possibilità di rinascere». È ottimista il nuovo patron degli industriali. «Solo le passioni, le grandi passioni, possono innalzare lo spirito a grandi cose»., die citando il filosofo Diderot: «Ci muove una straordinaria passione per l’Italia. Per questo sono ottimista. Sono sicura che non sprecheremo questa occasione».
«TORNARE A CRESCERE» - «La malattia dell'Italia si chiama crescita zero» ha spiegato la Marcegaglia sottolineando la necessità del nostro Paese di tornare a crescere a livelli sostenuti. «La crisi internazionale mette a nudo drammaticamente tutte le debolezze del sistema. Non possiamo più eludere o rinviare quelle scelte, anche difficili e impopolari, che sono indispensabili per non compromettere il nostro futuro», ha detto la numero uno degli industriali all'Assemblea citando la riforma dello Stato, gli eccessi di burocrazia, di spesa pubblica, di pressione fiscale e scarsa produttività, di scarsa ricerca come capitoli sui quali intervenire.
MANO TESA AI SINDACATI - Nel suo discorso di insediamento la neopresidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, tende la mano al sindacato. «Possiamo chiudere una lunga stagione di antagonismo - ha affermato -, pensare in maniera nuova il confronto con i sindacati e il modello di relazioni industriali. Oggi sono obsolete».
«BENE IL DECRETO SULLA DETASSAZIONE» - Soddisfazione è stata espressa dal nuovo numero uno degli industriali per il decreto approvato giovedì dal Cdm per la detassazione degli straordinari. «È un segnale importante - ha detto la Marcegaglia -, una misura che Confindustria propone da tempo». «La riforma della contrattazione - ha aggiunto la neo presidente dei Confindustria - dovrà riguardare anche il pubblico impiego, che ha inspiegabilmente ottenuto negli ultimi anni incrementi retributivi più che doppi rispetto al settore privato, senza alcun aumento di efficienza». La Marcegaglia ha definito anche «uno scandalo nazionale i tassi di assenteismo nel pubblico impiego». Non è «accettabile - ha aggiunto - un sistema dove ci sono persone che timbrano il cartellino e subito dopo abbandonano il posto di lavoro. È un insulto nei confronto dei lavoratori onesti. Pubblici e privati».
«MORTI BIANCHE, PROFONDA TRISTEZZA» - Nella relazione della Marcegaglia anche un riferimento al tema della sicurezza sul lavoro. «Ogni incidente sul lavoro è per noi una sconfitta», ha detto Marcegaglia assicurando come la «sicurezza sul lavoro è un nostro obiettivo, prima ancora che la legge ce lo imponga». Il pensiero del numero uno degli industriali va inevitabilmete a Girolamo Di Maio, l'operaio morto in uno degli stabilimenti del suo Gruppo. «Esprimo la mia profonda tristezza e la vicinanza alla famiglia» ha detto la Marcegaglia.
AMBIENTE - Sul surriscaldamento globale, la linea adottata dal presidente di Confindustria è quella di un sì a interventi coordinati per la lotta ai cambiamenti climatici ma a patto che non ostacolino il fare impresa in Europa». «Noi non chiediamo la tutela acritica degli interessi europei - ha spiegato la leader degli industriali - ma non possiamo nemmeno accettare impostazioni autolesionistiche, come continuare con l'adozione unilaterale del protocollo di Kyoto». «Condividiamo - ha proseguito - l'idea di interventi coordinati per i cambiamenti climatici, ma non accettiamo un atteggiamento che rischia di rendere difficile e costosissimo fare impresa in Europa, lasciando che chiunque inquini a piacimento fuori dal nostro territorio».

giovedì 22 maggio 2008

L'IRPEF SENZA GLI STRAORDINARI

La detassazione degli straordinari modifica in modo significativo la fisionomia del più importante tributo italiano. Perciò, non bisogna solo capire se gli obiettivi siano giusti, ma anche se lo strumento individuato sia il più corretto. L'agevolazione fiscale persegue finalità che si prestano a non poche obiezioni, dà risultati iniqui, contrasta con principi cardine del sistema d'imposizione personale del reddito, risponde solo parzialmente a un possibile effetto di inefficienza che riguarda una parte esigua dei soggetti coinvolti e favorisce fenomeni elusivi.
Gli interventi sull’Irpef, preannunciati per il prossimo Consiglio dei ministri, modificano in modo significativo la fisionomia del più importante tributo del nostro ordinamento, mettendone a repentaglio il disegno e rischiando di rendere l’Irpef un’imposta incomprensibile.Per valutarli, quindi, non è solo importante capire se gli obiettivi perseguiti siano giusti, ma anche se lo strumento individuato, l’agevolazione fiscale, sia quello più corretto.Prima di tutto va chiarito che le detassazioni proposte non sono finalizzate a sostenere i salari in via generalizzata. Per questo fine lo strumento fiscale più adeguato sarebbe l’aumento della detrazione per lavoro dipendente, che avrebbe il pregio di riguardare anche i collaboratori a progetto, spesso i più giovani, i quali sono esclusi dalle misure in discussione.Si propone invece di detassare le componenti variabili della retribuzione, quelle cioè che si percepiscono solo a condizione di lavorare più ore (straordinari) o di riuscire a ottenere che l’impresa condivida con il lavoratore un risultato aziendale positivo (premi di risultato).
COMPONENTI VARIABILI E ALIQUOTA MARGINALE EFFETTIVA
Si dice che si interviene sulle parti variabili del salario perché, essendo l’imposta progressiva, le componenti aggiuntive sono tassate ad aliquote marginali più elevate. In particolare nei dibattiti televisivi si sente dire che in molti casi su queste quote retributive si paga il 38 per cento invece del 32 per cento.Èproprio vero?La misura sarà presumibilmente rivolta ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore ai 35mila euro, che, secondo gli ultimi dati a disposizione relativi al 2005 (e senza contare eventuali esclusioni del pubblico impiego) sono circa 17,7 milioni.Va subito chiarito che 3,8 milioni di questi non sono interessati dalla agevolazione perché sono già esenti da tassazione, avendo un reddito inferiore agli 8mila euro. (1) La platea dei lavoratori potenzialmente interessati alla manovra si riduce quindi a 13,9 milioni di soggetti. Di questi, circa 12,2 milioni hanno un reddito al di sotto dei 27.500 euro. Per tutti questi, ogni euro in più guadagnato è sempre tassato allo stesso modo: il 30,34 per cento. Non vi è quindi nessuna necessità di intervenire sulla tassazione del reddito marginale (straordinari e premio di risultato) per compensare un brusco innalzamento del prelievo che gravi specificamente su queste componenti. Un brusco innalzamento si verifica solo per quei soggetti che, eventualmente anche perché aggiungono al proprio salario normale parti variabili, superano la soglia dei 28mila euro, e arrivano, quindi, a un’aliquota marginale effettiva decisamente più alta (superiore al 40 per cento). Si tratta di circa 1,7 milioni di lavoratori.Ma se il problema è questo non sarebbe meglio intervenire, secondo le linee tracciate anche nel libro bianco sull’Irpef, sulla scala delle aliquote, rendendo più morbido il passaggio fra il secondo e il terzo scaglione dell’Irpef per tutti, e non solo per chi fa gli straordinari?
ALCUNE REGOLE DELLA TASSAZIONE SUI REDDITI
Se il provvedimento verrà adottato la nostra Irpef violerà tre importanti regole della tassazione dei redditi.
1) Due soggetti che hanno lo stesso reddito dovrebbero essere tassati nello stesso modo.E invece avverrà che se due soggetti hanno lo stesso reddito di lavoro dipendente, quello per il quale una componente deriva da straordinari o premi sarà tassato meno dell’altro.2) La tassazione non dovrebbe alterare la scala dei redditi. Se prima dell’imposta Aldo ha un reddito più alto di Giovanni, l’imposta può ridurre la distanza fra i due, ma non dovrebbe fare sì che dopo l’imposta Giovanni sia più ricco di Aldo. Ed è invece proprio quello che potrà avvenire con il nuovo sistema di tassazione, se Giovanni fa straordinari o gli viene riconosciuto un premio di risultato.3) Se due redditi hanno uguale natura (per esempio, sono entrambi redditi di lavoro dipendente, come il salario normale e il reddito da straordinari) bisognerebbe tassarli secondo le stesse regole, se no si incentivano comportamenti elusivi, e cioè comportamenti con cui si trasforma fittiziamente l’uno nell’altro, senza cambiare il risultato economico pre-imposta, ma al solo scopo di ridurre l’imposta da pagare.
PERCHÉ DETASSARE GLI STRAORDINARI?
Non solo lo strumento utilizzato, ma anche gli obiettivi perseguiti sollevano alcune perplessità.Per spiegare perché si vuole riconoscere un trattamento di favore per gli straordinari bisognerebbe spiegare, prima di tutto, perché sia un bene, per la collettività che rinuncia a parte del gettito, che i lavoratori facciano degli straordinari.Gli straordinari contribuiscono a dare maggiore flessibilità all’impresa per rispondere a picchi temporanei di domanda.Ègiusto allora che non siano fiscalmente penalizzati e la penalizzazione contributiva, che esisteva fino a pochi mesi fa, è stata rimossa dalla legge attutiva del protocollo sul welfare. Ma perché agevolarli? Una motivazione potrebbe essere che se i lavoratori già occupati lavorano più ore si avrà un aumento del Pil che farà stare tutti meglio. Èuna visione molto riduttiva del benessere sociale, che dimentica, ad esempio, come a esso concorra anche il tempo dedicato agli investimenti nella propria crescita culturale (capitale umano) e alla partecipazione all’educazione dei figli e alla vita sociale (capitale sociale) a cui gli straordinari sottraggono tempo ed energia. Ma anche a prescindere da queste considerazioni, ci sono tanti altri esempi in cui un lavoratore lavora di più, e non si prevede di detassarlo: passa dal part time al lavoro a tempo pieno (come avviene per molte donne dopo la maternità); viene assunto per la prima volta (un giovane) o dopo un periodo di inattività (un disoccupato); lavora di più perché ha un contratto con orario flessibile che non qualifica come straordinario l’erogazione aggiuntiva di ore di lavoro in periodi di alta produzione. Per tutti questi lavoratori che incrementano le ore lavorate, in via temporanea o permanente, nessun premio è previsto. La logica del provvedimento sfugge.
PERCHÉ DETASSARE I PREMI DI RISULTATO?
Nel caso del premio di risultato, l’obiettivo non è quello di incentivare il maggior prodotto che richiede maggior lavoro, ma il maggior valore aggiunto che si ottiene lavorando lo stesso numero di ore (produttività). Un maggior valore aggiunto non è però necessariamente il risultato di uno sforzo volontario e meritevole del singolo lavoratore (che andrebbe comunque premiato non in sede fiscale ma in sede di contrattazione decentrata), dipende generalmente da processi innovativi, anche nella stessa organizzazione del lavoro, che non sono sotto il suo controllo. Potrebbe dipendere da una minore esposizione dell’impresa agli aumenti dei costi delle materie prime importate, o dall’andamento favorevole della domanda mondiale in un particolare settore. Ègiusto che i lavoratori siano fatti parte di questi migliori risultati aziendali, qualunque ne sia la causa, ma perché premiarli fiscalmente, rispetto a lavoratori che operano in aziende più esposte alla concorrenza estera, o più dipendenti dai prezzi all’importazione? Perché penalizzare i lavoratori che hanno minore forza contrattuale per ottenere riconoscimenti legati ai risultati?Se poi si pensa ai premi di produzione individuali, non decisi contrattualmente, perché dare al datore di lavoro la possibilità di “comporre” i salari dei propri dipendenti in modo tale da minimizzare il carico fiscale per alcuni e non per altri?In conclusione, l’agevolazione proposta non solo persegue obiettivi che si prestano a non poche obiezioni, ma dà anche risultati iniqui, contrasta con alcuni principi cardine del sistema d'imposizione personale del reddito, risponde solo parzialmente a un possibile effetto di inefficienza che riguarda una parte esigua dei soggetti coinvolti e favorisce fenomeni elusivi.
(1) In realtà la stima è molto conservativa, perché per i lavoratori con carichi di famiglia la soglia di esenzione cresce rapidamente ed è ad esempio di quasi 13mila euro nel caso di un lavoratore con due figli a carico.

benzina e gasolio ai massimi, sfiorano gli 1,5 euro al litro

Petrolio: nuovo record, supera i 133 dollari.
NEW YORK - Nuovo record del prezzo del petrolio. Il greggio Usa ha superato anche la soglia di 133 dollari al barile, spinto dai timori relativi agli approvvigionamenti e dalla debolezza del biglietto verde. Il wti ha superato per la prima volta quota 133 dollari al barile, fino al picco di 133,38 dollari. Primato anche per il Brent (il petrolio del mare del Nord) che sulla piazza di Londra ha toccato i 131,23 dollari al barile.
EURO - Anche l'euro guadagna un centesimo netto sul dollaro: 1,5753 al fixing della Banca centrale europea, martedì era a 1,5654.
AI MASSIMI ANCHE BENZINA E GASOLIO - Sulla scia del rialzo del greggio la benzina e il gasolio sono arrivati ad un passo dagli 1,5 euro al litro. La verde e il diesel hanno infatti segnato oggi un nuovo record portandosi a quota 1,4999 euro al litro sulla rete Agip che secondo fonti di settore ha rivisto al rialzo entrambi di 1,1 centesimi.E continua quindi a crescere il costo dei carburanti per gli automobilisti italiani che nel giro degli ultimi 5 mesi, dall'inizio cioè dell'anno, hanno visto il pieno per un'auto di medio-alta cilindrata aumentare di oltre 6 euro mentre per un rifornimento completo di una vettura delle stesse caratteristiche diesel l'aggravio è ben superiore: quasi 15 euro in più rispetto ai primi giorni di gennaio scorso. Un litro di diesel nei primi giorni del 2008 costava infatti intorno a 1,209 euro al litro contro gli attuali picchi a 1,499 euro segnati oggi dall'Agip, vale a dire quasi 30 centesimi in meno rispetto i livelli attuali. Per un litro di verde, invece, ad inizio anno erano necessari 1,374 euro contro i quasi 1,5 euro di oggi.

Abolita l'Ici, detassati gli straordinari

La detassazione al 10% sulle ore lavorate in più e sui premi legati alla produttività. Esclusi gli statali.
Via libera dal Consiglio dei ministri all’abolizione dell’Ici sulla prima casa e alla detassazione di premi e straordinari. Confermata la cedolare secca del 10% sulle ore lavorate in più e sui premi legati alla produttività. L’aliquota agevolata si applica su un plafond non superiore a 3. 000 euro e per i redditi fino a 35. 000 euro percepiti nel 2007 e attestati dalla dichiarazione dei redditi. Il pacchetto fiscale che comprende la detassazione degli straordinari e l’eliminazione dell’Ici dovrebbe avere un costo di 2,7-2,8 miliardi di euro, che «saranno tutti coperti interamente da tagli di spesa».
Ridotte rate mutui variabiliLe banche offriranno ai clienti la possibilità di rinegoziare i mutui prima casa a tasso variabile accesi prima del 2007. Questo, come apprende radiocor, l’accordo tra abi e ministro dell’economia, giulio tremonti. La convenzione potrebbe trovare posto nella cornice del dl fiscale che il governo vara oggi. Le rate residue verranno ricalcolate sulla base dei tassi medi del 2006, nettamente inferiori a quelle attuali, e mantenute fisse fino alla scadenza.
L’accordo prevede che la differenza rispetto all’importo attuale delle rate dei mutui venga addebitata su un conto del cliente al quale si applicherà un tasso irs a 10 anni maggiorato di uno spread dello 0,50 per cento. I clienti potranno chiedere alle banche la rinegoziazione entro il prossimo 31 dicembre. L’intesa è stata illustrato oggi a milano dai vertici dell’abi ai banchieri dell’esecutivo ed ha colto l’unanime apprezzamento dei partecipanti.Mutui, Berlusconi: «Si potrà tornare a rate del 2006»Il governo ha adottato misure per aiutare le famiglie in difficoltà con il pagamenmto delle rate dei mutui. Ad annunciarlo il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri straordinario a Napoli. Il meccanismo, spiega Berlusconi, prevede «la possibilità per coloro che pagano le rate del mutuo con tasso variabile e hanno stipendi fermi al 2006 di tornare a pagare la stessa rata pagata nel 2006, con la possibilità di vedersi riconosciuta la somma pagata in più».
«Abolizione Ici è spinta allo sviluppo»L’abolizione dell’Ici sulla prima casa consentirà «una spinta allo sviluppo» e la detassazione degli straordinari «incrementerà la produttività». Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a proposito dei due provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri di Napoli. Con la cancellazione dell’Ici vogliamo «porre rimedio alla perdita di valore del potere d’acquisto delle famiglie e dare una spinta allo sviluppo del Paese che oggi registra crescita zero». Con la detassazione degli straordinari «si darà maggiore produttività alle imprese». Tremonti: «Senza l'Ici meno ansie per le famiglie»«Togliendo l’Ici e togliendo un pò di mutuo, pensiamo anche di togliere un pò di angoscia che si è andata cumulando in questi anni per le famiglie»: così il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti spiega il senso del provvedimento con il quale si potrà pagare il mutuo a tassi del 2006, qualora si abbia scelto il tasso variabile e qualora esso sia salito negli ultimi due anni. «Udite, udite - afferma Tremonti in conferenza stampa - le famiglie potranno ristrutturare il mutuo. Vale a dire, la rata da variabile diventa fissa e fissa al 2006. Alla scadenza del mutuo, se i tassi sono saliti il contratto di mutuo dura un pò di più. Se nel frattempo i tassi sono scesi, le banche restituiranno i soldi». Ma, siccome «il diavolo si annida nei dettagli», Tremonti promette che «saremo attenti alla tempistica e alla modulistica». Il Ministro afferma di «riconoscere lo sforzo comune fatto assieme al settore bancario».

"I mutui ai tassi del 2006"

Tremonti: accordo con le banche, si potranno rinegoziare i prestiti variabili.
La trattativa è andata avanti per giorni, al riparo dei riflettori. I banchieri da una parte, Giulio Tremonti dall'altra. L'impegno è quello di congelare le rate dei mutui a tasso variabile di chi, con gli ultimi aumenti, non ce la fa più. L'accordo, a sorpresa, arriva al primo consiglio dei ministri dentro al pacchetto di misure economiche: l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione per i salari fino a 30mila euro. Il ministro dell'Economia parla soddisfatto alla fine della riunione fra gli arazzi del Palazzo Reale: «Non è un miracolo, ma è qualcosa. Per ottenerlo il presidente del Consiglio ha fatto moral suasion, io fiscal suasion». Tremonti fa il verso al gergo elegante e un po' snob dei banchieri centrali, ammettendo di avere ottenuto dalle banche lo sconto con la minaccia di un aumento delle tasse per decreto. Il sistema escogitato assomiglia ad un tipo di mutuo che già alcune banche offrono ai clienti: l'accordo permetterà di rinegoziare i contratti a tasso variabile stipulati a partire dal 2007, ma con una rata fissa «fuorimercato» uguale a quella pagata in media nel 2006. All'inizio la durata del mutuo resterà la stessa: l'allungamento eventuale dipenderà dai tassi di interesse. Se la curva sarà cresciuta, il periodo salirà; se sarà scesa si pagherà meno. La convenzione sarà firmata dal Tesoro e dall'associazione delle banche entro 30 giorni dall'entrata in vigore del decreto e potrebbe interessare più di un milione di famiglie. Non è la prima volta che i banchieri si siedono ad un tavolo per discutere di mutui; accadde con i decreti Bersani sulla portabilità, e il risultato fu che molti istituti, nonostante un accordo firmato con i consumatori, non lo rispettarono. «Sappiamo che il diavolo sta nel dettaglio, dunque vigileremo», avverte Tremonti. «Ma va detto che le banche hanno fatto uno sforzo nell'interesse nazionale». Bersani è scettico: «Il rischio è quello di un cartello legittimato dalla legge».Se lo sgravio sui mutui sarà a costo zero per lo Stato, l'abolizione completa dell'Ici e la detassazione sperimentale degli straordinari costeranno in tutto 2,6 miliardi. Il taglio dell'imposta sulla prima casa è confermato per quasi tutte le abitazioni (escluse case di pregio, castelli e ville) e comprenderà cantine e garage. All'ultimora, per ridurre i costi, il ministro del Lavoro Sacconi ha ristretto ancora la platea di coloro che godranno della detassazione degli straordinari: a partire da luglio l'aliquota al 10% verrà applicata ai dipendenti che nel 2007 hanno presentato un modello «Cud» non superiore ai 30mila euro, e fino ad un massimo di tremila euro annui fra straordinari, premi ed incentivi. Restano fuori sia gli statali sia le forze dell'ordine. «Per loro - promette il ministro della Funzione pubblica Brunetta - se ne riparla in Finanziaria». Questi tagli, garantisce Tremonti, verranno finanziati con risparmi di spesa che però ieri non ha precisato. «Posso dirvi che una voce nel mirino è alla lettera A come apicoltura: due milioni di euro». Si sa che le altre sono nell'ultima Finanziaria, fra gli incentivi alle imprese e nel decreto milleproroghe (in particolare la Visco Sud), l'ultimo treno bipartisan che alla fine della scorsa legislatura «ha in alcuni casi scandalosamente distribuito» qualche centinaio di milioni. Aggiunge il Cavaliere: «Abbiamo tagliato i regali agli amici e agli amici degli amici: un repulisti dei capricci in cui la precedente amministrazione si era esercitata non poco». Tremonti ribadisce che né ora né nei prossimi mesi verranno messe le mani nelle tasche degli italiani. A giugno, quando ci vorranno nuovi sacrifici per la manovra, ci penseranno banche, assicurazioni e società energetiche. «Ci sarà una rimodulazione della base imponibile». Il ministro lo sussurra ad un pugno di cronisti poco prima della conferenza stampa finale: «Sanno già che gli tocca comunque».

mercoledì 21 maggio 2008

Il nostro libero pensiero:
BILANCIO ITALIANA ASS. 2007



Quest'anno, Italiana Assicurazioni chiude con attivo di 22 milioni di euro, buon risultato!
Noi come UILCA ITALIANA abbiamo appreso la notizia con un senso positivo, ma una considerazione: ma come mai il premio variabile dipendenti, con la procedura del conteggio in percentuale, sarà minore dello scorso anno!
Risposta corale: perché nel 2007 è stato più basso che nel 2006! Strano tutto il comparto esce in utile maggiore!
Mi torna in mente, che a seguito di un pranzo domenicale (ma anche durante le cene settimanali) di assopirmi sul divano e in una sorta di pre-anestesia, sentire il nome della mia Compagnia: " la trasmissione è o è stata presentata da Italiana Assicurazione..." che bello, puntiamo al riconoscimento del marchio, siamo diventati anche noi un tormentone pubblicitario.
Così, una campagna pubblicitaria su tutte le reti nazionali più importanti ed in orari strategici, di una durata iniziale di tre mesi, pare ora rinnovata, ha gravato sui costi. Chiunque sa, che questi milioni di euro, avranno un ritorno economico, la pubblicità serve proprio a questo scopo!
Ma allora, dove può esserci la riduzione di un premio variabile e di conseguenza l'utile di quest'anno? Dallo spreco! Assunzioni mirate, con l'impiego di mansioni non inferiori al 6° livello con trattative tutte individuali, auto aziendali che se anche dirigenti con il loro stipendio non si comprerebbero mai di tasca loro! E per andare dove, a rappresentare la Compagnia in qualche riunione annuale. Cene e meeting, solo per alcuni prescelti sempre pochi dipendenti, escludendo la maggior parte, senza dare motivi solo per le loro scelte, oserai dire quasi personali, di simpatia, facendo trasparire motivazioni: quello è rompiscatole, troppo anziano, donna con figli e famiglia.
La selezione!
Senza tralasciare, il convegno finale con gli Agenti della Compagnia, che noi ringrazieremo sempre, per il solo motivo che vendono e fanno l'utile, in paesi bellissimi e lontani, buoni per un viaggio turistico e non per farci un congresso, a meno che mi sovviene i famosi fatti dai medici e categorie simili nei paesi più esotici, che forse più di parlare della professione, sono solo viaggi offerti!
Pauperismo, tanto di voga in questi giorni nella nostra società, fa credere, che più pacatezza pari a quella dei nostri nonni, forti di sapere che austerità e umiltà sono punti di forza e non di debolezza.
Per ultimo, scrivo questo articolo, per non dover un domani pensare che in momenti di vacche magre, i soliti che pagano sono gli ultimi, e cioè gli impiegati, si quelli esclusi dai loro corsi e convegni, ma che con senso di responsabilità, noi abbiamo sempre informato.
BIBLIOTECA SINDACALE UILCA LOMBARDIA

SOCIALISMO E SOCIALE


Qualche giorno fa, mi veniva posta una considerazione, paradossale. Un'equazione storica, ossia “...ma anche la destra (quella nuova, antireazionaria e non quella reazionaria) è con il popolo, ha un aspetto sociale...”. Così ho avuto l'opportunità, di ricostruire e motivare un'affermazione di questo genere, ma mi sono chiesto: perché dobbiamo assumere una posizione relativista? Non possiamo accettare tutto, il revisionismo non deve superare i principi. Pertanto, nella genesi del Movimento Operaio, il Socialismo vede sorgere il sole del nuovo mondo sociale, nel rispetto dei principi delle Internazionali Francese ed Americana, che sancivano i Diritti dell'uomo. Così sia il Socialismo ed il Sociale vedono una vera e concreta applicazione, sviluppata dalla contrapposizione delle lotta sociale di classe.
Saltando nella storia, arriviamo al 1917, la terza Internazionale si va compiendo, nella Rivoluzione d'Ottobre, che sovverte uno Stato monarchico feudatario, dove ancore vige la servitù della gleba.
Neanche qualche anno dopo, al termine della Grande Guerra, taluni principi assumo impropriamente la dicitura sociale, e diventano la distorsione dei principi Socialisti. Il Fascismo è
sociale, solo per qualche provvedimento, tra l'altro preso per l'evolversi della nostra società e di tutta la società mondiale e non per ultimo, nell'animo del suo fondatore i cui valori Socialisti avevano una radicata formazione. Il lavaggio di una certa ideologia, non può farci che riflettere,.Talune figure politiche, che ora occupano ruoli istituzionali importantissimi, non possono edulcorarci la forza sociale del Movimento Operaio e Socialista, passando che con il “popolo” stanno anche loro.
Sociale è lo sviluppo di una società, fondata sui principi della dignità, dell'uguaglianza, della redistribuzione delle ricchezze e della fratellanza. Con la Costituzione e la sua promulgazione, si nota l'assenza di chi sociale ha fatto, solo disperazione e distruzione. Dall'oblio sono risorti, per pace sociale, ma nessuno di loro può confondere tutti i nostri principi, ma mai e poi mai, potrà offuscare quel sole nascente, dell'uguaglianza.

venerdì 16 maggio 2008

L'ITALIA NELLA SPIRALE DEL "DEGIOVANIMENTO"*

Siamo uno dei paesi più squilibrati nei rapporti tra le generazioni. Rispetto ai coetanei europei, i giovani italiani contano meno non solo dal punto di vista demografico, ma anche da quello sociale, economico e politico. Se alla riduzione quantitativa delle nuove generazioni non si risponde con un aumento qualitativo, nessuna barriera protezionistica sarà sufficiente per proteggerci dal declino. Quando in una popolazione aumenta il peso delle nuove generazioni si parla di “ringiovanimento”. Nel caso di un processo opposto, nel quale la consistenza delle nuove generazioni si riduce, si parla di “invecchiamento”. Tale termine però porta a concentrare più l’attenzione sulla crescita della popolazione anziana e sulle sue implicazioni, e meno invece sulla riduzione della popolazione giovanile.
POCHI GIOVANI E POCO VALORIZZATI
Il confronto tra Italia e Francia può essere illuminante in questo senso. La longevità nei due paesi è molto simile, del tutto comparabili sono i livelli dell’aspettativa media di vita, e analogo è anche l’ammontare della popolazione. La differenza sta tutta nella parte bassa della piramide delle età. Negli ultimi venticinque anni la fecondità francese si è mantenuta su valori poco inferiori ai due figli per donna, soglia che rappresenta il livello di equilibrio nel rapporto generazionale. Nello stesso periodo l’Italia è diventata uno dei paesi con più cronica denatalità al mondo. La conseguenza è che ora rispetto alla Francia contiamo oltre quattro milioni e mezzo di under 25 in meno. Siamo inoltre in Europa lo stato con peso più basso di tale fascia d’età sul totale della popolazione: gli unici scesi sotto quota 25%.

Figura 1 - Percentuale popolazione under 25















Quello del declino demografico dei giovani è un fenomeno del tutto inedito e del quale il nostro paese è una della punte più avanzate. Un processo che, per analogia con quello della denatalità e per contrapposizione a quello del ringiovanimento, potremmo chiamare “degiovanimento”(1). Il rischio è che al degiovanimento demografico corrisponda anche un degiovanimento sociale, vale a dire una perdita generalizzata di peso e di importanza delle nuove generazioni.
RAPPORTI GENERAZIONALI SQUILIBRATI
La teoria economica dice che se un bene diventa più raro tende a diventare di conseguenza anche più prezioso, aumenta di valore e viene più ricercato. Stranamente, però, ciò non accade in Italia per il bene “giovani”. I giovani italiani, rispetto ai coetanei europei, contano meno non solo dal punto di vista demografico, ma anche da quello sociale, economico e politico (2). Siamo infatti il paese che nel complesso risulta più squilibrato nei rapporti tra generazioni. C’è, in primis, lo squilibrio nei rapporti quantitativi, che corrisponde anche a un minor peso elettorale per le nuove generazioni. Ma esiste anche un deficit di presenza dei giovani nella classe dirigente. La maggiore gerontocrazia del mondo politico di cui soffre il nostro Paese è inoltre accentuata da barriere anagrafiche di ingresso nel Parlamento che difficilmente trovano paragoni negli altri paesi occidentali (3). L’occupazione under 25 è poi tra le più basse (la Spagna negli ultimi dieci anni ci ha superati) e la disoccupazione tra le più elevate. Per chi poi trova lavoro, come dimostrano i dati Istat e della Banca d’Italia, i salari risultano particolarmente bassi ed il divario con quelli dei cinquantenni si è ampliato. Sbilanciata a favore delle generazioni più vecchie è anche la spesa sociale. In tutti gli altri paesi dell’area euro, le pensioni incidono per meno della metà della spesa per protezione sociale, noi invece superiamo il 60%. Se si scorporano le pensioni spendiamo un terzo in meno per tutte le altre voci rispetto alla media europea.
Figura 2 – Spesa sociale (% sul Pil) escluse le pensioni
















La questione pensionistica è un ulteriore elemento di iniquità nel rapporto tra le generazioni: come ben noto, le riforme previdenziali hanno nel complesso addossato la maggior parte dei costi dell’invecchiamento sulle nuove generazioni (4). E, dulcis in fundo, la più odiosa delle iniquità nei rapporti intergenerazionali: il debito pubblico. Nel 2007 l’indebitamento italiano è stato l’unico dell’area euro a trovarsi sopra il Pil, mentre in tutti gli altri grandi paesi europei non oltrepassa il 65%. Un debito che, come sottolineano Boeri e Galasso (5), è servito alla generazione dei padri per salvaguardare il proprio benessere e che ora brucia risorse che potrebbero essere destinate a rendere meno squilibrata la spesa per protezione sociale verso le nuove generazioni.
Il nuovo governo Berlusconi si è dato il compito di far rialzare l’Italia. Difficilmente però il Paese riuscirà a rimettersi in piedi e a correre come gli altri se prima non ridurrà il macigno del debito pubblico che si porta sulle spalle.
USCIRE DALLA SPIRALE
La spirale del “degiovanimento” penalizza lo sviluppo e la crescita. Per mantenere competitivo il Paese, alla diminuzione quantitativa delle nuove generazioni si deve rispondere con un aumento qualitativo. La strada è semplice, si deve invertire completamente la rotta. Ovvero, fare quello che sinora non si è fatto: investire in formazione, in opportunità occupazionali e in protezione sociale. Ma poi, soprattutto, premiare i migliori. L’Italia dei prossimi decenni sarà "meno peggio" di quella presente solo se avremo figli mediamente più bravi dei padri e consentiremo ai più capaci di arrivare ai posti più importanti e prestigiosi. In caso contrario, al di là di qualsiasi barriera protezionistica verso l’esterno, il declino è assicurato.

E LE DONNE RESTANO A CASA

Nel rapporto di Save the Children l'Italia è agli ultimi posti fra i paesi europei per condizioni di salute, lavoro e pari opportunità delle madri. Quoziente familiare e detassazione degli straordinari aumentano il divario tra lavoratori e lavoratrici. Mentre con costi simili si potrebbero detassare le spese delle famiglie con figli in cui le madri lavorano e usano servizi, in un percorso volto a modificare la struttura familiare italiana, caratterizzata da ruoli fortemente tradizionali. Altrimenti, il rischio è di rendere ancora più grave il binomio donne a casa e culle vuote.
Nel giorno della festa della mamma è stato pubblicato il nono rapporto di Save the Children dal titolo “State of the World’s Mothers” (www.savethechildren.org) che mostra un ranking per molti paesi sviluppati e non, sulla condizione di salute, lavoro e pari opportunità delle madri. L’Italia è al diciannovesimo posto, ultima o quasi dei paesi europei.
LA SITUAZIONE E LE PRIORITÀ DEL GOVERNO
Tra i fattori che spingono l’Italia così in basso ci sono i divari di reddito uomo/donna (che ci vede allo stesso livello del Belize, della Repubblica Dominicana e dell’ Honduras) e ben lontani dall’80 per cento circa della maggior parte dei paesi del Nord Europa.Un altro fattore è la rappresentanza politica, cioè la percentuale di donne presenti nel governo nazionali (solo il 17 per cento ) che ci vede simili al Gabon, o alla Bolivia e di nuovo ben distanti dal Nord Europa (con il 44 per cento). Mentre in questi paesi il tasso di partecipazione delle donne, con figli e non, è quasi uguale a quello maschile e il numero di figli per donna è vicino a due, in Italia più di una donna su due, in età di lavoro, non è occupata e ha un figlio solo o nessuno.Nonostante l’avvicinarsi degli obiettivi di Lisbona e gli appelli recenti del Presidente della Repubblica che chiede di “affrontare le politiche per la famiglia, con misure volte ad elevare il tasso di occupazione femminile e a conciliare la vita familiare e la vita lavorativa”, sembra che le priorità annunciate dal nuovo governo vadano nella direzione opposta.Da un lato è indicativo il basso numero di donne ministro, solo quattro su ventuno, nel nuovo esecutivo, dall’altro sono significative le proposte di quoziente familiare, che sostengono le famiglie monoreddito, e di detassazione degli straordinari che aumenta il divario tra lavoratori e lavoratrici.Il sistema con quoziente familiare fa pagare alle donne che lavorano un’aliquota certamente più elevata rispetto all'attuale, in quanto determinata anche dal reddito del coniuge: inevitabilmente non può che scoraggiare la partecipazione femminile al mondo del lavoro, e ciò in una situazione come quella italiana caratterizzata dal gap occupazionale tra uomini e donne più alto d’Europa. La detassazione degli straordinari, poi, è un intervento a favore dei lavoratori che fanno (e possono fare) gli straordinari e quindi favorisce principalmente uomini, che lavorano al Nord e nelle grandi imprese. Non favorisce certo donne con figli piccoli, giovani, anziani, proprio quando il grosso problema del mercato del lavoro italiano continua a essere costituito dai bassi tassi di occupazione di queste fasce e porta a esacerbare il già grave divario tra uomini e donne.Inoltre, incentiva le imprese a usare le ore di lavoro rispetto al numero di lavoratori: straordinario al posto del lavoro normale (si legga l'ultimo invervento di Matteo Richiardi). Il problema del nostro mercato del lavoro è il basso tasso di occupazione, non il basso numero di ore lavorate, a differenza di altri mercati del lavoro meno regolati dove le imprese usano il numero degli occupati invece delle ore di lavoro per aggiustare la produzione al variare della domanda.
L'ALTERNATIVA
Con costi simili, 2 miliardi circa, si potrebbero invece detassare le spese delle famiglie con figli in cui le madri lavorano e usano servizi ( si veda l'articolo di Boeri e Del Boca "Chi Lavora in Famiglia") . Un intervento di questo tipo oltre che incentivare il lavoro delle donne, soprattutto con figli, potrebbe incentivare l’emersione di lavoro nero (badanti, babysitter), a creare nuova occupazione (servizi aggiuntivi necessari per le famiglie in cui si lavora in due).Si tratta di proseguire un percorso volto a modificare la struttura familiare italiana caratterizzata da ruoli fortemente tradizionali in cui le donne sono dipendenti dalla famiglia ed esposte a rischi di disoccupazione, separazioni familiari, restringendo il divario tra redditi e opportunità tra uomini e donne. Le misure proposte vanno nella direzione opposta, con il rischio di rendere ancora più grave il binomio donne a casa e culle vuote.

Tasse, sconti solo a impiegati e operai

Straordinari, sgravi anche alla polizia. L'Ici via da giugno, risparmio medio 73 euro.
ROMAIl provvedimento sarà sperimentale per sei mesi, da giugno a dicembre. Non ci sarà nessun tetto di reddito, ma lo sconto sarà circoscritto ai lavoratori inquadrati come operai e impiegati nel settore privato e ai dipendenti del comparto sicurezza. Ci sarà invece un tetto massimo di salario sul quale applicare l’aliquota agevolata del 10%: dovrebbe essere compreso fra i 2 mila ed i 3 mila euro l’anno. La nuova aliquota sarà su tutte le componenti variabili dello stipendio: straordinari, premi e incentivi. Al ministero del Lavoro il decreto è quasi pronto. Ieri, in un vertice a Palazzo Chigi con il premier e Giulio Tremonti, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha portato la bozza quasi definitiva del provvedimento che verrà approvato mercoledì prossimo. Entro sei mesi i suoi tecnici ne valuteranno l’impatto sui conti pubblici. In autunno, con la Finanziaria, arriverà la versione che avrà invece effetti permanenti. Per allora potranno sperare di essere inclusi coloro che oggi rimangono fuori: il comparto pubblico (con l’esclusione di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza), i quadri ed eventualmente i dirigenti fino ad un certo livello di reddito. Le sigle degli statali sono già sulle barricate: «Questa esclusione è immotivata. Il confronto sulla riforma del settore parte in salita», dice il numero uno Fp-Cgil Carlo Podda. Benché voglia il dialogo con i sindacati, sulle linee di fondo delle sue proposte Sacconi non sembra disposto a cedere: ieri ad esempio ha ipotizzato «con l’accordo delle parti sociali» alcune deroghe alla norma dell’ultimo protocollo sul Welfare che fissa in tre anni il limite massimo per i contratti a tempo determinato. «In alcuni casi rinunciare al lavoro intermittente è sbagliato», ha detto ad un gruppo di precari Rai che lo incalzavano. Sulla modifica ai pilastri del mercato del lavoro - è il caso della riforma del modello contrattuale - il Pd è disponibile ad agevolare il confronto fra governo e sindacati: ieri Sacconi ne ha parlato faccia a faccia col ministro ombra del Welfare Enrico Letta. Il confronto potrebbe partire prima dell’estate: il Cavaliere non vuole perdere l’occasione dei primi cento giorni di governo e per questo ha ordinato ai suoi ministri di accelerare. Nel consiglio di mercoledì 21 a Napoli verranno approvati, oltre alla detassazione degli straordinari, altri due decreti. Ci sarà l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e un pacchetto di semplificazioni per le imprese che prenderà spunto dalla vecchia proposta Capezzone: trasformare in autocertificazioni i 50 e più permessi necessari ad aprire un attività. Se ci saranno le risorse, il Cavaliere vorrebbe anche la reintroduzione del bonus bebé da mille euro. Molto dipenderà dalle coperture. Oltre a circa tre miliardi di extragettito ereditati dal governo Prodi, ci saranno nuove tasse per le banche con la modifica alla base imponibile Ires e Irap di alcune voci di bilancio. Da escludere, almeno per ora, modifiche alle aliquote.Il decreto sull’Ici è già pronto, sembra confermato l’addio all’imposta sulla prima casa da giugno. Escluse solo ville e castelli. Resta in forse lo sconto per gli appartamenti di pregio della categoria «A/1»: il presidente di Confedilizia Corrado Sforza Fogliani preme perché entrino nel bonus. Il risparmio medio annuo per famiglia, calcola la Uil, sarà di 73,35 euro. Per una casa accatastata «A/2» lo sconto sarà di circa 106 euro, 40 se «A/3». Per i grandi comuni sono cifre importanti. Basti dire che l’Ici porta nelle casse del Comune di Roma 352 milioni l’anno. La Cgia di Mestre calcola che Trieste è la città con il più alto peso dell’imposta rispetto al totale delle entrate: 19 milioni di euro, il 40% delle tasse comunali. L’Anci avrebbe comunque già ricevuto rassicurazioni da Tremonti sul taglio. Con il decreto il governo si impegnerebbe a restituire ai Comuni il gettito che verrà a mancare dall’abolizione dell’Ici. Se si comprende lo sgravio già varato dal governo Prodi, sono tre miliardi di euro.

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